martedì 4 maggio 2010

Aiuti tedeschi alla Grecia

Il viaggio infinito da una tasca all'altra (degli stessi pantaloni)

Dunque ricapitoliamo:

  • alla fine della seconda guerra mondiale con i soldi del piano Marshall nasce la KfW (Kreditanstalt für den Wiederaufbau), l'istituto di credito oggi di proprietà statale (4/5 di capitale in mano allo stato federale, 1/5 agli stati federati);
  • nel 2008 la Commerzbank si accorda con la Allianz (Assicurazioni) per l'acquisto a gennaio 2009 della Dresdner Bank;
  • quattro giorni prima di diventare padrona del 100% della Dresdner Bank, il 25% più un'azione della Commerzbank devono passare, attraverso un fondo speciale, alla Repubblica Federale Tedesca. La Commerzbank, altrimenti, sarebbe sparita;
  • nell'ottobre del 2009, in seguito alla crisi economica mondiale, la Repubblica Federale Tedesca, con apposita legge, statalizza la HRE (Hypo Real Estate), una banca che aveva giocato troppo allegramente con certificati e prodotti finanziari costruiti sul nulla;
  • anche alcune banche di proprietà dei Länder si ritrovano in grande difficoltà per falsi investimenti. La banca del Baden-Württemberg (LBBW) e la banca della Baviera (BayernLB) si vedono costrette a ricorrere ad aiuti pubblici per non fallire;
  • all'inizio del 2010 si comincia a parlare di problemi di rifinanziamento del debito per i PIIGS, con particolare attenzione alla Grecia;
  • Sempre all'inizio del 2010 si scopre che alcune banche tedesche sono particolarmente esposte nei confronti della Grecia. Gli istituti più esposti sono la Hypo Real Estate (circa 9,5 miliardi di Euro) e la Commerzbank (4,5 miliardi). A queste si aggiungono le esposizioni di alcune banche dei Länder, tra cui la LBBW (quasi 3 miliardi) e la BayernLB (quasi 2 miliardi);
  • all'inizio di maggio del 2010 la Repubblica Federale Tedesca decide, con legge apposita, che la KfW presterà alla Grecia, in pericolo di insolvenza, quasi 23 miliardi di Euro.
  • Quindi, se ho capito bene, la Grecia deve dei soldi alle banche tedesche di proprietà della Germania, ma non può pagare, quindi la Germania, attraverso un'altra sua banca, presta soldi alla Grecia così questa potrà restituire alle banche tedesche statalizzate i soldi che queste, a loro volta, devono restituire allo stato tedesco.

    Insomma, come se in una famiglia il padre desse alla madre dei soldi perché lei li passi al figlio maggiore così che quest'ultimo li possa girare al figlio minore che, finalmente, potrà saldare il suo debito con il padre.

    venerdì 16 aprile 2010

    Berlino-Palermo: viaggio tra gli stereotipi

    Vi segnalo questa belle iniziativa: per far luce sui (veri o presunti) pregiudizi tra italiani e tedeschi, il Goethe Institut manda in viaggio da Berlino a Palermo due giornalisti, un italiano e un tedesco, che per otto giorni cercheranno di spiegare l'uno all'altro l'essenza del carattere della propria nazione.
    I giornalisti sono Beppe Severgnini (Corriere della sera) per l'Italia e Mark Spörrle (Die Zeit) per la Germania.

    Se volete seguire il viaggio ecco alcuni link:

    Blog ufficiale
    Blog sul Corriere
    Video



    giovedì 18 febbraio 2010

    Capitali di ritorno

    Il CD che causò una valanga

    Come si diceva in un precedente post, ci sono alcuni individui che asseriscono di essere in possesso di dati comprovanti l'evasione fiscale di parecchi tedeschi. I Länder tedeschi, consapevoli che l'acquisto di tali dati forse non sarebbe illegale, ma certo non gli farebbe conquistare punti-simpatia, hanno deciso di lasciarsi del tempo. Il risultato è ora sotto gli occhi di tutti: nel giro di neanche due settimane quasi 2000 evasori fiscali, di cui molti con somme a sei zeri, si sono autodenunciati per poter godere dei benefici di legge.

    lunedì 1 febbraio 2010

    Machiavelli ai quattro cantoni

    Si può commettere un reato per punire un reato?

    In questi giorni qui si parla molto di un cd. È forse il cd più caro del mondo, in quanto la persona che lo possiede lo mette in vendita per 2,5 milioni di euro. E la Germania vorrebbe comprarlo, perché potrebbe valerne oltre 100 di milioni. Si tratta di una serie di dati rubati ad una banca svizzera, la HSBC, che servirebbero ad incastrare alcune decine di abbienti teutoni che hanno portato nelle cassaforti elvetiche parecchi milioni di euro, sottraendoli, così, al fisco tedesco.

    Un'operazione simile era stata condotta dal ministero delle finanze tedesco oltre due anni fa con dati rubati in Lichtenstein e aveva portato ad una serie di processi importanti per evasione fiscale, che avevano coinvolto anche nomi di spicco come quello dell'ex capo delle Poste, Zumwinkel.

    Ora si ripresenta l'occasione e con essa il dibattito: può uno Stato di diritto fare affari con un criminale (chi ha rubato i dati della banca) per combattere un crimine (l'evasione fiscale)? Partiti e politici divisi, popolo abbastanza compatto: la stragrande maggioranza di leali contribuenti è d'accordo con l'acquisto.

    Contraria, naturalmente, la Svizzera, per cui la sicurezza del segreto delle sue banche corrisponde alla sicurezza nazionale. Il governo elvetico chiede anzi alla Germania di arrestare e consegnare la persona che ha commesso il reato perché possa essere processata in Svizzera.

    Io sono d'accordo con gli svizzeri: la Germania arresti questo simpatico impiegato di banca che fa commercio di stringhe di dati e lo consegni alla Svizzera. Ha infranto la legge nel proprio Paese e per questo è giusto che venga punito secondo quella stessa legge. Però...
    Però la Germania pretenda lo stesso comportamento dalla Svizzera: chieda l'arresto e la consegna dei cittadini tedeschi che hanno evaso le tasse: hanno infranto la legge del loro Paese e per questo è giusto che vengano puniti secondo quella stessa legge.

    martedì 26 gennaio 2010

    A vei of drasticalli limit...

    Qui spopola un video, in questi giorni, che mostra che Westerwelle, accusato di sapere poco e male l'inglese, in confronto a Öttinger, ex presidente del Baden-Württemberg e ora nuovo commissario europeo, in realtà è quasi bilingue...


    martedì 1 dicembre 2009

    Intervista a Riccardo Ehrman

    Non sono le domande, ma le risposte che cambiano il mondo...


    A vent'anni dalla caduta del muro sono sempre più convinto che la testimonianza sia il modo migliore per far nascere in chi non c'era la voglia di conoscere il passato.


    L'idea parte per tempo: dopo un paio di telefonate e qualche mail riusciamo a recuperare il contatto di Riccardo Ehrman, un signore che nel suo piccolo è famoso per essere arrivato in ritardo (di pochi minuti, come sottolinea lui) e per aver dato a Günter Schabowski l'imboccata giusta.


    Conferenza stampa della SED del 9 novembre 1989 - Annuncio della caduta del muro di Berlino


    Vent'anni dopo riunione veloce in redazione. Propongo un'intervista a Riccardo Ehrman. Raccolgo sguardi perplessi e persi; una dice: "Chi?". Breve spiegazione, poi arrivano due adesioni ignare.


    Ne è venuto fuori questo.

    domenica 8 novembre 2009

    Tu non c'eri

    Tu non c'eri. Non avevamo ancora avuto il coraggio di pensarti. Sapevamo che farlo avrebbe significato condannarti alla prigione. Lì, con noi. E avevamo paura. Quella paura sbarazzina di chi si infila per strada nei cortei, attento a urlare, ma non troppo. La paura di chi ha imparato negli anni a riconoscere Giuda silenzioso e infagottato nel suo cappotto da 30 denari.
    Tu non c'eri quando ci rubavano il presente vendendoci un futuro glorioso e fiorente. Tu non lo sai cosa vuol dire battere le mani a comando, sorridere a comando, subire a comando e a comando far del male. Tuo padre ed io non ti volevamo perché eri pericoloso. Come un pensiero di libertà, di fiducia, d'amore.
    Tu non c'eri in quel labirinto dove noi ci sentivamo sempre Icaro e guardavamo con speranza e sospetto mille Dedalo. Tu non c'eri mentre noi morivamo pian piano perché non abbiamo voluto che il filo spinato ti penetrasse nella carne, nei sentimenti, nei pensieri. Tu non hai visto quelli che sono partiti per non arrivare mai. Quelli che sono rimasti lì, ai piedi di quel muro, anche se li hanno portati via subito.
    Non c'eri in quei tunnel, in quei bauli, in quelle valigie, in quei palloni aerostatici cuciti a mano, sotto quelle auto a due centimetri dall'asfalto.
    Tu non lo sai che un annuncio funebre può essere un atto rivoluzionario. Tu non sai per quale motivo chi sogna di scappare muore aspettando ma chi scappa per un sogno muore vivendo.
    Non lo sai. Non lo puoi sapere. Non c'eri.
    C'eravamo noi. Noi che non avevamo scelto di essere là, perché ci aveva scelti la Storia. Noi che non ti pensavamo neanche, per non farti male, per non farti schedare e obbligarti a tradire, a servire, ubbidire. Tu che sei così vivace, che ridi, che ti arrabbi e contesti. Tu che sei sincero. Tu che non hai bisogno di 30 denari.
    C'eravamo noi e c'eravamo in tanti, là, quella sera, perché tanti, troppi, non c'erano più.
    Era giovedì. Oggi, vent'anni fa. Quella notte abbiamo urlato più forte, strozzato lo strozzo della paura, guardato negli occhi chi aveva l'ordine di ammazzarci. E lui non ha urlato di fermarci, di alzare le mani, di tacere. Non ci ha sparato, non ci ha randellato. Ha chiuso gli idranti. Fermato i cingoli. Davanti a noi un fucile, dietro un soldato. Dentro, dopo 28 anni, un uomo.
    Ci ha sorriso. Ci ha aperto la porta sul mondo.
    E noi siamo usciti a respirare.
    E oggi sei qui e fra nove mesi compirai vent'anni, ma per noi la tua festa è adesso.
    E io ti regalo questa storia che non conosci e non puoi capire, perché tu non c'eri. E ti chiedo di difenderla. Difendila non perché è la storia del mio passato, ma perché è il lasciapassare per il tuo futuro.

    [Pubblicata anche su Italians del Corriere della sera.]