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martedì 1 aprile 2008

La televisione pubblica si guarda online

Tutti i canali della televisione pubblica fruibili via P2P-TV

A partire da oggi Zattoo ha aggiunto alla lista dei propri canali tutti i programmi della televisine pubblica tedesca, cioè il palinsesto di ARD, ZDF e dei terzi canali.

Zattoo

Zattoo è un programma che permette di guardare in diretta i programmi dei canali televisivi delle emittenti che hanno aderito all'iniziativa. Fino a poco tempo fa Zattoo, che sfrutta la tecnologia del traferimento dati P2P, aveva raggiunto accordi per la diffusione del programma di varie emittenti. I grandi programmi nazionali, come i privati RTL o ProSieben rimangono fuori dall'offerta, ma da oggi è disponibile la televisione pubblica. Il programma è gratuito, la qualità è discreta, la usability è ottima. Dalla Homepage sono scaricabili versioni per i maggiori sistemi operativi (Windows, Mac e Linux).

Stando a quanto riportato da Heise, uno dei maggiori portali di informazione nel settore della tecnologia, Zattoo ha firmato un accordo con i canali del settore pubblico al momento limitato ad un anno, alla fine del quale ARD e ZDF sperano di aver raccolto un feedback sufficiente per capire quanto e in che modo investire nello sviluppo di questa tecnologia per la diffusione dei propri contenuti.

giovedì 6 marzo 2008

Beppe Grillo sulla televisione pubblica tedesca

Ora non ho tempo per commentare, ma posto questo video.

lunedì 26 novembre 2007

Springer riprova ad acquistare ProSiebenSat1

Il più grande gruppo editoriale tedesco tenta la scalata alla televisione privata


Dopo un fallimento decretato da un pronunciamento negativo dell'ufficio per la concorrenza nel 2006, la casa editrice Springer Verlag, che pubblica tra gli altri la Bild Zeitung, il tabloid di strada che è anche il girnale più letto in Germania, riprova ad entrare nel mercato televisivo cercando di acquisire una parte del canale via cavo N24. Questo canale appartiene al gruppo televisivo ProSieben-Sat1, con sede a Monaco di Baviera, che, assieme ad RTL è uno dei due principali attori nel panorama televisivo privato tedesco.

Ancora non c'è nulla di definitivo, ma lo Springer Verlag ha presentato ricorso contro la decisione dell'autority per la concorrenza che intendeva evitare la nascita di un colosso praticamente monopolistico nel settore della raccolta pubblicitaria e in ambito di mass media.

venerdì 12 ottobre 2007

Eva Herman: le reazioni

Le vicende della discussa giornalista tedesca scatenano il dibattito


Mentre i mezzi di informazione italiani, guidati dalla nota del TG5, brillano ancora una volta per il modo non proprio edificante in cui svolgono il proprio lavoro e mostrano nel migliore dei casi l'incapacità di chi è preposto a farlo di spiegare qualcosa al proprio pubblico, l'opinione pubblica tedesca si è lasciata andare ad un dibattito molto intenso, ma anche molto interessante.


Un breve riassunto dei fatti


Eva Herman è stata per oltre tre lustri uno dei volti più popolari della televisione pubblica tedesca. Il suo volto, inoltre, è legato al Tagesschau, il principale telegiornale della nazione e quindi in un certo senso alla persona si tendono ad associare le caratteristiche che si riconoscono nella trasmissione di cui fa parte, che nel caso della Tagesschau sono sicuramente la serietà, la ricerca di obiettività e il rifiuto deciso di qualsiasi concessione alla leggerezza o ai pettegolezzi.


Da ormai alcuni mesi però, la signora Herman è balzata agli onori delle cronache per una serie di dichiarazioni che hanno dato di lei un'immagine assolutamente contrastante con quella che il pubblico tedesco si era fatta negli anni. Eva Herman si è inserita (o ha contribuito a scatenare) la polemica sugli aiuti per l'educazione dei figli in tenerissima età. Ha difeso posizioni a volte ultraconservatrici, propugnando un modello di famiglia presessantottino, con una divisione chiara dei ruoli all'interno del nucleo familiare: l'uomo al lavoro, la donna in casa. E ha cominciato una seconda carriera come pubblicista e saggista, riuscendo subito a raggiungere notevoli successi di vendite per i suoi libri.


Le critiche nei suoi confronti si sono fatte sempre più pesanti e pressanti e la frase che ho riportato nel post precedente sembra essere stata la causa ufficiale del licenziamento che l'ha allontanata alcune settimane fa dalla televisione pubblica con l'accusa, più o meno apertamente formulata, di apologia del nazismo.


Che se ne parli bene o se ne parli male, l'importante è che se ne parli e la bufera scatenata dal caso ha contribuito senza dubbio a far salire le vendite de Il principio arca di Noé, il suo ultimo libro (il cui sottotitolo è "Perché dobbiamo salvare la famiglia").
Alcuni giorni fa la signora Herman è stata ospite di Johannes B. Kerner, il Talkshow del secondo canale della televisione pubblica tedesca, la ZDF. Kerner, il giornalista che dà il nome al Talkshow, uno dei più importanti e prestigiosi della Germania, aveva oltre alla signora Herman altri 4 ospiti: il comico Mario Barth, l'attrice Senta Berger, la presentatrice Margarethe Schreinemakers e il professor Wolfgang Wippermann, docente di storia contemporanea presso la libera università di Berlino.

Il tema della serata avrebbe dovuto essere, stando alla presentazione che ha fatto lo stesso Kerner, la divisione dei ruoli nella società tra uomo e donna, invece fin da subito si è trasformato in un processo a Eva Herman, una specie di "tutti contro uno". Alla signora Herman non è stata data la possibilità di spiegare le sue idee, ma solo quella di ritrattare, di ammettere che aveva sbagliato a pronunciare la frase incriminata. Poiché la signora Herman ha difeso la sua posizione continuando a dirsi vittima di una campagna di diffamazione portata avanti dall'intera opinione pubblica, Kerner ha deciso di pregare la sua ospite di lasciare lo studio.


Le reazioni dell'opinione pubblica e del mondo dei blog


Il Rauswurf [la cacciata] ha trovato posto naturalmente in tutti i giornali e in tantissime trasmissioni televisive. Se la ZDF sembra essersi trincerata dietro una difesa compatta del comportamento di Kerner, i commenti della stampa sono più differenziati. Il Tagesspiegel, giornale di tendenze progressiste della capitale, critica apertamente il comportamento di Kerner:

Sobald rechte Argumente ausgesprochen werden, versagt das öffentlich-rechtliche Fernsehen komplett. Es tut so, als könne man über rechte, tatsächlich oder vermeintlich nazinahe Thesen nicht diskutieren [...] Was Kerner mit Herman veranstaltete, war keine Diskussion, sondern eine Hexenverbrennung, bei der Kerner sich selber auf billigstmögliche Weise zum Gottkönig der politischen Korrektheit zu stilisieren versuchte.

[Il servizio televisivo pubblico fallisce non appena si pronunciano tesi di destra. Esso si comporta come se fosse effettivamente possibile non discutere su tesi di destra, siano esse effettivamente avvicinabili al nazionalismo o meno [...] Ciò che Kerner ha fatto con la Herman non era una discussione, ma un rogo come quelli delle streghe, attraverso il quale lo stesso Kerner ha tentato di profilarsi nel modo più meschino come signore assoluto del politically correct.]

Il giornale conservatore FAZ si mantiene più neutro, concludendo il suo commento con queste parole:

Doch es war ein fragwürdiger Triumph des Moderators über eine angeschlagene Gegnerin, die nicht klug genug war, sich diesen Auftritt zu ersparen. Ob gewollt oder nicht: Spätestens jetzt ist Eva Herman zur Märtyerin all jener geworden, die überzeugt davon sind, dass es in diesem Land kein Recht auf freie Rede gebe.

[Ma è stato un successo discutibile di un presentatore contro un'avversaria già indebolita, che non è stata abbastanza smaliziata da capire che era meglio risparmiarsi questo incontro. Che fosse voluto o meno, al più tardi a partire da ora Eva Herman è diventata la martire di tutti quelli che sono convinti che in questo Paese non ci sia libertà di parola.]

In questa citazione della Frankfurter Allgemeine Zeitung l'autore dell'articolo usa una forma verbale [gebe] che denota il suo voler prendere distanza da questa affermazione e quindi il non essere sostanzialmente d'accordo con quanti sostengono la tesi della mancanza di libertà di parola. Egli riconosce però al tempo stesso che questo episodio ha fornito ai sostenitori di questa posizione un argomento inconfutabile a loro favore.

Sulla stessa lunghezza d'onda si rivela anche Andreas Zielcke per la Süddeutsche Zeitung:

Der Eklat, den Eva Hermans Rauswurf aus der Sendung darstellt, ist entgegen dem ersten Anschein kein Eklat, der ihr allein in die Schuhe zu schieben ist, es ist ein Debakel des Moderators und seiner weiteren Gäste. Er ist vor allem symptomatisch für das Unvermögen zum öffentlichen Streit, wenn es um das deutsche Tabu geht.

[Lo scandalo rappresentato dalla cacciata di Eva Herman dalla trasmissione, si rivela, contrariamente a quanto sembrava ad una prima occhiata, non essere affatto uno scandalo di cui lei sola porta la responsabilità: è una debacle del presentatore e dei sui altri ospiti. E diviene soprattutto sintomatico dell'incapacità di lasciarsi andare ad un pubblico dibattito quando si tratta del tabù [della storia] tedesca.]


Ad una veloce occhiata la blogosfera italiana si dimostra più informata e più obiettiva nel suo giudizio sulla Herman di quanto lo sia la stampa italiana. Senza la pretesa di esaustività e men che meno di rappresentatività, vorrei però elencare alcuni post sull'argomento, come quell,o a mio parere, intelligente di Sandro su BigBlog e quelli, sempre a mio parere, più discutibili
di Catastrofe che riporta un virgolettato errato, di
Globali che, nonostante le buone intenzioni, riporta virgolettati sbagliati e credo che dimostri di non aver visto veramente la trasmissione, o i tanti, come Io volevo l'araba felice, che hanno semplicemente riportato l'articolo di Taino sul corriere della sera


Ricordo una frase del mio libro di storia delle medie (penso che fosse di Voltaire): non condivido ciò che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.

Credo che la democrazia tedesca sia matura e sicura abbastanza per potersi permettere di ragionare così.

giovedì 11 ottobre 2007

Eva Herman: è cosi difficile discutere delle sue idee?

Ex giornalista della televisione pubblica accusata di difendere posizioni naziste


Molta stampa italiana ha ripreso il caso di Eva Herman, ex giornalista di punta del primo canale della televisione pubblica licenziata dal proprio datore di lavoro in seguito ad una dichiarazione rilasciata dalla Herman ad Amburgo in occasione di una presentazione del suo ultimo libro:

Wir müssen den Familien Entlastung und nicht Belastung zumuten und müssen auch eine Gerechtigkeit schaffen zwischen kinderlosen und kinderreichen Familien. Und wir müssen vor allem das Bild der Mutter in Deutschland auch wieder wertschätzen lernen, das leider ja mit dem Nationalsozialismus und der darauf folgenden 68er-Bewegung abgeschafft wurde. Mit den 68ern wurde damals praktisch alles das, alles, was wir an Werten hatten, es war eine grausame Zeit, das war ein völlig durchgeknallter, hochgefährlicher Politiker, der das deutsche Volk ins Verderben geführt hat, das wissen wir alle, es ist damals eben auch das, was gut war, und das sind Werte, das sind Kinder, das sind Mütter, das sind Familien, das ist Zusammenhalt - das wurde abgeschafft.

[Fonte: Welt.de]

[Dobbiamo aiutare le famiglie e non caricarle ulteriormente e dobbiamo creare giustizia tra le famiglie ricche di bambini e quelle che di bambini non ne hanno. E soprattutto dobbiamo imparare a restituire valore alla figura della madre, una figura che purtroppo con il nazionalsocialismo e con il seguente movimento del '68 è stata cancellata. Con il '68 è stato [cancellato] praticamente tutto, tutti quelli che erano i nostri valori. [Il nazionalsocialismo] è stato un periodo orribile, c'era un politico [Hitler] completamente pazzo e pericolosissimo che ha condotto il popolo tedesco alla perdizione, questo lo sappiamo tutti. [E] in quel periodo [il '68] è stato cancellato anche quello che [del nazionalsocialismo] era buono. E parlo di valori, di bambini, di madri, di famiglie, di coesione familiare.]


La citazione è da un discorso a braccio, ha quindi alcune incongruenze sintattiche, ma credo di essere riuscito, nella traduzione, a restituire il senso originale. Al momento non ho tempo di commentare, ma ci tenevo a fornire materiale originale per la discussione.

giovedì 19 luglio 2007

ARD e ZDF oscurano il Tour de France: non è mai troppo tardi per diventare coerenti

ARD e ZDF sospendono la diretta della Grande Boucle


La televisione pubblica tedesca reagisce all'ultimo caso di doping

Anche la stampa italiana ha riportato la notizia clamorosa della decisione dei due canali principali della televisione pubblica tedesca di sospendere la diretta delle tappe del Tour de France a seguito della positività al test antidoping del corridore della T-Mobile Patrik Sinkewitz.


I fatti


Prima di capire la portata e il valore di questa decisione, per cui è necessario aspettare le controanalisi di Sinkewitz, previste al massimo tra 10 giorni e, soprattutto, conoscere meglio i retroscena della storia, mi sembra doveroso riportare alcuni fatti:


  • a quanto sembra la televisione pubblica tedesca, che aveva già minacciato di non trasmettere il tour, è ritornata sui suoi passi solo dopo aver discusso con le squadre tedesche presenti al tour;
  • a seguito dell'assicurazione ottenuta dalle squadre tedesche (T-Mobile e Gerolsteiner in primis) di corridori assolutamente puliti, i due canali televisivi avrebbero firmato un contratto con gli organizzatori del Tour che prevede un recesso in caso di doping conclamato dei partecipanti al Tour:
  • T-Mobile ha introdotto come prima squadra (e unica al momento, credo) un sistema di controlli interno basato sul ocntrollo del volume del sangue e, dopo l'esclusione di Jan Ullrich lo scorso anno e le confessioni degli ex corridori del team Aldag, Zabel e Jaksche, ha cercato più di ogni altra società di lavorare alla propria immagine, presentandosi con una formazione giovane e nuova, volutamente lontana dalla "vecchia guardia";
  • fedele al compito informativo che si era posta, la televisione pubblica tedesca é stata la prima a smascherare il lassismo con cui l'UCI ha fatto i controlli antidoping nei primi giorni del Tour, documentando mancanze e inadempienze ingiustificabili da parte dell'organizzazione;
  • ARD e ZDF hanno rinunciato ad un avvenimento molto seguito e su cui puntano molto per ringiovanire il proprio pubblico (che è in media il più vecchio tra tutti i canali televisivi tedeschi);
  • i diritti televisivi pagati dalla ARD e dalla ZDF per la diretta del Tour sembrano ammontare ad un terzo della somma totale. La televisione tedesca è dunque, dopo quella francese, la più importante per la Grande Boucle dal punto di vista degli introiti;
  • Per scelta a partire da questo Tour la televisione pubblica tedesca ha rifiutato di ospitare ex ciclisti in veste di commentatori tecnici, non potendo garantire sul loro passato da professionisti del pedale.

ARD non sempre così esemplare


Tra rimorsi di coscienza e strategia di mercato

A prima vista il gesto della televisione tedesca sembra essere quindi un estremo atto d'amore verso uno sport così importante, al di fuori di ogni logica commerciale ed economica. Una decisione che dovrebbe far riflettere anche la RAI e i suoi entusiastici commentatori.

A completare il quadro sopra descritto, però, bisogna aggiungere, non per sminuire la portata del gesto, ma per inserirlo in un contesto completo, che soprattutto la ARD è da tempo accusata di essere stata complice accomodante delle pratiche illecite che hanno caratterizzato la storia della T-Mobile (quando era ancora Deutsche Telekom) negli anni del suo boom ciclistico. La ARD è stata infatti per 7 anni cosponsor della Telekom e da un po' di tempo a questa parte viene accusata di avere con troppa indulgenza soprasseduto quando si trattava di informare l'opinione pubblica sulle voci di doping nel ciclismo e all'interno della propria quadra. Soprattutto nel caso di Jan Ullrich, la televisione di stato è stata una delle ultime a capitolare, mostrando di voler ancora credere alla favola raccontata dall'ex professionista di Rostock che asseriva di aver ricevuto droga da uno sconosicuto in discoteca.


Ora la mossa della televisione pubblica tedesca sembra rivolta a distanziarsi dall'appoggio verso uno sport che nessuno più considera credibile, nella paura che la fama di poca crdibilità venga estesa anche al canale televisivo. Un'operazione, quindi, che porta forse rinunce economiche (in termini di pubblicità) sul momento, ma che permette, sul lungo periodo, di conquistare la fiducia degli spettatori. Che sono poi quelli che muovono le curve dello share.