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lunedì 7 giugno 2010

Ursula che fu mandata in guerra...

...perché tornasse sconfitta


Non che io creda che possa interessare a qualcuno, ma ve lo dico lo stesso: secondo me dietro al nome di Ursula von der Leyen come papabile per la nomina a nuovo presidente della Repubblica Federale Tedesca c'è lo zampino della Merkel. Da navigata democristiana la cancelliera tedesca sa bene che un nome dato troppo presto in pasto all'opinione pubblica non fa che azzerargli le possibilità di vittoria in elezioni simili.

Orbene, secondo me il nome della ministra del lavoro l'ha messo in circolo volutamente proprio Angela Merkel. Wulff come presidente le dà la possibilità di togliersi di torno l'ultimo dei colonnelli (Koch in Assia dimissionario, Rüttgers che avrà bisogno di tempo per riprendersi dalla scoppola elettorale). E poi ho come il sospetto che sul titolo di prima presidentessa della Repubblica Federale Tedesca abbia già posato le mire Angela Merkel stessa...

venerdì 23 ottobre 2009

I primi vagiti del nuovo governo

Promesse, pasticci e poltrone

Il nuovo governo deve ancora nascere e già ci sono parecchie cose di cui varrebbe la pena riferire.

Promesse
L'FDP è arrivata al tavolo delle trattative con una condizione che ha presentato come irrinunciabile: meno tasse. In campagna elettorale Westerwelle e i suoi hanno affermato a più riprese che la riduzione delle imposte sarebbe stata compensata dal maggior gettito fiscale dovuto alla ripresa economica. Che questo fosse impossibile lo aveva detto non tanto uno come Steinbrück (SPD), ex ministro delle finanze, ma anche uno come zu Guttenberg, ex ministro dell'industria della CSU: ci sarebbe voluta una crescita di quasi il 10% per coprire con maggiori entrate gli scompensi provocati dalla riduzione proposta dai liberali.
Un altro punto su cui la FDP si era dichiarata inamovibile era il famigerato Gesundheitsfonds, il fondo della mutua nato da un compromesso tra i socialdemocratici e l'unione (CDU-CSU), che ha fino ad ora prodotto solo maree di scontenti e buchi economici miliardari, tanto che le varie casse malattia hanno affermato di essere costrette ad aumentare le trattenute in busta paga dei lavoratori.
Forse è ancora presto per esprimere giudizi, ma i fatti lasciano intendere alcune cose. Innanzitutto la FDP non riuscirà ad imporre quasi nulla: il Gesundheitsfonds rimarrà sostanzialmente inalterato, mentre per la riduzione della pressione fiscale se ci saranno interventi questi non saranno certo rifinanziati dalla crescita del PIL a livelli cinesi, quanto piuttosto da un aumento dei debiti. In questo la FDP ha mostrato di essere piuttosto disinvolta, accettando (o forse addirittura proponendo) una specie di fondo speciale su cui far gravare i nuovi debiti, per mantenere l'impressione di un bilancio statale tutto sommato a posto.

Pasticci
Il pasticcio più grande si è registrato proprio sulla questione della riduzione delle tasse attraverso questo "bilancio parallelo". Nußbaum, responsabile delle finanze di Berlino, tecnico senza tessera di partito, anche se con simpatie progressiste, ha parlato di "falso in bilancio" e alla Süddeutsche Zeitung ha dichiarato: "Wenn ich in meinem Unternehmen auf diese Weise bilanzieren würde, wäre ich wegen Konkursverschleppung dran." [Se io nella mia azienda gestissi così i bilanci verrei processato per dilazione di fallimento].
Questo fatto, unito al modo non proprio ottimale con cui quest'idea è stata comunicata all'opinione pubblica, ha dato l'impressione che il governo nascente non fosse interessato alle riforme, ma a vecchi trucchi di finanza creativa, come si dice dalle nostre parti.
Dopo aver incassato una bocciatura generale (da economisti, corte dei conti, sindacati, imprenditori ecc...), l'idea è stata per ora accantonata.
Rimane l'impressione, molto forte, che ci si sforzi in queste ore di trovare un modo di facciata per salvare capra e cavoli, cioè un modo per far dire alla FDP che ci sarà una riduzione delle tasse anche se non è vero.
Poltrone
Dei nomi del prossimo governo si parlerà molto nei prossimi giorni, quando saranno ufficializzate le nomine. Intanto fanno già discutere i ministeri promessi a Schäble (finanze) e zu Guttenberg (difesa).
Schäble a controllare il rubinetto dei soldi mi sembra una presa di posizione decisa della CDU, che impone una persona certo non molto malleabile a guardia delle casse statali. Chi sperava in un bilancio allegro è avvisato. La CDU forse sarebbe stata disposta a dare il ministero anche a zu Guttenberg, rappresentante della CSU, che sulla questione degli sgravi fiscali la pensa diversamente dal resto del suo partito e, soprattutto, dal capo della CSU, Seehofer. Zu Guttenberg avrebbe certo potuto approfittare molto di questa occasione per la propria carriere personale, ma alla fine è stato deciso in altro modo.
Non penso di sbagliare di molto a vedere dietro questa non promozione di zu Guttenberg lo zampino di Seehofer, che deve fare i conti con un partito molto scontento e un concorrente interno (zu Guttenberg) acclamato a furor di popolo.
La scelta di zu Guttenberg come ministro della difesa è però interessante anche per un altro motivo: sembra una trappola, o almeno un freno, a Westerwelle, futuro ministro degli esteri. Zu Guttenberg alla difesa sarà molto impegnato sul piano internazionale e avrà parecchio da fare nelle trattative con gli Stati Uniti per un aumento dell'impegno tedesco in Afganistan. Il giovane barone bavarese ha mostrato interesse per i temi di politica estera, ha carisma, sa comunicare, è fotogenico, parla correttamente inglese, non ha paura di andare contro la corrente, sa farsi ascoltare: a me sembra che la sua nomina a ministro della difesa vada interpretata come una nomina a ministro degli esteri in minore, quasi un'ombra scomoda che grava su Westerwelle.
A lui spettano così una serie di compiti piuttosto difficili: convincere il partito e i suoi elettori che ha mantenuto le promesse ed essere migliore di zu Guttenberg. Questo lo costringerà ad agire più da ministro degli esteri che da capo di un partito di governo e gli toglierà così tempo e energie per disturbare troppo il lavoro di Frau Merkel, con cui concludiamo. Se lei è la regista di queste manovre, tanto di cappello. Ha sistemato una situazione non facile, con molti galli in un pollaio piccolo e stretto. L'ha fatto alla democristiana, se mi passate il termine, ma questo non deve essere per forza un demerito: io, almeno, sto cominciando a rivalutare quel modo di fare politica.

mercoledì 2 settembre 2009

Alla ricerca della campagna (elettorale) perduta

Commento ai commenti alle elezioni regionali

Leggendo in giro ho notato che alcuni giustamente si sono stupiti della lettura fatta dalla stampa italiana dei risultati delle elezioni regionali tenutesi in Germania domenica 30 agosto.
Quasi tutti i quotidiani e le televisioni italiani hanno dato risalto ad una presunta vittoria del partito di estrema sinistra Die Linke e hanno cercato nel volere degli elettori della Sassonia, del Saarland e della Turingia una proiezione del volere dei cittadini tedeschi in previsione delle elezioni politiche del 27 settembre prossimo. Come a dire: attenzione, in Germania tra tre settimane si vota e il pericolo rosso è altissimo.

In realtà mi sembra, come nota anche Germanynews, che queste analisi siano completamente fuori luogo.
  • In primo luogo mai come in questo caso mi sembra che si possa dire che le elezioni regionali abbiano avuto un carattere estremamente regionale: il Saarland combatte da anni con la sua insignificanza geografica, politica ed economica, la Sassonia è stata tormentata da una serie di scandali come il fallimento della banca di proprietà della Sassonia SachsenLB conclusisi con la cacciata solo un anno fa del presidente della regione Milbrandt, sostituito da Tillich, coresponsabile, assieme a Milbrandt, del pasticcio SachsenLB.
  • In secondo luogo queste elezioni erano contraddistinte come poche altre (almeno in due casi) da un sondaggio sulle persone candidate a presidenti della regione: nel piccolo ed economicamente quasi disastrato Saarland molti hanno riposto le loro speranze non nella Linke, ma in Lafontaine, uno che, a prescindere dalle sue idee, ha più peso politico a livello nazionale di tutti i suoi avversari messi insieme. In Turingia credo che sia scattato un meccanismo di respingimento verso Althaus, il presidente uscente, che ha deciso di presentarsi dopo l'incidente in montagna che gli è costato alcuni giorni di coma e che ha portato alla morte di una donna, come se nulla fosse. Ha dato l'impressione da un parte di essere (nonostante tutte le sue smentite in merito) un po' obnubilato, dall'altra di essere una persona fredda. I suoi conterranei non l'hanno apprezzato.

  • Ma è mai possibile che i giornalisti professionisti nostrani abbiano sbagliato così clamorosamente l'analisi?

    Guardando alla reazione della stampa tedesca credo che l'errore sia voluto. Anche l'opinione pubblica tedesca ha infatti cercato di proiettare a livello nazionale i risultati di domenica 31 agosto. Alcuni giornali stanno in questi giorni cercando di insinuare crepe nella CDU, parlando di una strategia elettorale al sonnifero per Angela Merkel.

    In realtà credo che sia i giornlisti italiani sia i giornalisti tedeschi sappiano molto bene che la CDU vincerà le elezioni di settembre e che Angela Merkel sarà la nuova-vecchia Bundeskanzlerin. Questo è il problema: loro lo sanno, i partiti lo sanno, la gente lo sa. Per chi di mestiere deve vendere giornali o farsi ascoltare in televisione non c'è nulla di peggio di dover intrattenere la gente su cose ovvie, scontate, già decise. Su "non notizie". Ecco qui, a mio parere, spiegato lo sforzo con cui la stampa tedesca cerca di vedere problemi o possibili svolte, dove questi problemi e queste svolte non ci sono. Diciamolo chiaramente: questa campagna elettorale è quanto di più antigiornalistico la politica tedesca abbia prodotto dal dopoguerra ad oggi.

    Spostando l'attenzione all'Italia credo che anche qui il motivo vada ricercato nel disinteresse con cui il pubblico italiano segue queste cose. Roberto Giardina, storico corrispondente dalla Germania di vari quotidiani, ha osservato una volta che al lettore italiano non interessa nulla di quello che avviene al di là del Brennero, a prescindere dal tema. Ecco allora il perché, spesso, nei modi e nelle scelte della stampa italiana, le notizie dalla Germania (e da altri paesi esteri, per quanto posso giudicare) sono presentate sempre da un punto di vista che può catturare l'attenzione del lettore/spettatore italiano: sesso, trivialità, nazismo e pericolo rosso.

    giovedì 30 luglio 2009

    Voti al governo uscente

    Con il vice cancelliere e ministro degli esteri Steinmeier (SPD) che presenta la sua squadra di esperti inizia ufficialmente la campagna elettorale che porterà alle elezioni politiche di settembre, da cui, salvo sorprese, uscirà vincitrice Angela Merkel.


    Tempo allora di dare un'occhiata e distribuire le mie pagelle a questo governo di grossa coalizione uscente.

    Angela Merkel: non c'è che dire, la signora Merkel ha fatto bene il suo lavoro. Non tanto nel senso che ha governato bene, ma nel senso che ha convinto quasi tutti di averlo fatto. A livello internazionale ha raccolto successi e complimenti ovunque, presentandosi come una donna competente e decisa. Certo con i leader che c'erano in giro (vedi Mr. B. l'americano e Mr. B. quello che vuol far l'americano) a non sfigurare ci riuscivo anch'io.
    A livello di politica interna è riuscita a far passare per abilità di mediazione quello che alcuni critici definiscono mancanza di polso. Si è imposta anche come anima verde dei grandi della terra, anche se poi, in Europa, ha impedito l'adozione di vincoli seri per le case automobilistiche. Aveva promesso un aumento del 2% dell'IVA, poi, arrivata al potere, ci ha ripensato: +3%.
    Nota di stile: cinque anni fa aveva riscoperto in campagna elettorale la sua femminilità (niente eufemismi: guardate le foto), poi, arrivata in riva alla Spree, è tornata subito a fare la controfigura di Ollio. Come sex appeal può competere con Rocco Buttiglione.
    Voto: 6,5

    Frank-Walter Steinmeier: il vice cancelliere e ministro degli esteri ha la fama di uno che lavora molto, che ha una grande esperienza in politica estera e buoni contatti in ogni angolo della terra. A me è sembrato un ottimo diplomatico, ma spesso un politico di terza categoria. Non riesce ad infiammare neanche la diavolina, ha l'aria supponente del primo della classe ed è stato troppo spesso troppo accondiscendente nei confronti di paesi criticabili come la Cina. Dallo scoppio della crisi ha provato a riciclarsi in socialdemocratico degli anni che furono. Non ci ha creduto neppure lui.
    Voto: rimandato a settembre

    Franz Müntefering e Olaf Scholz: Müntefering è stato ministro del lavoro primo di lasciare a Scholz per stare vicino alla moglie morente. È l'unico animale politico della SPD. È stato il principale fautore dell'innalzamento della pensione a 67 anni. Aveva promesso che con la SPD non ci sarebbe mai stato un innalzamento del 2% dell'IVA e infatti (vedi sopra) l'innalzamento è stato del 3%, ma per tutti è ancora il Genosse (compagno) Münte, quello che dava addosso a quesi capitalisti neoliberisti dei fondi d'investimento. E oggi mette le pezze al di dietro della Hypo Real Estate.
    Ad Olaf Scholz, invece, del socialdemocratico non gliene daresti neanche a morire, eppure i temi socialdemocratici (salari minimi per settori) li ha portati avanti lui.
    Voto: 5 (Müntefering), 6 (Scholz)

    Wolfgang Schäuble: è un reperto di una generazione politica scomparsa, è in carrozzina per un'attentato. Credo siano i motivi per cui le critiche nei suoi confronti, nonostante tutto, siano rimaste contenute. Ha cercato in ogni modo di limitare la libertà individuale dei tedeschi sacrificandola alla sicurezza nazionale (su tutto le perquisizioni online). Moltissima attenzione ai terroristi e troppo poca alla criminalità organizzata.
    Voto: 5 (camminasse ancora: 4,5)

    Peer Steinbrück: il ministro delle finanze aveva un sogno che stava per realizzare: il pareggio di bilancio. Poi è arrivata la crisi e Steinbrück ha cominciato a spendere senza ritegno: record di indebitamento in un tempo record. È uno che quando parla tremano le ambasciate tedesche di mezzo mondo. Ha rischiato che la Svizzera resuscitasse Guglielmo Tell e dichiarasse guerra alla Germania perché ha accusato i confederati di essere dei criminali fiscali. Ha fatto imbufalire il Lichtenstein e il Lussembrugo.
    Della crisi, subito, non aveva capito nulla ("è un problema americano, che si arrangino loro"), poi ha tuonato contro i manager di banca, poi si è prodigato per salvare cani e porci. È un pragmatico e, credo, non incompetente. Non sarà infallibile, ma almeno quando c'è di mezzo lui non ci si annoia.
    Voto: 6+

    Michael Glos e Karl Theodor zu Guttemberg: Glos, il ministro più incolore della storia repubblicana, capitato per caso in un posto di cui continua a sapere poco, ha lasciato al ministro dal nome più lungo. Zu Guttemberg è il vero gioiello della CSU: giovanile se non più giovane, anima rock, duro, competente, deciso, intelligente, colto, di bell'aspetto, brillante, elegantissimo (che contrasti in quelle foto col pulloveruto Marchionne...). Molto attivo in tempi di crisi, dove la gente vuole più azione e meno chiacchiere ed è disposta a perdonare di più a chi dà l'impressione di fare. È uno di quelli che aspettiamo alla distanza.
    Voto: 1 a Glos (per la tenerezza che faceva a volte), 7 a Zu Guttemberg

    Sigmar Gabriel: un po' come la Merkel: bravo a passare per "più verde dei verdi", ma se si vanno a vedere i risultati il bilancio è magrino. Tanto fumo e poco arrosto?
    Voto: 6=

    Ursula von der Leyen: l'anima socialdemocratica della CDU, almeno per quello che riguarda le politiche familiari. A lei si deve la crescita degli asili e l'impegno per l'educazione dei più piccoli. Ha partorito la legge per la maternità allargata ai padri con sgravi fiscali molto allettanti per i ceti medio alti (quelli che non facevano figli). Ha innalzato i sussidi per i figli a carico. Partenza da dieci e lode, poi molte critiche per una legge sulla pedopornografia che sembrava scritta dalla Carlucci.
    Voto: 7 (compreso mezzo punto per il cambio acconciatura)

    Brigitte Zypries: il ministro della giustizia tedesco, confrontato al nostro Alfano è un faro nella notte. Legislatura di basso profilo e molto tecnica per la Zypries, con alcune punte di diamante come il testamento biologico.
    Voto: 7

    Franz Joseph Jung: Chi?

    Annette Schawan: ministro dell'istruzione. Aveva lavorato benissimo da ministro dell'istruzione del Baden-Württemberg per rendere inutile questo ministero, passando tutte le competenze ai Länder e creando le basi per un caos che neanche il Burundi.
    Ministro inutile. E quindi dannosissimo.
    Voto: -2 (alla carriera)

    Ulla Schmidt: ministro della salute. Polemiche di questi giorni a parte (in vacanza con l'auto blu), ha partorito una riforma del sistema sanitario nazionale che peggiora praticamente tutto senza intaccare il nocciolo del problema, cioè l'assurda separazione tra assicurati della mutua e assicurati privati.
    Voto: 4+ (il + se lo merita perché alla fine dimostrerà che aveva diritto di andare in vacanza con la macchina di servizio...)

    Che ne pensate?

    mercoledì 4 giugno 2008

    Il passato (scomodo?) di Angela Merkel

    Cosa c'è dietro il rifiuto di pubblicazione di una foto

    In questi giorni una notizie si fa timidamente strada qui in Germania e riguarda Angela Merkel, cancelliera della Repubblica Federale, chesembrerebbe avere un passato da collaboratrice non ufficiale del Ministero per la Sicurezza (la Stasi) della ex Germania Est. Ultimamente si è sviluppato un acceso dibattito sul coinvolgimento di una delle due figure più di spicco del partito della sinistra (die Linke), l'avvocato e deputato berlinese Gregor Gysi, nelle operazioni di pedinamento e spionaggio contro il chimico Robert Havemann, uno degli oppositori interni più di peso dell'ex regime della Repubblica Democratica Tedesca. 
    Ulteriori indagini giornalistiche sull'inchiesta sembrerebbero ora rivelare anche un coinvolgimento dell'attuale capo di governo della grossa coalizione.
    Il caso Havemann
    Robert Havemann (1910-1982), è stato un importante scienziato e un comunista convinto. Durante il regime nazista è stato arrestato e condannato a morte, ma la condanna è poi stata revocata per permettergli di continuare i suoi studi e i suoi esperimenti, da cui il regime nazionalsocialista si riprometteva importanti scoperte. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Havemann ha fatto parte della SED, il partito unico socialista che avrebbe governato la Germania Est fino alla caduta del muro di Berlino, venendone espulso nel 1964 in seguito ad un ciclo di lezioni tenute all'università di Berlino e alla pubblicazione di interviste e interventi  sulla stampa occidentale, considerati di tono troppo critico nei confronti del regime. 
    Nel 1976  si rivolse con una lettera al segretario del partito unico, Erich Honecker, per protestare contro l'espulsione dalla Germania Est del cantautore Wolf Biermann (con cui una delle figlie di Havemann aveva avuto un figlio). 
    Il regime decise allora di mettere Havemann agli arresti domiciliari e di far sorvegliare la sua casa giorno e notte dalla Stasi.
    Il ruolo di Gysi e Merkel
    Gregor Gysi è accusato di aver lavorato come IM (Inoffizieller Mitarbeiter - collaboratore non ufficiale) della Stasi e di aver passato, in qualità di avvocato difensore di Havemann ai processi legati ai suoi arresti domiciliari, informazioni riservate al Ministero per la Sicurezza. Le accuse di legami tra la Stasi e il deputato populista della Linke non sono nuove e tornano a galla con maggiore o minore prepotenza, nel dibattito pubblico, anche a seconda della convenienza politica. 
    Certo non si può dire che sia un caso che in un clima di aperta campagna elettorale (elezioni regionali importanti in Baviera a settembre e politiche fra un anno), con die Linke in forte ascesa, che si cerchi di gettare discredito su Gregor Gysi, che guida questo partito insieme a Oskar Lafontaine.

    Ma se del caso Gysi si è parlato molto e ovunque, poco si è detto delle scoperte fatte dai giornalisti della WDR, che, nell'ambito delle loro ricerche e dei loro lavori per la produzione di un documentario dal titolo "Im Auge der Macht - die Bilder der Stasi" [Al centro del potere - le immagini della Stasi] hanno trovato i documenti riguardanti i tantissimi (fino a 200 al giorno) collaboratori incaricati dalla Stasi di sorvegliare la tenuta di Havemann. Tra questi ci sarebbe anche la foto di una giovane Angela Merkel. 
    I redattori del filmato avrebbero chiesto alla signora Merkel il permesso di pubblicazione del documento all'interno del loro filmato, ma il capo di gabinetto avrebbe rifiutato. Secondo quanto riportato dallo Spiegel:

    "Die Filmemacher baten Merkel um Freigabe des Bildes. Ihr Büro jedoch teilte mit, Merkel wolle aus "Gründen des Schutzes ihrer Privatsphäre", aber auch im Hinblick auf die "Gleichbehandlung bei vergleichbaren Anfragen" kein Einverständnis zur Verwendung des Fotos geben."

    [I curatori del film hanno richiesto il permesso di pubblicazione della foto. Il suo (di Angela Merkel) Entourage ha però comunicato che la signora Merkel non intende concedere il nulla osta per "motivi legati alla protezione della propria privacy" e anche per "uguaglianza di trattamento in casi di richieste simili"]

    Praticamente nessuno dei mezzi tradizionali di informazione tedeschi ha dato risalto a quella che, se confermata, sarebbe una notizia veramente importante, tanto che l'articolo più esauriente sul tema viene dalla Svizzera.

    Questi i fatti. I commenti a voi.