martedì 1 dicembre 2009

Intervista a Riccardo Ehrman

Non sono le domande, ma le risposte che cambiano il mondo...


A vent'anni dalla caduta del muro sono sempre più convinto che la testimonianza sia il modo migliore per far nascere in chi non c'era la voglia di conoscere il passato.


L'idea parte per tempo: dopo un paio di telefonate e qualche mail riusciamo a recuperare il contatto di Riccardo Ehrman, un signore che nel suo piccolo è famoso per essere arrivato in ritardo (di pochi minuti, come sottolinea lui) e per aver dato a Günter Schabowski l'imboccata giusta.


Conferenza stampa della SED del 9 novembre 1989 - Annuncio della caduta del muro di Berlino


Vent'anni dopo riunione veloce in redazione. Propongo un'intervista a Riccardo Ehrman. Raccolgo sguardi perplessi e persi; una dice: "Chi?". Breve spiegazione, poi arrivano due adesioni ignare.


Ne è venuto fuori questo.

domenica 8 novembre 2009

Tu non c'eri

[Pubblicata su Italians del Corriere della sera.]

Tu non c'eri. Non avevamo ancora avuto il coraggio di pensarti. Sapevamo che farlo avrebbe significato condannarti alla prigione. Lì, con noi. E avevamo paura. Quella paura sbarazzina di chi si infila per strada nei cortei, attento a urlare, ma non troppo. La paura di chi ha imparato negli anni a riconoscere Giuda silenzioso e infagottato nel suo cappotto da 30 denari.
Tu non c'eri quando ci rubavano il presente vendendoci un futuro glorioso e fiorente. Tu non lo sai cosa vuol dire battere le mani a comando, sorridere a comando, subire a comando e a comando far del male. Tuo padre ed io non ti volevamo perché eri pericoloso. Come un pensiero di libertà, di fiducia, d'amore.
Tu non c'eri in quel labirinto dove noi ci sentivamo sempre Icaro e guardavamo con speranza e sospetto mille Dedalo. Tu non c'eri mentre noi morivamo pian piano perché non abbiamo voluto che il filo spinato ti penetrasse nella carne, nei sentimenti, nei pensieri. Tu non hai visto quelli che sono partiti per non arrivare mai. Quelli che sono rimasti lì, ai piedi di quel muro, anche se li hanno portati via subito.
Non c'eri in quei tunnel, in quei bauli, in quelle valigie, in quei palloni aerostatici cuciti a mano, sotto quelle auto a due centimetri dall'asfalto.
Tu non lo sai che un annuncio funebre può essere un atto rivoluzionario. Tu non sai per quale motivo chi sogna di scappare muore aspettando ma chi scappa per un sogno muore vivendo.
Non lo sai. Non lo puoi sapere. Non c'eri.
C'eravamo noi. Noi che non avevamo scelto di essere là, perché ci aveva scelti la Storia. Noi che non ti pensavamo neanche, per non farti male, per non farti schedare e obbligarti a tradire, a servire, ubbidire. Tu che sei così vivace, che ridi, che ti arrabbi e contesti. Tu che sei sincero. Tu che non hai bisogno di 30 denari.
C'eravamo noi e c'eravamo in tanti, là, quella sera, perché tanti, troppi, non c'erano più.
Era giovedì. Oggi, vent'anni fa. Quella notte abbiamo urlato più forte, strozzato lo strozzo della paura, guardato negli occhi chi aveva l'ordine di ammazzarci. E lui non ha urlato di fermarci, di alzare le mani, di tacere. Non ci ha sparato, non ci ha randellato. Ha chiuso gli idranti. Fermato i cingoli.
Davanti a noi un fucile, dietro un soldato. Dentro, dopo 28 anni, un uomo.
Ci ha sorriso. Ci ha aperto la porta sul mondo.
E noi siamo usciti a respirare.
E oggi sei qui e fra nove mesi compirai vent'anni, ma per noi la tua festa è adesso.
E io ti regalo questa storia che non conosci e non puoi capire, perché tu non c'eri. E ti chiedo di difenderla. Difendila non perché è la storia del mio passato, ma perché è il lasciapassare per il tuo futuro.

domenica 25 ottobre 2009

La grammatica della rivoluzione

Storia di due articoli e un verbo

In preparazione ai vent'anni della caduta del muro di Berlino vorrei presentarvi un esempio di come il cambiamento di una sola parola in una proposizione modifichi completamente il significato della proposizione stessa.
Prendiamo lo slogan per eccellenza di quei giorni della fine del 1989: Wir sind das Volk [il popolo siamo noi].

Questo slogan, ripetuto all'infinito e con forza sempre crescente ad ogni manifestazione aveva un messaggio politico ben preciso: i cittadini della repubblica democratica tedesca rivendicavano il ruolo che avevano solo sulla carta, quello di popolo e quindi di detentore della sovranità. Con quello slogan i cittadini della Germania est chiedevano che venissero restituiti loro i diritti che gli erano stati sottratti (o promessi e mai dati) negli anni. Volevano contare di più, volevano decidere, volevano essere veramente i detentori del potere di una repubblica popolare. Quello slogan presupponeva l'esistenza della Repubblica Democratica Tedesca.
Tedeschi della DDR in fila presso una banca di Berlino Ovest per il Begrüßungsgeld, i Marchi di benvenutoDopo la caduta del muro, dopo le banconote di benvenuto, comincia a barcollare questa identità tra il popolo della Germania Est e il suo Stato. Quando i rischi enormi della rivoluzione dell'89 sono ormai definitivamente sopiti, quando la RDT si appresta a diventare uno stato effettivamente democratico, ecco che nasce un nuovo slogan: Wir sind ein Volk [noi siamo un popolo solo]. La sostituzione dell'articolo determinativo con l'articolo indeterminativo contiene non solo un programma politico epocale (Willi Brandt avrebbe detto poco più tardi "Jetzt wächst zusammen, was zusammen gehört" [ora cresce assieme quello che deve stare assieme]), ma un nuovo attore: il popolo della Germania Ovest, fino a quel momento spettatore ora curioso, ora commosso, ora distratto delle vicissitudini dei fratelli d'oltre cortina.
Wir sind ein Volk
È quella che in tedesco viene definita die Wende in der Wende [la svolta nella svolta]. È la fine del tentativo di creare una vera repubblica tedesca socialista.
È difficile stabilire l'origine e la data di nascita di questo secondo slogan, il momento preciso della sostituzione dell'articolo, ma alcuni indizi lasciano intendere che dopo la caduta del muro ci fu un'opera di propaganda ben architettata, tramite la quale soprattutto la CDU di Helmut Kohl ha cercato - con successo - di far crescere dal basso l'aspettativa e l'attesa della riunificazione. Quel cambio di articolo significa quindi anche l'inizio della regolarizzazione della rivoluzione. Da questo momento tutto torna in mano alla politica. Si riprendono le redini del cavallo impazzito, si torna a fare la storia ai tavoli delle trattative. Gli slogan diventano parte del disegno politico della riunificazione, i manifestanti pedine inconsce del progetto fortemente voluto da Helmut Kohl. La piazza è il luogo dove quello che dovrà diventare un popolo solo si incontra, si conosce, si abbraccia, festeggia.
Oggi, vent'anni dopo, di quello slogan e di quell'atmosfera rimane poco. I tedeschi dell'est e quelli dell'ovest sono rimasti a distanza. Sono diversi e non sanno perché. Molti non ricordano di avere avuto una storia separata. Molti non sanno di avere avuto per qualche mese una storia congiunta. Alcuni, malinconici, ricordano. E intonano uno slogan sommesso.: "Wir waren ein Volk".

Ebrei in Germania, ebrei di Germania

Segnalo un editoriale molto interessante sulla situazione della comunità ebraica tedesca. L'autore vede il rapporto tra ebrei e stato tedesco in dirittura d'arrivo nel lungo cammino della normalizzazione.

Il tabù infranto di cui si parla è l'attenzione dovuta a prescindere a qualsiasi affermazione o iniziativa della comunità ebraica. Questo ha portato negli anni gli ebrei a godere di una considerazione, di una presenza mediatica e di un potere certo non spiegabili con il peso dei numeri, in quanto la comunità è certo minore di tante altre di cui non si parla mai.
Drobinski, autore dell'articolo, sembra affermare che il "Bonus-Olocausto" di cui si sono potuti giovare gli ebrei nella Germania del dopoguerra sembra pian piano esaurirsi.

venerdì 23 ottobre 2009

I primi vagiti del nuovo governo

Promesse, pasticci e poltrone

Il nuovo governo deve ancora nascere e già ci sono parecchie cose di cui varrebbe la pena riferire.

Promesse
L'FDP è arrivata al tavolo delle trattative con una condizione che ha presentato come irrinunciabile: meno tasse. In campagna elettorale Westerwelle e i suoi hanno affermato a più riprese che la riduzione delle imposte sarebbe stata compensata dal maggior gettito fiscale dovuto alla ripresa economica. Che questo fosse impossibile lo aveva detto non tanto uno come Steinbrück (SPD), ex ministro delle finanze, ma anche uno come zu Guttenberg, ex ministro dell'industria della CSU: ci sarebbe voluta una crescita di quasi il 10% per coprire con maggiori entrate gli scompensi provocati dalla riduzione proposta dai liberali.
Un altro punto su cui la FDP si era dichiarata inamovibile era il famigerato Gesundheitsfonds, il fondo della mutua nato da un compromesso tra i socialdemocratici e l'unione (CDU-CSU), che ha fino ad ora prodotto solo maree di scontenti e buchi economici miliardari, tanto che le varie casse malattia hanno affermato di essere costrette ad aumentare le trattenute in busta paga dei lavoratori.
Forse è ancora presto per esprimere giudizi, ma i fatti lasciano intendere alcune cose. Innanzitutto la FDP non riuscirà ad imporre quasi nulla: il Gesundheitsfonds rimarrà sostanzialmente inalterato, mentre per la riduzione della pressione fiscale se ci saranno interventi questi non saranno certo rifinanziati dalla crescita del PIL a livelli cinesi, quanto piuttosto da un aumento dei debiti. In questo la FDP ha mostrato di essere piuttosto disinvolta, accettando (o forse addirittura proponendo) una specie di fondo speciale su cui far gravare i nuovi debiti, per mantenere l'impressione di un bilancio statale tutto sommato a posto.

Pasticci
Il pasticcio più grande si è registrato proprio sulla questione della riduzione delle tasse attraverso questo "bilancio parallelo". Nußbaum, responsabile delle finanze di Berlino, tecnico senza tessera di partito, anche se con simpatie progressiste, ha parlato di "falso in bilancio" e alla Süddeutsche Zeitung ha dichiarato: "Wenn ich in meinem Unternehmen auf diese Weise bilanzieren würde, wäre ich wegen Konkursverschleppung dran." [Se io nella mia azienda gestissi così i bilanci verrei processato per dilazione di fallimento].
Questo fatto, unito al modo non proprio ottimale con cui quest'idea è stata comunicata all'opinione pubblica, ha dato l'impressione che il governo nascente non fosse interessato alle riforme, ma a vecchi trucchi di finanza creativa, come si dice dalle nostre parti.
Dopo aver incassato una bocciatura generale (da economisti, corte dei conti, sindacati, imprenditori ecc...), l'idea è stata per ora accantonata.
Rimane l'impressione, molto forte, che ci si sforzi in queste ore di trovare un modo di facciata per salvare capra e cavoli, cioè un modo per far dire alla FDP che ci sarà una riduzione delle tasse anche se non è vero.
Poltrone
Dei nomi del prossimo governo si parlerà molto nei prossimi giorni, quando saranno ufficializzate le nomine. Intanto fanno già discutere i ministeri promessi a Schäble (finanze) e zu Guttenberg (difesa).
Schäble a controllare il rubinetto dei soldi mi sembra una presa di posizione decisa della CDU, che impone una persona certo non molto malleabile a guardia delle casse statali. Chi sperava in un bilancio allegro è avvisato. La CDU forse sarebbe stata disposta a dare il ministero anche a zu Guttenberg, rappresentante della CSU, che sulla questione degli sgravi fiscali la pensa diversamente dal resto del suo partito e, soprattutto, dal capo della CSU, Seehofer. Zu Guttenberg avrebbe certo potuto approfittare molto di questa occasione per la propria carriere personale, ma alla fine è stato deciso in altro modo.
Non penso di sbagliare di molto a vedere dietro questa non promozione di zu Guttenberg lo zampino di Seehofer, che deve fare i conti con un partito molto scontento e un concorrente interno (zu Guttenberg) acclamato a furor di popolo.
La scelta di zu Guttenberg come ministro della difesa è però interessante anche per un altro motivo: sembra una trappola, o almeno un freno, a Westerwelle, futuro ministro degli esteri. Zu Guttenberg alla difesa sarà molto impegnato sul piano internazionale e avrà parecchio da fare nelle trattative con gli Stati Uniti per un aumento dell'impegno tedesco in Afganistan. Il giovane barone bavarese ha mostrato interesse per i temi di politica estera, ha carisma, sa comunicare, è fotogenico, parla correttamente inglese, non ha paura di andare contro la corrente, sa farsi ascoltare: a me sembra che la sua nomina a ministro della difesa vada interpretata come una nomina a ministro degli esteri in minore, quasi un'ombra scomoda che grava su Westerwelle.
A lui spettano così una serie di compiti piuttosto difficili: convincere il partito e i suoi elettori che ha mantenuto le promesse ed essere migliore di zu Guttenberg. Questo lo costringerà ad agire più da ministro degli esteri che da capo di un partito di governo e gli toglierà così tempo e energie per disturbare troppo il lavoro di Frau Merkel, con cui concludiamo. Se lei è la regista di queste manovre, tanto di cappello. Ha sistemato una situazione non facile, con molti galli in un pollaio piccolo e stretto. L'ha fatto alla democristiana, se mi passate il termine, ma questo non deve essere per forza un demerito: io, almeno, sto cominciando a rivalutare quel modo di fare politica.

lunedì 12 ottobre 2009

jeder mit jedem

Mentre la FDP si preoccupa di come dovrà far capire ai suoi elettori che il promesso gigantesco alleggerimento fiscale non ci sarà, a livello di Länder si assiste in questi giorni alla nascita di coalizioni interessanti.
Nel Saarland i verdi silurano La Fontaine e la Linke e si avventurano in una coalizione giamaicana con i liberali e i cristiano democratici. Con tre parlamentari riusciranno probabilmente ad avere due ministeri. Nel frattempo hanno incassato una mezza scomunica dalla direzione nazionale per bocca di Özdemir.
In Brandeburgo, invece, Platzeck, unica nota positiva nel disastro elettorale della SPD formerà il prossimo governo con la Linke.

giovedì 8 ottobre 2009

Nobel per la letteratura a Herta Müller

Perché il riconoscimento va alla persona sbagliata

Perdonate il post molto personale, infondato e basato solo su una sensazione "a pelle", prometto di tornare più "sachlich" prima possibile.

Herta Müller vince il Nobel per la letteratura 2009. Se mi chiedessero una caratterista di Herta Müller direi che porta in giro la faccia tipica di una persona depressa che sta per suicidarsi. In questo senso la persona più adatta a succedere all'ultima scrittrice di lingua tedesca a ricevere questo riconoscimento, l'austriaca Jelinek nel 2004.

Non pretendo di avere la competenza per giudicare l'opera di Herta Müller, ma rimane in me la sensazione che la giuria del Nobel scelga sempre in primo luogo un messaggio politico che il premio deve veicolare e solo in seconda istanza si dedichi alla ricerca degli autori che rispondono al primo requisito. Il problema è che il messaggio politico è spesso anacronistico, come in questo caso e come, ad esempio, nel caso di Saramago. Quest'anno il Nobel va a Herta Müller

who, with the concentration of poetry and the frankness of prose, depicts the landscape of the dispossessed

Confesso di non conoscere molto dell'opera di Herta Müller; quel poco che ho avuto per le mani mi ricorda un po' la Arslan della "Masseria delle allodole". Ma il mondo della Müller è lontano, finito, assorbito. Per i derubati della propria terra, della propria dignità, della propria storia credo che il comitato dovesse andare a cercare in Africa. Rimane allora la sensazione un po' amara che, nel voler riportare l'attenzione sulla letteratura tedesca, il comitato del Nobel abbia sbagliato completamente mira, convogliando l'attenzione su un'apolide a disagio ovunque. Il messaggio del comitato è debole. La candidata scelta a fare da megafono poco adatta. Peccato.

Nel ventennale della caduta del muro io, il Nobel, lo avrei dato a Christa Wolf.

giovedì 1 ottobre 2009

Tu non c'eri

[Pubblicata su Italians del Corriere della sera.]

Tu non c'eri. Non avevamo ancora avuto il coraggio di pensarti. Sapevamo che farlo avrebbe significato condannarti alla prigione. Lì, con noi. E avevamo paura. Quella paura sbarazzina di chi si infila per strada nei cortei, attento a urlare, ma non troppo. La paura di chi ha imparato negli anni a riconoscere Giuda silenzioso e infagottato nel suo cappotto da 30 denari.
Tu non c'eri quando ci rubavano il presente vendendoci un futuro glorioso e fiorente. Tu non lo sai cosa vuol dire battere le mani a comando, sorridere a comando, subire a comando e a comando far del male. Tuo padre ed io non ti volevamo perché eri pericoloso. Come un pensiero di libertà, di fiducia, d'amore.
Tu non c'eri in quel labirinto dove noi ci sentivamo sempre Icaro e guardavamo con speranza e sospetto mille Dedalo. Tu non c'eri mentre noi morivamo pian piano perché non abbiamo voluto che il filo spinato ti penetrasse nella carne, nei sentimenti, nei pensieri. Tu non hai visto quelli che sono partiti per non arrivare mai. Quelli che sono rimasti lì, ai piedi di quel muro, anche se li hanno portati via subito.
Non c'eri in quei tunnel, in quei bauli, in quelle valigie, in quei palloni aerostatici cuciti a mano, sotto quelle auto a due centimetri dall'asfalto.
Tu non lo sai che un annuncio funebre può essere un atto rivoluzionario. Tu non sai per quale motivo chi sogna di scappare muore aspettando ma chi scappa per un sogno muore vivendo.
Non lo sai. Non lo puoi sapere. Non c'eri.
C'eravamo noi. Noi che non avevamo scelto di essere là, perché ci aveva scelti la Storia. Noi che non ti pensavamo neanche, per non farti male, per non farti schedare e obbligarti a tradire, a servire, ubbidire. Tu che sei così vivace, che ridi, che ti arrabbi e contesti. Tu che sei sincero. Tu che non hai bisogno di 30 denari.
C'eravamo noi e c'eravamo in tanti, là, quella sera, perché tanti, troppi, non c'erano più.
Era giovedì. Oggi, vent'anni fa. Quella notte abbiamo urlato più forte, strozzato lo strozzo della paura, guardato negli occhi chi aveva l'ordine di ammazzarci. E lui non ha urlato di fermarci, di alzare le mani, di tacere. Non ci ha sparato, non ci ha randellato. Ha chiuso gli idranti. Fermato i cingoli.
Davanti a noi un fucile, dietro un soldato. Dentro, dopo 28 anni, un uomo.
Ci ha sorriso. Ci ha aperto la porta sul mondo.
E noi siamo usciti a respirare.
E oggi sei qui e fra nove mesi compirai vent'anni, ma per noi la tua festa è adesso.
E io ti regalo questa storia che non conosci e non puoi capire, perché tu non c'eri. E ti chiedo di difenderla. Difendila non perché è la storia del mio passato, ma perché è il lasciapassare per il tuo futuro.

martedì 29 settembre 2009

20 anni fa...


[...] siamo venuti da voi per annunciarvi che oggi è stato [accordato] il permesso per il vostro espatrio [...]
(Hans-Dietrich Genscher, Praga, Ambasciata della BRD, 30 settembre 1989)

Il resto è storia

Dove sono gli elettori della SPD?

Alcuni dati sull'elettorato socialdemocratico


Sul risultato disastroso della SPD alle politiche del 27 settembre si parlerà ancora molto. Io mi limito per il momento a fornire un grafico della SZ che mostra che strada hanno preso gli elettori scomparsi dei socialdemocratici:


Migrazione degli elettori della SPD nel confronto fra le elezioni politiche del 2005 e del 2009. Fonte Süddeutsche Zeitung
Come si vede i socialdemocratici tedeschi hanno perso voti a favore di tutte le altre forze politiche e non hanno acquistato neanche un voto. Degli oltre 6 milioni di voti persi rispetto alle elezioni politiche del 2005, poi, un terzo, cioè più di 2 milioni di elettori, hanno ingrossato le file degli astenuti.

domenica 27 settembre 2009

Previsioni

Vediamo quante castronerie sono riuscito a dire...
(Grazie ad Angelo D'Addesio per lo spazio e la chiacchierata)

giovedì 24 settembre 2009

Pirati all'arrembaggio

Logo del partito I pirati (Die Piraten), candidato alle elezioni politiche tedesche del 27 settembre 2009

la linea sottile tra successo e fallimento


In questi ultimi giorni la stampa italiana sembra aver scoperto una nuova formazione affacciatasi da poco sul panorama politico tedesco: il Partito dei Pirati.
Il partito nasce nel 2006 sull'esempio del movimento sorto nei paesi scandinavi e si propone come difensore dei diritti dei cittadini nel nuovo mondo aperto da Internet. Una delle critiche mosse a questo partito è proprio la mancanza di una visione politica d'insieme: se da una parte hanno idee molto chiare sulla privacy, sul diritto all'informazione, sulla costruzione di una società dell'informazione e sulla funzione dell'educazione, dall'altra dimostrano di non avere progetti globali su altri temi importanti, come il mercato del lavoro, l'economia, la politica estera ecc.

I Pirati sono comunque riusciti a trasmettere alcuni messaggi chiari:

  • sono un movimento giovane
  • sono un movimento strutturatosi in partito secondo le regole della partecipazione diretta ed ugualitaria
  • sono l'unico movimento politico che conosce e sa sfruttare i nuovi media
  • sono indipendenti dai grossi potentati economici
Indipendentemente dal fatto se queste affermazioni corrispondano al vero o meno, è fuori di dubbio che molti ci credono. Soprattutto i giovani dimostrano di apprezzare questo partito: secondo le elezioni dei minorenni, un'iniziativa nazionale volta ad avvicinare alla politica i giovani, svoltesi pochi giorni fa con la partecipazione di oltre 50000 votanti, i Pirati avrebbero preso poco meno del 9%. [Fonte: http://www.gangwaycms.de/ergebnisse/html/index.htm]
Sondaggi ufficiali per le elezioni politiche del 27 settembre li attestano tra il 2 e il 3%.

I Pirati sono stati aiutati a mio avviso da alcuni fattori che vale la pena elencare:

  • l'assoluta incapacità della politica tradizionale di capire il mondo di internet
  • l'assoluta incapacità di gruppi di interesse economico, soprattutto le major della musica e del cinema, di cercare nuovi modi di gestione del proprio mercato
  • il buono sviluppo della rete ADSL in quasi tutto il territorio tedesco e il buon livello di alfabetizzazione informatica del popolo tedesco
  • la grossa pubblicità accordatagli dai media tradizionali, con la TV in testa, alla continua ricerca di qualcosa di interessante per vivacizzare i resoconti su una campagna elettorale inesistente
Difficilmente i pirati riusciranno ad entrare in parlamento, ma proprio la Germania fornisce un esempio storico molto interessante per cercare di interpretare il futuro di questa formazione politica: Die Grünen. I Verdi hanno una gestazione simile (movimento giovane, struttura orizzontale, concentrazione su un solo tema, distnaz dalla politica tradizionale) e la loro storia dimostra non solo come sia possibile crescere e maturare fino a diventare partito di governo, ma anche come sia possibile far entrare i propri temi nell'agenda di tutti gli altri partiti, tanto che oggi la politica ecologico-ambientale è parte fondante del programma di ogni partito.
La navigazione dei pirati potrebbe non finire domenica 27 settembre.


martedì 22 settembre 2009

Il fisco tedesco avrà la pressione bassa?

Bisogna credere a chi promette meno tasse?

In campagna elettorale uno dei temi a cui gli elettori sono più sensibili è certo quello di una riduzione della pressione fiscale. In vista delle elezioni di domenica prossima, i liberali della FDP ne hanno fatto un proprio cavallo di battaglia. Anche la CSU, che, a mio parere teme una grossa fuga di voti verso i liberali, si è affrettata, con Seehofer, a promettere meno tasse e si è distanziata in questo notevolmente dalla sorella maggiore CDU, il partito guidato da Angela Merkel che, invece, non ha voluto sbilanciarsi sul quando questo potrà avvenire.

Le due strategie sono state smascherate in modo abbastanza evidente nel corso del talk show politico Anne Will, in cui erano presenti gli attuali ministri delle finanze Peer Steinbruck e dell'industria Karl-Theodor zu Guttenberg, cioè le persone che al momento hanno più chiara la situazione delle casse dello Stato. Steinbrück, che in queste situazioni mostra sempre di essere più un tecnico che un politico, ha detto chiaramente che con l'attuale situazione qualsiasi alleggerimento della pressione fiscale è impensabile, visto che la Germania dovrà farsi carico il prossimo anno di debiti aggiuntivi per 100 milliardi di Euro.

Zu Guttenberg, per disciplina di partito, ha controbattuto, ma ha fatto capire a sua volta che, nei prossimi mesi, tagli e rinunce, anche dolorosi, saranno irrinunciabili. Quanto poco il neo ministro dell'industria zu Guttenberg creda al programma in materia economica presentato dalla CSU che prevede tagli all'IVA nei settori artigianale e gastronomico e un carico fiscale minore sui redditi da privati e da industria, lo dimostra il fatto che non fosse presente alla presentazione di questo pacchetto di promesse, avvenuto ieri a Monaco.

venerdì 18 settembre 2009

Elezioni

A me sembra che tra tutti i dati che vengono forniti di sondaggi di ogni tipo ci sia un dato che manca e che sarà determinante: la percentuale della CSU.
La mia sensazione è che i candidati diretti passeranno tutti senza grandi sorprese, ma il partito prenderà meno "secondi voti", aprendo un carosello di calcoli per i mandati aggiuntivi (Überhangsmandate).
Nella scheda per il voto secondo il sistema maggioritario, infatti, quasi ogni voto dato a candidati non CSU è un voto "perso", ma nella parte proporzionale è possibile che parte dell'elettorato cristiano sociale (gli agricoltori, ad esempio) volti le spalle al proprio partito, preferendo dare il proprio voto ai liberali.
non ho il tempo di fare grossi calcoli, ma troppi mandati aggiuntivi della CSU abbasserebbero la percentuale degli altri partiti, riaprendo i giochi per le coalizioni.

mercoledì 2 settembre 2009

Alla ricerca della campagna (elettorale) perduta

Commento ai commenti alle elezioni regionali

Leggendo in giro ho notato che alcuni giustamente si sono stupiti della lettura fatta dalla stampa italiana dei risultati delle elezioni regionali tenutesi in Germania domenica 30 agosto.
Quasi tutti i quotidiani e le televisioni italiani hanno dato risalto ad una presunta vittoria del partito di estrema sinistra Die Linke e hanno cercato nel volere degli elettori della Sassonia, del Saarland e della Turingia una proiezione del volere dei cittadini tedeschi in previsione delle elezioni politiche del 27 settembre prossimo. Come a dire: attenzione, in Germania tra tre settimane si vota e il pericolo rosso è altissimo.

In realtà mi sembra, come nota anche Germanynews, che queste analisi siano completamente fuori luogo.
  • In primo luogo mai come in questo caso mi sembra che si possa dire che le elezioni regionali abbiano avuto un carattere estremamente regionale: il Saarland combatte da anni con la sua insignificanza geografica, politica ed economica, la Sassonia è stata tormentata da una serie di scandali come il fallimento della banca di proprietà della Sassonia SachsenLB conclusisi con la cacciata solo un anno fa del presidente della regione Milbrandt, sostituito da Tillich, coresponsabile, assieme a Milbrandt, del pasticcio SachsenLB.
  • In secondo luogo queste elezioni erano contraddistinte come poche altre (almeno in due casi) da un sondaggio sulle persone candidate a presidenti della regione: nel piccolo ed economicamente quasi disastrato Saarland molti hanno riposto le loro speranze non nella Linke, ma in Lafontaine, uno che, a prescindere dalle sue idee, ha più peso politico a livello nazionale di tutti i suoi avversari messi insieme. In Turingia credo che sia scattato un meccanismo di respingimento verso Althaus, il presidente uscente, che ha deciso di presentarsi dopo l'incidente in montagna che gli è costato alcuni giorni di coma e che ha portato alla morte di una donna, come se nulla fosse. Ha dato l'impressione da un parte di essere (nonostante tutte le sue smentite in merito) un po' obnubilato, dall'altra di essere una persona fredda. I suoi conterranei non l'hanno apprezzato.

  • Ma è mai possibile che i giornalisti professionisti nostrani abbiano sbagliato così clamorosamente l'analisi?

    Guardando alla reazione della stampa tedesca credo che l'errore sia voluto. Anche l'opinione pubblica tedesca ha infatti cercato di proiettare a livello nazionale i risultati di domenica 31 agosto. Alcuni giornali stanno in questi giorni cercando di insinuare crepe nella CDU, parlando di una strategia elettorale al sonnifero per Angela Merkel.

    In realtà credo che sia i giornlisti italiani sia i giornalisti tedeschi sappiano molto bene che la CDU vincerà le elezioni di settembre e che Angela Merkel sarà la nuova-vecchia Bundeskanzlerin. Questo è il problema: loro lo sanno, i partiti lo sanno, la gente lo sa. Per chi di mestiere deve vendere giornali o farsi ascoltare in televisione non c'è nulla di peggio di dover intrattenere la gente su cose ovvie, scontate, già decise. Su "non notizie". Ecco qui, a mio parere, spiegato lo sforzo con cui la stampa tedesca cerca di vedere problemi o possibili svolte, dove questi problemi e queste svolte non ci sono. Diciamolo chiaramente: questa campagna elettorale è quanto di più antigiornalistico la politica tedesca abbia prodotto dal dopoguerra ad oggi.

    Spostando l'attenzione all'Italia credo che anche qui il motivo vada ricercato nel disinteresse con cui il pubblico italiano segue queste cose. Roberto Giardina, storico corrispondente dalla Germania di vari quotidiani, ha osservato una volta che al lettore italiano non interessa nulla di quello che avviene al di là del Brennero, a prescindere dal tema. Ecco allora il perché, spesso, nei modi e nelle scelte della stampa italiana, le notizie dalla Germania (e da altri paesi esteri, per quanto posso giudicare) sono presentate sempre da un punto di vista che può catturare l'attenzione del lettore/spettatore italiano: sesso, trivialità, nazismo e pericolo rosso.

    giovedì 30 luglio 2009

    Voti al governo uscente

    Con il vice cancelliere e ministro degli esteri Steinmeier (SPD) che presenta la sua squadra di esperti inizia ufficialmente la campagna elettorale che porterà alle elezioni politiche di settembre, da cui, salvo sorprese, uscirà vincitrice Angela Merkel.


    Tempo allora di dare un'occhiata e distribuire le mie pagelle a questo governo di grossa coalizione uscente.

    Angela Merkel: non c'è che dire, la signora Merkel ha fatto bene il suo lavoro. Non tanto nel senso che ha governato bene, ma nel senso che ha convinto quasi tutti di averlo fatto. A livello internazionale ha raccolto successi e complimenti ovunque, presentandosi come una donna competente e decisa. Certo con i leader che c'erano in giro (vedi Mr. B. l'americano e Mr. B. quello che vuol far l'americano) a non sfigurare ci riuscivo anch'io.
    A livello di politica interna è riuscita a far passare per abilità di mediazione quello che alcuni critici definiscono mancanza di polso. Si è imposta anche come anima verde dei grandi della terra, anche se poi, in Europa, ha impedito l'adozione di vincoli seri per le case automobilistiche. Aveva promesso un aumento del 2% dell'IVA, poi, arrivata al potere, ci ha ripensato: +3%.
    Nota di stile: cinque anni fa aveva riscoperto in campagna elettorale la sua femminilità (niente eufemismi: guardate le foto), poi, arrivata in riva alla Spree, è tornata subito a fare la controfigura di Ollio. Come sex appeal può competere con Rocco Buttiglione.
    Voto: 6,5

    Frank-Walter Steinmeier: il vice cancelliere e ministro degli esteri ha la fama di uno che lavora molto, che ha una grande esperienza in politica estera e buoni contatti in ogni angolo della terra. A me è sembrato un ottimo diplomatico, ma spesso un politico di terza categoria. Non riesce ad infiammare neanche la diavolina, ha l'aria supponente del primo della classe ed è stato troppo spesso troppo accondiscendente nei confronti di paesi criticabili come la Cina. Dallo scoppio della crisi ha provato a riciclarsi in socialdemocratico degli anni che furono. Non ci ha creduto neppure lui.
    Voto: rimandato a settembre

    Franz Müntefering e Olaf Scholz: Müntefering è stato ministro del lavoro primo di lasciare a Scholz per stare vicino alla moglie morente. È l'unico animale politico della SPD. È stato il principale fautore dell'innalzamento della pensione a 67 anni. Aveva promesso che con la SPD non ci sarebbe mai stato un innalzamento del 2% dell'IVA e infatti (vedi sopra) l'innalzamento è stato del 3%, ma per tutti è ancora il Genosse (compagno) Münte, quello che dava addosso a quesi capitalisti neoliberisti dei fondi d'investimento. E oggi mette le pezze al di dietro della Hypo Real Estate.
    Ad Olaf Scholz, invece, del socialdemocratico non gliene daresti neanche a morire, eppure i temi socialdemocratici (salari minimi per settori) li ha portati avanti lui.
    Voto: 5 (Müntefering), 6 (Scholz)

    Wolfgang Schäuble: è un reperto di una generazione politica scomparsa, è in carrozzina per un'attentato. Credo siano i motivi per cui le critiche nei suoi confronti, nonostante tutto, siano rimaste contenute. Ha cercato in ogni modo di limitare la libertà individuale dei tedeschi sacrificandola alla sicurezza nazionale (su tutto le perquisizioni online). Moltissima attenzione ai terroristi e troppo poca alla criminalità organizzata.
    Voto: 5 (camminasse ancora: 4,5)

    Peer Steinbrück: il ministro delle finanze aveva un sogno che stava per realizzare: il pareggio di bilancio. Poi è arrivata la crisi e Steinbrück ha cominciato a spendere senza ritegno: record di indebitamento in un tempo record. È uno che quando parla tremano le ambasciate tedesche di mezzo mondo. Ha rischiato che la Svizzera resuscitasse Guglielmo Tell e dichiarasse guerra alla Germania perché ha accusato i confederati di essere dei criminali fiscali. Ha fatto imbufalire il Lichtenstein e il Lussembrugo.
    Della crisi, subito, non aveva capito nulla ("è un problema americano, che si arrangino loro"), poi ha tuonato contro i manager di banca, poi si è prodigato per salvare cani e porci. È un pragmatico e, credo, non incompetente. Non sarà infallibile, ma almeno quando c'è di mezzo lui non ci si annoia.
    Voto: 6+

    Michael Glos e Karl Theodor zu Guttemberg: Glos, il ministro più incolore della storia repubblicana, capitato per caso in un posto di cui continua a sapere poco, ha lasciato al ministro dal nome più lungo. Zu Guttemberg è il vero gioiello della CSU: giovanile se non più giovane, anima rock, duro, competente, deciso, intelligente, colto, di bell'aspetto, brillante, elegantissimo (che contrasti in quelle foto col pulloveruto Marchionne...). Molto attivo in tempi di crisi, dove la gente vuole più azione e meno chiacchiere ed è disposta a perdonare di più a chi dà l'impressione di fare. È uno di quelli che aspettiamo alla distanza.
    Voto: 1 a Glos (per la tenerezza che faceva a volte), 7 a Zu Guttemberg

    Sigmar Gabriel: un po' come la Merkel: bravo a passare per "più verde dei verdi", ma se si vanno a vedere i risultati il bilancio è magrino. Tanto fumo e poco arrosto?
    Voto: 6=

    Ursula von der Leyen: l'anima socialdemocratica della CDU, almeno per quello che riguarda le politiche familiari. A lei si deve la crescita degli asili e l'impegno per l'educazione dei più piccoli. Ha partorito la legge per la maternità allargata ai padri con sgravi fiscali molto allettanti per i ceti medio alti (quelli che non facevano figli). Ha innalzato i sussidi per i figli a carico. Partenza da dieci e lode, poi molte critiche per una legge sulla pedopornografia che sembrava scritta dalla Carlucci.
    Voto: 7 (compreso mezzo punto per il cambio acconciatura)

    Brigitte Zypries: il ministro della giustizia tedesco, confrontato al nostro Alfano è un faro nella notte. Legislatura di basso profilo e molto tecnica per la Zypries, con alcune punte di diamante come il testamento biologico.
    Voto: 7

    Franz Joseph Jung: Chi?

    Annette Schawan: ministro dell'istruzione. Aveva lavorato benissimo da ministro dell'istruzione del Baden-Württemberg per rendere inutile questo ministero, passando tutte le competenze ai Länder e creando le basi per un caos che neanche il Burundi.
    Ministro inutile. E quindi dannosissimo.
    Voto: -2 (alla carriera)

    Ulla Schmidt: ministro della salute. Polemiche di questi giorni a parte (in vacanza con l'auto blu), ha partorito una riforma del sistema sanitario nazionale che peggiora praticamente tutto senza intaccare il nocciolo del problema, cioè l'assurda separazione tra assicurati della mutua e assicurati privati.
    Voto: 4+ (il + se lo merita perché alla fine dimostrerà che aveva diritto di andare in vacanza con la macchina di servizio...)

    Che ne pensate?

    domenica 24 maggio 2009

    Di tutto un po'

    Una giornata piena di eventi


    Il 23 maggio 2009 è stato un giorno ricchissimo di cose che varrebbe la pena approfondire: i sessant'anni della Repubblica Federale Tedesca, la prima vittoria del Wolfburg nel campionato tedesco di calcio, la rielezione di Horst Köhler a Presidente della Repubblica, l'ipotesi di fallimento per Opel come proposta migliore tra le alternative possibili avanzata dal ministro dell'economia zu Guttemberg...

    Mi riprometto di sfruttare questa giornata pletorica per ridare un minimo di regolarità a questo blog ormai molto trascurato, ma per il momento mi vedo costretto a una serie di veloci considerazioni senza possibilità di approfondire.

    Partiamo dai sessant'anni della BRD: in Europa credo che nessuno stato abbia avuto sessant'anni così movimentati, intensi, drammatici come la Germania, tra miracolo economico, guerra fredda, divisione Est-Ovest, riunificazione, movimento ecologista e terrorismo. Sessant'anni non sempre chiari, come dimostrano le notizie di questi ultimi giorni su Kurras e il dibattito sulla natura della DDR

    Kurras è un ex poliziotto ultraottantenne ora in pensione che nel 1967 durante una manifestazione studentesca di protesta contro la visita in Germania dello Scià di Persia uccise Benno Ohnesorg, uno studente berlinese che partecipava alla manifestazione. I fatti che portarono al colpo di pistola non sono mai stati chiariti fino in fondo. Rimane il fatto che questa uccisione diede inizio a quella reazione sempre più estremista che sfociò nel terrorismo rosso della RAF

    Ora, quarantadue anni dopo, si scopre che l'azione di quel poliziotto, che ebbe una fortissima carica destabilizzatrice per il fragile equilibrio della giovane Repubblica Federale Tedesca, era guidata dalla STASI, il ministero per la sicurezza della Germania Est. Non credo sia un caso che l'attenzione per questa scoperta, fatta spulciando i chilometri di documenti della Birthler-Behörde, sia venuta fuori proprio in questi giorni in cui il dibattito si è concentrato su un'affermazione di Gesine Schwan, candidata di Socialdemocratici e Verdi alla poltrona di Presidente della Repubblica, che aveva affermato che la DDR non è stata uno Stato dittatoriale. L'affermazione di Gesine Schwan è stata decontestualizzata e travisata e chiunque conosca anche solo superficialmente questa donna credo, a prescindere dalle idee politiche, le riconosca intelligenza, onestà intellettuale e solidissime basi democratiche, ma in questa storia la signora Schwan si è concessa un errore politico un po' da principiante. 

    Dicendo questo siamo arrivati alle elezioni presidenziali. Mi sembra calzante l'analisi di Gennaro: Köhler un po' insipido, ma rassicurante e "volksnah" (vicino alla gente), Schwan con un profilo più politico e il potenziale per dare colore ad una carica per legge un po' scialba. Interessante è il dibattito politico legato alla votazione, intriso di campagna elettorale. 

    Köhler poteva contare sulla carta su 614 voti. Ne ha presi 613. Subito CDU, CSU e FDP, i partiti che insieme ai Freie Wähler, sostenevano la candidatura di Köhler, si sono dati a proclami di vittoria, perché questa votazione valeva come primo banco di prova di una possibile coalizione governativa tra cristiano sociali (CDU e CSU) e liberali (FDP) in vista delle elezioni politiche di settembre. Oggi arriva però la risposta dei Verdi, per bocca di Silke Stokar, che afferma di aver votato per Köhler. Visto che la matematica non è un'opinione, almeno due votanti del blocco liberal-conservatore che avrebbero dovuto votare per il vecchio (e nuovo) presidente non lo hanno fatto, se diamo credito alle dichiarazioni della Stokar. Come a dire: i giochi non sono ancora fatti e da qui a settembre il percorso è ancora lungo.

    Rimarrebbero Fiat-Opel e Wolfsburg (calcio, ma anche Volkswagen e Porsche), ma sono argomenti troppo ghiotti per essere sacrificati nei cinque minuti che mi concede la mia agenda...

    domenica 17 maggio 2009

    domenica 29 marzo 2009

    Zeitungszeugen vince la causa

    La Baviera non può impedire le pubblicazioni


    Per dovere di cronaca riporto la fine di una grottesca storia di cui qui trovate le puntate precedenti.


    Il 25 marzo 2009 il tribunale competente ha stabilito che il ricorso presentato dallo stato bavarese che intendeva bloccare le pubblicazioni della serie Zeitungszeugen non può essere preso in considerazione.
    Zeitungszeugen prevede di ristampare in faxsimile copie di alcuni giornali degli anni 1933-1938, tra cui alcuni quotidiani della propaganda nazista. I diritti di questi giornali erano stati assegnati dopo la seconda guerra mondiale allo stato bavarese. Il tribunale ha però confermato che i diritti sono decaduti per scadenza dei termini (70 anni).

    giovedì 5 marzo 2009

    Lo strano lavoro di Wu e Wang

    Mediatori in fiera


    Alla CeBIT, la più importante fiera a livello mondiale per prodotti tecnologici, quest'anno c'è uno stand particolare. Si trova nel padiglione 19 e non espone nulla. Ci lavorano i signori WU e Wang e, a quanto pare, anche in tempi di crisi hanno parecchio da fare. I due cinesi sono stati assunti nell'ambito del progetto IPR (Intellectual Property Rights), cofinanziato dall'Unione Europea e dalla Cina per risolvere i sempre più frequenti problemi di plagio di prodotti brevettati.


    Wu e Wang svolgono la funzione di mediatori in casi di controversie legate a prodotti brevettati, cercando di raggiungere un accordo tra le parti prima che il confronto finisca in tribunale.

    Negli scorsi anni i visitatori della CeBIT si erano abituati ad assistere alle retate della polizia e del personale della dogana che facevano il giro degli stand degli espositori per sequestrare materiale sospetto. Stando a quanto riporta la Süddeutsche lo scorso anno sarebbero stati confiscati ben 68 cartoni di materiale.


    Ora si è deciso di passare a metodi un po' meno brutali: i signori Wu e Wang, che dall'inizio della fiera sono stati chiamati in causa già in oltre una trentina di casi.

    venerdì 27 febbraio 2009

    Puri Purini risponde ad Alexander Stille

    È online la replica di Puri Purini, ambasciatore italiano a Berlino, all'articolo pubblicato dal Magazine della Süddeutsche Zeitung a firma di Alexander Stille, in cui si parlava del declino dell'Italia e di cui ci si è occupati anche qui.

    Ancora una volta, quindi, la massima autorità italiana in terra tedesca è costretta a prendere foglio e penna per rispondere ad un attacco della stampa d'oltralpe. È il suo lavoro e gliene diamo atto.
    Peccato che Puri Purini continui, in tutte le sue risposte, ad evitare di discutere del problema e si sforzi di spostare il discorso su altre strade. È come se uno andasse dal meccanico lamentandosi del fatto che il motore della propria macchina non va e ricevesse ocme risposta: "Però il colore della Sua macchina è molto bello."
    Non so se è strategia di Puri Purini o del nostro Presidente del consiglio, che in questo è maestro, ma qui in Germania convince poco.
    Concordo, come ormai da qualche anno sostenuto da più parti, con quanto scritto da Puri Purini:
    Mir scheint, dass diesem gelegentlichen Zorn gegenüber Italien eine obsessive Berlusconi-Feindlichkeit zugrunde liegt.
    [Ho l'impressione che dietro questa ricorrente stizza nei confronti dell'Italia ci sia una ossessiva avversione nei confronti di Silvio Berlusconi - Trad. mia]
    Berlusconi è un personaggio che non posso in nessun modo difendere e che non perde occasione per fare cattiva pubblicità all'Italia, ma questa avversione superficiale e disinformata e questo stizzirsi a priori nei suoi confronti è un fatto che, credo, tutti gli italiani di buon senso qui in Germania provano.
    Rimane il fatto che dichiarazioni come la seguente dimostrano a mio avviso chiaramente come anche una persona colta e competente come Puri Purini sia costretto a calarsi nella parte del pappagallo della propaganda:
    Seit seiner Regierungsübernahme hat Silvio Berlusconi - ob man es nun gerne zugibt oder nicht - viele Probleme in Angriff genommen: Zunächst hat er in weniger als zwei Monaten den Müllnotstand in Neapel beseitigt, er hat die Bildungsreform eingeführt und endlich die Verbindung von Mestre eröffnet, die den Austausch zwischen Deutschland und Venetien so sehr erleichtert.
    [Da quando Berlusconi ha assunto gli incarichi di governo - a prescindere dal fatto che lo si voglia ammettere o meno - si è dedicato alla soluzione di molti problemi: innanzitutto ha risolto l'emergenza rifiuti a Napoli in meno di due mesi, poi ha introdotto la riforma scolastica e ha finalmente aperto il collegamento di Mestre, che da grandi impulsi agli scambi commerciali tra la Germania e il Veneto.]
    Dire della tragedia di Napoli che è un'emergenza è un eufemismo, dire che la situazione è risolta è una balla.
    Dire che il governo ha introdotto la riforma scolastica è tautologico, visto che da trent'anni ogni governo ne introduce una.
    Non contento, Puri Purini prova a deviare l'attenzione con l'argomento (trito e ritrito) della ricchezza culturale:
    Dieser Stiefel beherbergt im Übrigen ein außergewöhnliches und einzigartiges kulturelles Erbe, das Teil der italienischen Identität ist.
    [Questo Stivale contiene tra l'altro una straordinaria eredità culturale unica nel suo genere che è parte della tradizione italiana.]
    Sui tesori dell'Italia nessuno può sognarsi di dire niente, ma anche l'Iraq ha un passato glorioso e questo non basta certo a dire che sia, oggi, uno dei fari dell'umanità (senza nulla togliere all'Iraq).
    Vantarsi degli allori del passato quando il presente è una tundra mi sa tanto di nobiltà decaduta: è triste e stupido.

    Ma Puri Purini procede nel suo elenco:
    Der Regierungsgipfel zwischen Ministerpräsident Berlusconi und Bundeskanzlerin Merkel war ein Erfolg.
    [Il vertice dei capi di governo tra il presidente del consiglio dei Ministri Berlusconi e la cancelliera Angela Merkel è stato un successo.]
    Davvero? Peccato che l'unica cosa arrivata al mondo di quel vertice sia stato il deprimente siparietto di Berlusconi.

    Dall'altra parte rimangono i dati (perdita di competitività e lentezza del sistema giudiziario in primis) portati da Alexander Stille nel suo articolo, visto che Puri Purini non sa, o non vuole o non può, controbattere.
    Il nostro ambasciatore, appunto, parla semplicemente di altro.

    Puri Purini non riconosce o non vuole ammettere che

    1. le eccellenze italiane si sono sviluppate nella stragrande maggioranza dei casi non grazie, ma nonostante il sistema Italia;
    2. se dal punto di vista economico l'Italia più o meno rimane a galla (ma fa molta più fatica di tanti altri Paesi), dal punto di vista politico, negli ultimi vent'anni, per mancanza di idee e di persone, ha perso anche quel poco di influenza che aveva. In politica estera l'Italia è un nano che viene sopportato dai grandi. In Europa ha ormai l'etichetta di mina vagante dal punto di vista economico e di bambino dispettoso (stile Polonia dei gemelli Kascinski) dal punto di vista politico.

    La Süddeutsche Zeitung ha dato alla risposta di Puri Purini un titolo che mi sento di riprendere
    "Das hat Italien nicht verdient" [questo l'Italia non se l'è meritato]. Ognuno lo interpreti come crede.

    sabato 14 febbraio 2009

    Lo stivale puzzolente

    Estratto dell'articolo di Stille su SZ-Magazine


    Pubblico di seguito la traduzione di un estratto dell'articolo di Alexander Stille uscito il 13 febbraio sul magazine settimanale della Süddeutsche Zeitung.


    [...] È un dato di fatto che l'Italia sia precipitata in modo drammatico durante gli ultimi 14 anni in cui Berlusconi ha dominato la scena politica del Paese. Per oltre 40 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1990 circa, l'economia italiana era riconosciuta come una di quelle di maggior successo nel mondo e veniva associata in questo a quella giapponese e a quella della Germania Ovest. Negli anni '50 e '60 l'economia italiana è cresciuta in media del 5%, negli anni '70 e '80 di un solido 3%, regalando benessere, un buon livello diistruzione e un Welfare generoso ad un Paese che per anni era stato abituato alle emergenze e agli stenti.

    Per degli studenti di scienze politiche contemporanee l'Italia rappresentava un paradosso: da una parte sembrava che il Paese avesse un sistema politico raccapricciante - i governi cambiavano in continuazione, scandali e crisi di governo erano all'ordine del giorno e in più si era di fronte ad un alto livello di corruzione in un apparato statale spendaccione ed inefficiente - dall'altra, nonostante tutto, l'economia cresceva senza sosta, anno dopo anno. Fino al 1989 circa l'Italia aveva un PIL paragonabile a quello della Gran Bretagna.

    Negli ultimi quindici anni, però, la strana equazione italiana - corruzione e intoppi negli ingranaggi dello Stato da una parte e crescita economica dall'altra - ha cominciato a non tornare più. Il PIL italiano è aumentato fra il 1996 e il 2006 in media dell'1,1%, a fronte di una crescita del 2,3% in Gran Bretagna, del 2,8% in Spagna e dell'1,7% di tutta la Zona-Euro, con la conseguenza che il livello industriale dell'Italia oggi è inferiore del 20% rispetto a quello britannico e che anche la Spagna ora ha superato l'Italia.

    Il sistema italiano, che nell'era di mercati protetti era riuscito in un qualche modo a funzionare, si è ritrovato, in tempi di UE, di unità monetaria e di dura concorrenza con i Paesi dell'Asia a basso costo di mano d'opera, duramente danneggiato. Fondare un'azienda, ad esempio, costa in Italia in media 5012 Euro e ci vogliono 62 giorni prima di aver superato i 16 ostacoli burocratici che si frappongono al traguardo. A titolo di confronto: in Gran Bretagna sono 381 Euro, quattro giorni e cinque istanze burocratiche, negli Stati Uniti sono 167 Euro, quattro giorni e 4 passaggi burocratici.

    I sassolini negli ingranaggi fanno scricchiolare il sistema praticamente in tutti i settori della vita quotidiana del Paese e questo in un modo che porta con sé un inimmaginabile effetto sinergetico negativo. La paralisi della giustizia, ad esempio, mette in pericolo il principio dello Stato di diritto, uno dei fondamenti di un sistema economico funzionante. La durata media di un processo per violazione di contratto si aggira sui 1210 giorni (quasi quattro anni); in Spagna (il penultimo Stato in questa classifica) ci vogliono 515 giorni, cioè meno della metà, in Francia 331 e in Gran Bretagna solo 217 giorni. In Italia ci vogliono la bellezza di 90 mesi, quasi otto anni, per arrrivare all'asta della casa giudiziaria di un debitore insolvente. In Gran Bretagna sono necessari dieci mesi, in Francia diciassette e in Danimarca solo sei mesi.

    Un sistema così pesante e lento può sembrare una pura follia, eppure è frutto di un metodo: l'intero sistema è stato concepito così per rendere indispensabili i suoi forgiatori. La proliferazione delle istanze amministrative, dei procedimenti di approvazione, delle disposizioni regolatrici e delle strettoie burocratiche creano una quantità enorme di meccanismi attraverso i quali il governo può controllare un progetto, rallentandolo, seppellendolo o aiutandolo ad arrivare a compimento.

    Ciascuno di questi passaggi è una possibilità di esercizio del potere e di nepotismo, di concessione e pretesa di favori. Un'autostrada
    [in italiano nel testo - ndt] i cui costi di costruzione raddoppiano ha parecchi vantaggi - non solo per i politici, che incassano tangenti, ma anche per tutti quelli che vi lavorano. Certo, per il resto del Paese questo modo di fare comporta solo svantaggi, costringendo i suoi cittadini a delle infrastrutture di seconda categoria, ad una pressione fiscale alta, servizi scadenti e alla convivenza con un sistema che è diventato tutto l'opposto della società meritocratica basata sulla competizione.

    Non stupisce quindi che nel Global Competitiveness Index, l'indice di competitività economica mondiale, l'Italia sia scivolata dal 32° al 64° posto. [...]



    [Traduzione mia - Fonte: Magazin SZ]

    domenica 25 gennaio 2009

    Il capolavoro dell'idiozia

    Tre mosse per il successo


    Volete garantire il successo di un'iniziativa di terzi? Ecco tre cose da fare assolutamente per raggiungere il vostro scopo:


    In questo modo avreste garantito:

    Complimenti signor Fahrenschon!

    mercoledì 21 gennaio 2009

    Luca Toni: numero uno!



    [Aggiunta al post originale]
    Ringrazio m1979 per aver postato il video qui sotto, da cui la canzone di Matthias (Matze) Knop è chiaramente presa e di cui io confesso che non sapevo l'esistenza.


    A voi il giudizio, io personalmente trovo la versione di Knop più divertente...

    domenica 18 gennaio 2009

    Giornali e testimoni

    Come annunciato, eccomi qui a parlare di Zeitungszeugen


    I fatti
    Il progetto, partito da poco in Germania, prevede la ristampa settimanale di 3 quotidiani degli anni del nazionalsocialismo. I faxsimili dei tre giornali, che cercano di coprire lo spettro del dibattito del tempo, sono accompagnati da otto pagine di commenti di esperti, che aiutano a orientarsi e a leggere criticamente gli articoli della stampa di quegli anni.


    Il lancio è stato seguito da alcune più o meno velate polemiche (la signora Knoblauch, rappresentante del consiglio centrale degli ebrei in Germania, ha espresso dei dubbi sulla bontà dell'iniziativa), come era facile prevedere visto il tema. Ora lo stato Bavarese aggiunge benzina sul fuoco e cerca di ottenere per via legale uno stop delle pubblicazioni. I motivi sono essenzialmente due: la Baviera detiene i diritti sui quotidiani nazisti e da sempre ne impedisce una ristampa completa sia in Germania, sia all'estero, motivandolo con il rispetto da portare alle vittime dell'olocausto.

    Per liberare il campo da ogni sospetto di propaganda nazista l'editore, l'inglese Peter McGee, ha raccolto intorno al progetto un comitato scientifico di primo rango (giudizio non mio, che conterebbe poco, ma dello Spiegel).

    La tiratura del primo numero è stata di 300.000 copie e la vendita sembra che stia procedendo abbastanza bene.

    Qualche spunto di riflessione

    Ora, come detto, lo stato bavarese tenta di bloccare la pubblicazione dei prossimi numeri. La decisione del ministero delle finanze, che dalla fine del secondo conflitto mondiale è curatore dei diritti dei giornali indicati, ha naturalmente ravvivato la polemica. Die Welt, quotidiano conservatore, parla di una decisione basata su "motivi formali e completamente privi di senso".

    A me sembrano chiare tre cose: 
    • qualsiasi censura è uno schiaffo alla democrazia;
    • la censura e il proibizionismo non portano altro che un aumento del contrabbando e della circolazione incontrollata, questa sì pericolosa, degli stessi materiali;
    • i luminari della politica a Monaco hanno dimostrato di avere la lungimiranza di un angolo ottuso. Lo Spiegel riporta la dichiarazione della responsabile editoriale del progetto, Sandra Paweronschitz, secondo cui la casa editrice aveva già messo in conto questa mossa del ministero bavarese. Siccome i diritti dopo 70 anni decadono, ci sono buone possibilità che il giudice dia torto al ministero per tutti i numeri dei giornali fino al 1938. La signora Paweronschitz ha infatti affermato che non avevano informato il ministero del loro progetto. Insomma, una trappola per creare l'attenzione necessaria sull'iniziativa editoriale. Quelli del ministero ci sono caduti in pieno.

    martedì 13 gennaio 2009