martedì 13 gennaio 2009

Testimoni

Ho comprato il primo numero. Appena ho due minuti ve ne parlo.

lunedì 22 dicembre 2008

Via quel titolo!

La deontologia dei titolisti


Non mi voglio unire alla crociata contro Danilo Taino, corrispondente da Berlino del Corriere della sera, perché so che i titoli degli articoli non li fanno i giornalisti, ma quello che titola il Corriere online oggi è semplicemente assurdo e vergognoso.

Le critiche allo Jugendamt avanzate da Taino sono giuste e condivisibili, ma quell'occhiello evoca idee completamente sbagliate. Se la dignità del giornale si vende per qualche click, noi qui non ci stiamo.
Per favore, restituiteci la notizia nuda, vera, semplice.


lunedì 8 dicembre 2008

Alla larga!

Un film...


...che non andrò a vedere! E non per "Oronzo Canà".

domenica 7 dicembre 2008

Fenomenologia del mercatinista di Natale

Alle Jahre wieder...


I Venite Adoremus: quelli che, cascasse il mondo, quando aprono i mercatini di Natale, loro tornano bambini. Per loro i mercatini sono un luogo sacro. Ne varcano la soglia e si fanno il segno della croce. Camminano stando attenti a non fare troppo rumore. Le loro corde vocali sono in grado di riprodurre tutte le variazioni foniche di ogni qualsiasi esclamazione di stupore. 
Ai proprietari degli stand il Venite Adoremus piace poco perché è logorroicamente prodigo di sguardi, soffre di exclamatio precox convulsiva e reiterata, ma è stiticamente avaro nelle spese.

I subprime: quelli che lo sanno che al mercatino non ci dovrebbero andare, perché il mutuo, perché la rata della macchina, perché la retta dell'asilo, perché gli aumenti delle utenze, perché il contratto a termine eccetera eccetera.
Ma li vedete sempre lì, con l'espressione malinconica di un bimbo felice che sa di dover essere triste. Rispondono alle tue occhiate con lo sguardo truce di chi dice: "Te ne freghi di me per tutto il resto dell'anno. Perché non mi lasci in pace anche ora?"

I vin brülettari: quelli che con i mercatini sono cresciuti. Dividono il mondo in "noi" e "quelli". Quelli sono turisti, "noi" sono gli autoctoni. E non autoctoni della zona: sono autoctoni del mercatino di Natale, della piazza, del miscelatore di vino caldo e speziato. Per loro l'essenza del mercatino è uscire dal lavoro la sera e andare a bere un vin brüle con i colleghi o gli amici. Tutto il resto è cornice. Inspiegabile, ma carina.

I nipponensi: quelli che esprimono alla massima potenza l'ingenuità americana e la curiosità giapponese. Tanti li deridono, alcuni li fotografano e nessuno ha capito che sono anche gli unici che permettono a tutti gli stand che non vendono vin brüle di campare e quindi ai mercatini di perpetuare il rito annuale della loro esistenza: comprano candele a quintali, palle di vetro a metri cubi e addobbi di paglia come rotoballe, neanche avessero in gestione le stalle di Augia. Casa loro dev'essere un misto tra una cappella votiva e un film dell'orrore. Ma loro ci stanno bene.

Gli alloctoni culturali: quelli che fanno vedere a chilometri di distanza con quali pregiudizi sono partiti. Vanno a Norimberga convinti di andare a Ortisei, vestiti come se dovessero andare sulle piste da sciare; ci rimangono male perché non trovano neanche un Sanbernardo con la botticina attaccata al collo e appena tornano a casa si lamentano con l'operatore turistico che gli ha venduto il pacchetto perché non c'era la neve. E, se c'era, era poca e sporca.

I GT (Gran Touristi): quelli che durante l'anno sono sempre malatini, ma quando è ora di fare il Gran Tour ritrovano insperato vigore. Per il ponte dell'Immacolata infilano in serie i mercatini di Trento, Bolzano, Bressanone, Innsbruck, Monaco, Augusta e Norimberga. I migliori, dopo anni di allenamento, riescono a farci rientare anche Rothenburg o.d. Taube. La monotonia dei mercatini li galvanizza, poi tornano a casa e la monotonia della vita li deprime di nuovo.

Gli snob: quelli che i mercatini sono cose da popolino. Loro sono di intelligenza superiore e la utilizzano negli undici mesi in cui i mercatini non ci sono per inventarsi scuse plausibili per andarci lo stesso. Fanno finta di essere sorpresi se ti incontrano, quando è evidente che ti hanno pedinato. Ti avvicinano e ti attaccano un chilometrico bottone perché tu sei la giustificazione della loro presenza peccaminosa in questa bidonville amorale e perversa della società. 
Per rimarcare la distanza con l'ambiente che li circonda, parlano di politica e di tasse o al massimo ti chiedono un consiglio bibliografico per un regalo di Natale. Ma solo saggistica, please!

lunedì 17 novembre 2008

Quelli che indietro non ci tornano

Gli italiani del Max Planck di Garching

Di fronte ad articoli come questo non so mai se essere felice o depresso.

domenica 16 novembre 2008

Heilmann "rilibera" Wikipedia

Scusate, non volevo...

Dopo aver scoperto che la voce sul proprio conto conteneva alcuni errori, Lutz Heilmann, deputato de "Die Linke", il partito populista di sinistra del panorama politico tedesco, ha intentato causa alla società che gestisce Wikipedia in Germania. Il tribunale ha così ordinato di vietare che la pagina www.wikipedia.de reindirizzasse alla pagina vera a propria della wikipedia tedesca (de.wikipedia.org).
La pagina in questione appare quindi posta sotto sequestro:

Screenshot della pagina di www.wikipedia.de sottoposta a seuqestro in seguito alla denuncia del deputato de Die Linke Lutz Heilmann


Nessuna conseguenza per i contenuti

L'azione intentata da Heilmann non ha però cancellato o reso inaccessibili le pagine dell'enciclopedia libera tedesca, che anche per tutto il tempo del sequestro sono rimaste raggiungibili all'indirizzo originale. I contenuti di tutte le Wikipedie, infatti, sono salvati su un server negli Stati Uniti e noon sono perciò soggette al diritto tedesco.

L'azione di Heilmann ha però avuto altre conseguenze:

  • L'articolo che lo riguardava e che conteneva i passaggi incriminati è stato revisionato.
  • L'azione ha scatenato un'ondata di proteste immensa. L'indice di gradimento di Heilmann è precipitato a tal punto e velocissimamente, facendo crescere un moto di indignazione senza precedenti, come se il deputato si fosse messo a prendere a calci un cucciolo di orso polare davanti alle teleccamere accese (corsivo da Focus.de).
  • Secondo quanto afferma la Heidenheimer Neue Presse, l'azione di Heilmann ha portato al quintuplicarsi delle donazioni a Wikipedia, che ha iniziato da poco l'annuale campagna di raccolta fondi. Se infatti di solito la Wikipedia tedesca raccoglie circa 3000 euro al giorno, sabato, in seguito alla chiusura della pagina web, sono arrivati nelle casse dell'Associazione Wikimedia.de ben 16000 Euro.
Stupito di aver provocato tanto rumore, Heilmann ha provveduto a ritirare la denuncia annunciando:
Der juristische Weg hat sich dafür insoweit als problematisch erwiesen, als durch die Struktur von Wikipedia die anderen Userinnen und User in Mitleidenschaft gezogen werden. Das war nicht meine Absicht.
[La via legale si è dimostrata problematica in quanto attraverso la struttura di Wikipedia gli altri utenti e le utenti hanno dovuto sopportare disagi. Ciò non era nelle mie intenzioni.]

Delle due l'una: o Heilmann era d'accordo con Wikipedia per fare pubblicità all'enciclopedia e allora siamo di fronte ad una trovata geniale, oppure il deputato de "Die Linke" ha molti soldi da buttare e un quoziente d'intelligenza un po' scarsino: poteva registrarsi gratuitamente e collaborare a cambiare l'articolo che lo riguarda. Avrebbe risparmiato un sacco di quattrini e si sarebbe esercitato in quella che, da noi, si chiama democrazia.

martedì 4 novembre 2008

Aver ragione e riuscire a finir nel torto

Sulla polemica Napolitano-Frankfurter Allgemeine


La notizia della polemica tra la Presidenza della Repubblica italiana e il quotidiano tedesco conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung è stata ripresa da praticamente tutti in Italia e ignorata in Germania. Sulla "Stampa" segnalo un commento di Gian Enrico Rusconi, profondo conoscitore dei rapporti tra Italia e Germania e certo non sospettabile di sentimenti avversi verso quest'ultima.

Anche se qui si è già detto che il giudizio della cassazione italiana è storicamente pericoloso e, probabilmente, legalmente sbagliato, non si può non aggiungere ora che l'articolo della "FAZ" è stupido, miope, arrogante e superficiale, che mischia fatti storici a piacimento e finisce per cadere nello stesso errore - rovesciato - della cassasione italiana, dando all'Italia di oggi la colpa e insinuando il dovere morale del risarcimento del "tradimento" del '43.

Di queste bestialità non se ne sentiva proprio il bisogno, cara FAZ.