domenica 8 novembre 2009
domenica 25 ottobre 2009
La grammatica della rivoluzione
Storia di due articoli e un verbo
In preparazione ai vent'anni della caduta del muro di Berlino vorrei presentarvi un esempio di come il cambiamento di una sola parola in una proposizione modifichi completamente il significato della proposizione stessa.È quella che in tedesco viene definita die Wende in der Wende [la svolta nella svolta]. È la fine del tentativo di creare una vera repubblica tedesca socialista.
È difficile stabilire l'origine e la data di nascita di questo secondo slogan, il momento preciso della sostituzione dell'articolo, ma alcuni indizi lasciano intendere che dopo la caduta del muro ci fu un'opera di propaganda ben architettata, tramite la quale soprattutto la CDU di Helmut Kohl ha cercato - con successo - di far crescere dal basso l'aspettativa e l'attesa della riunificazione. Quel cambio di articolo significa quindi anche l'inizio della regolarizzazione della rivoluzione. Da questo momento tutto torna in mano alla politica. Si riprendono le redini del cavallo impazzito, si torna a fare la storia ai tavoli delle trattative. Gli slogan diventano parte del disegno politico della riunificazione, i manifestanti pedine inconsce del progetto fortemente voluto da Helmut Kohl. La piazza è il luogo dove quello che dovrà diventare un popolo solo si incontra, si conosce, si abbraccia, festeggia.
Oggi, vent'anni dopo, di quello slogan e di quell'atmosfera rimane poco. I tedeschi dell'est e quelli dell'ovest sono rimasti a distanza. Sono diversi e non sanno perché. Molti non ricordano di avere avuto una storia separata. Molti non sanno di avere avuto per qualche mese una storia congiunta. Alcuni, malinconici, ricordano. E intonano uno slogan sommesso.: "Wir waren ein Volk".
Labels: BRD, DDR, Muro di Berlino, Rivoluzione, Wende, Wir sind das Volk, Wir sind ein Volk
Ebrei in Germania, ebrei di Germania
Segnalo un editoriale molto interessante sulla situazione della comunità ebraica tedesca. L'autore vede il rapporto tra ebrei e stato tedesco in dirittura d'arrivo nel lungo cammino della normalizzazione.
Labels: Ebrei, Olocausto, Zentralrat der Juden
venerdì 23 ottobre 2009
I primi vagiti del nuovo governo
Promesse, pasticci e poltrone
Il nuovo governo deve ancora nascere e già ci sono parecchie cose di cui varrebbe la pena riferire.
Promesse
Pasticci
Poltrone
Labels: Angela Merkel, CDU, Coalizione di governo, CSU, FDP, Karl-Theodor Zu Guttenberg, Schäuble, Westerwelle
lunedì 12 ottobre 2009
jeder mit jedem
Mentre la FDP si preoccupa di come dovrà far capire ai suoi elettori che il promesso gigantesco alleggerimento fiscale non ci sarà, a livello di Länder si assiste in questi giorni alla nascita di coalizioni interessanti.
Nel Saarland i verdi silurano La Fontaine e la Linke e si avventurano in una coalizione giamaicana con i liberali e i cristiano democratici. Con tre parlamentari riusciranno probabilmente ad avere due ministeri. Nel frattempo hanno incassato una mezza scomunica dalla direzione nazionale per bocca di Özdemir.
In Brandeburgo, invece, Platzeck, unica nota positiva nel disastro elettorale della SPD formerà il prossimo governo con la Linke.
giovedì 8 ottobre 2009
Nobel per la letteratura a Herta Müller
Perché il riconoscimento va alla persona sbagliata
Perdonate il post molto personale, infondato e basato solo su una sensazione "a pelle", prometto di tornare più "sachlich" prima possibile.
Herta Müller vince il Nobel per la letteratura 2009. Se mi chiedessero una caratterista di Herta Müller direi che porta in giro la faccia tipica di una persona depressa che sta per suicidarsi. In questo senso la persona più adatta a succedere all'ultima scrittrice di lingua tedesca a ricevere questo riconoscimento, l'austriaca Jelinek nel 2004.
Non pretendo di avere la competenza per giudicare l'opera di Herta Müller, ma rimane in me la sensazione che la giuria del Nobel scelga sempre in primo luogo un messaggio politico che il premio deve veicolare e solo in seconda istanza si dedichi alla ricerca degli autori che rispondono al primo requisito. Il problema è che il messaggio politico è spesso anacronistico, come in questo caso e come, ad esempio, nel caso di Saramago. Quest'anno il Nobel va a Herta Müller
who, with the concentration of poetry and the frankness of prose, depicts the landscape of the dispossessed
Confesso di non conoscere molto dell'opera di Herta Müller; quel poco che ho avuto per le mani mi ricorda un po' la Arslan della "Masseria delle allodole". Ma il mondo della Müller è lontano, finito, assorbito. Per i derubati della propria terra, della propria dignità, della propria storia credo che il comitato dovesse andare a cercare in Africa. Rimane allora la sensazione un po' amara che, nel voler riportare l'attenzione sulla letteratura tedesca, il comitato del Nobel abbia sbagliato completamente mira, convogliando l'attenzione su un'apolide a disagio ovunque. Il messaggio del comitato è debole. La candidata scelta a fare da megafono poco adatta. Peccato.
Nel ventennale della caduta del muro io, il Nobel, lo avrei dato a Christa Wolf.
giovedì 1 ottobre 2009
Tu non c'eri
Davanti a noi un fucile, dietro un soldato. Dentro, dopo 28 anni, un uomo.
Labels: 9 novembre 1989, DDR, Muro di Berlino, Riunificazione, Stasi
