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domenica 18 gennaio 2009

Giornali e testimoni

Come annunciato, eccomi qui a parlare di Zeitungszeugen. 


I fatti
Il progetto, partito da poco in Germania, prevede la ristampa settimanale di 3 quotidiani degli anni del nazionalsocialismo. I faxsimili dei tre giornali, che cercano di coprire lo spettro del dibattito del tempo, sono accompagnati da otto pagine di commenti di esperti, che aiutano a orientarsi e a leggere criticamente gli articoli della stampa di quegli anni.


Il lancio è stato seguito da alcune più o meno velate polemiche (la signora Knoblauch, rappresentante del consiglio centrale degli ebrei in Germania, ha espresso dei dubbi sulla bontà dell'iniziativa), come era facile prevedere visto il tema. Ora lo stato Bavarese aggiunge benzina sul fuoco e cerca di ottenere per via legale uno stop delle pubblicazioni. I motivi sono essenzialmente due: la Baviera detiene i diritti sui quotidiani nazisti e da sempre ne impedisce una ristampa completa sia in Germania, sia all'estero, motivandolo con il rispetto da portare alle vittime dell'olocausto.

Per liberare il campo da ogni sospetto di propaganda nazista l'editore, l'inglese Peter McGee, ha raccolto intorno al progetto un comitato scientifico di primo rango (giudizio non mio, che conterebbe poco, ma dello Spiegel).

La tiratura del primo numero è stata di 300.000 copie e la vendita sembra che stia procedendo abbastanza bene.

Qualche spunto di riflessione

Ora, come detto, lo stato bavarese tenta di bloccare la pubblicazione dei prossimi numeri. La decisione del ministero delle finanze, che dalla fine del secondo conflitto mondiale è curatore dei diritti dei giornali indicati, ha naturalmente ravvivato la polemica. Die Welt, quotidiano conservatore, parla di una decisione basata su "motivi formali e completamente privi di senso".

A me sembrano chiare tre cose: 
  • qualsiasi censura è uno schiaffo alla democrazia;
  • la censura e il proibizionismo non portano altro che un aumento del contrabbando e della circolazione incontrollata, questa sì pericolosa, degli stessi materiali;
  • i luminari della politica a Monaco hanno dimostrato di avere la lungimiranza di un angolo ottuso. Lo Spiegel riporta la dichiarazione della responsabile editoriale del progetto, Sandra Paweronschitz, secondo cui la casa editrice aveva già messo in conto questa mossa del ministero bavarese. Siccome i diritti dopo 70 anni decadono, ci sono buone possibilità che il giudice dia torto al ministero per tutti i numeri dei giornali fino al 1938. La signora Paweronschitz ha infatti affermato che non avevano informato il ministero del loro progetto. Insomma, una trappola per creare l'attenzione necessaria sull'iniziativa editoriale. Quelli del ministero ci sono caduti in pieno.

lunedì 17 novembre 2008

Quelli che indietro non ci tornano

Gli italiani del Max Planck di Garching

Di fronte ad articoli come questo non so mai se essere felice o depresso.

lunedì 29 settembre 2008

Teste che rotolano

La CSU dopo la sberla elettorale


Oggi, com'era facile immaginare, è cominciata la guerra del giorno dopo in Baviera. Grandi decisioni sembrano essere state rimandate ai prossimi giorni, ma che si deve arrivare alla resa dei conti è chiaro e leggibile in ogni dichiarazione rilasciata dei vertici del partito cristiano sociale.


Tutti, all'interno della CSU, si prodigano in dichiarazioni, prese di posizione, distinguo... Insomma è cominciata la caccia al colpevole. Huber, ieri sera, ha detto (giustamente) che i problemi non sono stati prodotti tutti nell'ultimo anno sotto la sua guida ma anche già prima (si pensi al tema Transrapid).


Ora il partito accusa il duo Huber-Beckstein di non aver saputo raggiungere il cuore degli elettori e di aver allontanato il partito dalla base. Insomma: urgono contromisure efficaci. Peccato che Huber e Beckstein siano stati eletti alle cariche che ricoprono.


La domanda è: può una gerarchia di partito che aveva in corsa un Seehofer e ha scelto un Huber avere la forza, la lungimiranza e l'intelligenza di recuperare il famoso contatto con la base?

Mezzo milione di voti in meno

I voti persi in dieci anni


Affluenza alle urne per le elezioni regionali bavaresi del 2008. Fonte: ministero degli interni bavareseTra le elezioni del 1998 e quelle del 2008 sono andati persi oltre 500.000 voti. Nonostante un timido recupero registrato ieri, l'affluenza alle urne in Baviera rimane molto bassa: 58,1%. Rispetto alle consultazioni elettorali di dieci anni prima un secco -11,7%. Sarebbe il terzo partito in ordine di grandezza in Baviera.

domenica 28 settembre 2008

Elezioni in Baviera

Sei cose chiare

Non so come andranno a finire i conti sulla spartizione dei seggi al parlamento bavarese, ma due o tre cose si possono già dire:

  • La Baviera si stacca dalla CSU, ma non si sposta di un centimetro a livello politico. Esiste e persiste un blocco storico e conservatore che questa volta si è diviso tra i cristiano-sociali, i liberali e i Freie Wähler;
  • Franz Maget, leader storico della socialdemocrazia bavarese, che pure non mi sta antipatico, ha una bella faccia di bronzo, perché ha commentato come se il suo partito avesse spopolato, invece se va bene non ha perso rispetto alle ultime elezioni;
  • ancora non si è parlato di affluenza. Bisogna infatti ricordare che il risultato spettacolare della CSU delle passate elezioni era stato dovuto anche all'affluenza più bassa della storia del dopo guerra;
  • Seehofer sarà il Messia a cui verrà affidata la ricostruzione della CSU. Huber, presidente del partito, sarà costretto ad andarsene;
  • Beckstein potrebbe rimanere, anche se ora la CSU deve costruire una coalizione e certo Beckstein non è il più spendibile in questo senso;
  • La cosidetta coalizione arcobaleno (tutti contro la CSU) rimane una barzelletta. Credo (spero) che non ci creda proprio nessuno.

  • Il resto a bocce ferme.

    mercoledì 9 luglio 2008

    La Baviera spia

    Su un tema di cui nella blogosfera tedesca si è discusso parecchio, segnalo un articolo di Punto Informatico.

    domenica 9 marzo 2008

    Leggi che traballano

    Legge antifumo e salario minimo dei postini: quando il popolo non c'entra

    Foto: www.sueddeutsche.de

    Che le lobby di ogni ordine e grado svolgano da sempre un ruolo importante nel processo legislativo di un parlamento è un dato di fatto su cui, credo, tutti siamo d'accordo.

    A volte però capita che gli interessi delle parti si combinino in modo bizzarro e producano risultati strambi.

    Due di questi risultati riguardano leggi che hanno fatto molto discutere e che ora per motivi diversi, rischiano odi essere riviste: la legge antifumo in Baviera e il salario minimo per i postini.

    Baviera: dietrofront su fumo dopo le elezioni

    In Baviera la CSU ha scelto di scaricare la responsabilità della propria sconfitta elettorale nelle consultazioni amministrative di alcuni giorni fa sulla legge antifumo entrata in vigore all'inizio di quest'anno. Così, a quanto pare, il fumo tornerà permesso almeno nei tendoni delle grandi feste popolari come l'Oktober Fest. In realtà la stragrande maggioranza dei bavaresi è a favore dell'attuale regolamentazione in materia. La proposta di legge, però era stata una delle più contestate all'interno del partito di governo della Baviera, dove molti sono sensibili alle pressioni dei gestori e proprietari di locali e degli organizzatori della più grande festa popolare del mondo, preoccupati, più che della salute dei propri dipendenti e dei propri clienti, di quella del proprio portafogli.  
    Inoltre l'uscita di scena di Stoiber, l'ex padre-padrone della CSU bavarese, ha dato il via libera ad una serie di scosse di assestamento che servono a ristabilire l'equilibrio all'interno del partito: dalla guerra del fumo dipendono poltrone e potere, soprattutto in vista delle elezioni regionali del prossimo autunno.

    Il salario minimo dei postini: quella strana alleanza fra SPD, sindacati e grande industria

    È di poche ora fa la notizia che il tribunale amministrativo di Berlino ha dichiarato non ammissibile il salario minimo concordato dai rappresentanti dell'industria logistica e il sindacato Ver.Di alla fine dello scorso anno. Come aveva fatto notare già Alessandro Alviani su Ecogermania, l'estensione del salario minimo a tutti gli impiegati del settore e non solo ai dipendenti di Deutsche Post proprio poco prima dell'apertura completa del mercato postale aveva già suscitato polemiche in quanto tra le parti sedute al tavolo di contrattazione erano praticamente assenti i concorrenti dell'ex monopolista di stato, il cui ex amministratore delegato, Zumwinkel, aveva da mesi preteso un salario minimo per il settore. Questa sua richiesta rispondeva principalmente al bisogno della sua azienda di proteggersi nei confronti della concorrenza, che si vede ora costretta a pagare salari più alti, e aveva incontrato naturalmente il favore della SPD, alla ricerca di un campo di battaglia dove ridar vita alla propria componente sociale e di attenzione al mondo dei lavoratori e ai sindacati di settore. I concorrenti di Deutsche Post, però, hanno fatto causa. Il tribunale di Berlino sembra, per il momento, dargli ragione.

    venerdì 21 settembre 2007

    Gabriele Pauli e Klaus Wowereit: il pettegolezzo entra in politica

    Erotismo ed omosessualità per la scalata al potere


    In questi giorni, mentre si mantiene teso il clima attorno al dibattito sulle misure antiterrorismo (l'uscita del ministro tedesco della difesa Jung meriterebbe un post: vediamo se ce la faccio), due personaggi hanno contribuito ad italianizzare un po' di più l'austera politica tedesca. Sono da una parte Gabriele Pauli (CSU), assessore provinciale di Fürth, città operaia del nord della Baviera, e Klaus Wowereit (SPD), dal 2001 sindaco di Berlino.

    La prima riempie da mesi le prime pagine dei giornali con argomenti a metà tra il gossip e la politica, mentre il secondo si è aggiunto in questi giorni, dichiarando le proprie aspirazioni al ruolo di cancelliere della Germania legandolo all'osservazione che la Germania è ormai matura per un capo del governo gay. La stampa italiana ha ripreso queste uscite senza spiegare più di tanto il background in cui si vanno ad inserire e relegandole così a macchie di colore stonate nel quadro della politica seria e seriosa della Germania.

    Gabriele Pauli: una donna che sa usare i media


    Gabriele Pauli (CSU), assessore provinciale di Fürth, in Franconia. Gabriele Pauli, cinquant'anni portati molto bene, capelli rosso fuoco, aspetto giovanile e ammiccante, è salita alla ribalta delle cronache quando, verso la fine dello scorso anno, ha iniziato una battaglia personale contro il primo ministro bavarese Edmund Stoiber che ha portato alle dimissioni di quest'ultimo dopo 13 anni a capo della CSU e quindi alla guida della Baviera.
    La battaglia contro Stoiber: Pauli come arma di Beckstein e Huber

    Pauli si è fatta portavoce di un malessere che era molto diffuso nella CSU, partito-padrone della Baviera (sempre al potere dal dopoguerra, alle ultime elezioni ha raggiunto una maggioranza attorno al 60%), in cui Stoiber si comportava sempre più da monarca assoluto. Non bisogna però credere alla versione dei fatti che riporta spesso la stampa (vedi ad esempio la ricostruzione molto semplicistica di Taino sul corriere online del 21 settembre. Gabriele Pauli è stata usata (io sono convinto che si sia lasciata usare) come testa d'ariete per aprire un varco, ma il rovesciamento di Stoiber non sarebbe mai stato possibile se non vi fosse stato il volere politico della classe dirigente della CSU, a partire da quello che è destinato a prenderne il posto, il norimberghese Günther Beckstein, che non ha mai perdonato a Stoiber di aver rinunciato al ministero per l'economia nel governo nazionale guidato da Angela Merkel. Beckstein, che da anni ricopre il ruolo di ministro dell'interno della Baviera, sarebbe diventato capo del governo bavarese una volta che Stoiber avesse accettato l'incarico a Berlino. Stoiber rinunciò all'ultimo momento al dicastero spedendoci Michael Glos (ne abbiamo già parlato brevemente in un altro post) e Beckstein, che già si vedeva seduto sulla poltrona di Stoiber, rimase a fare il ministro degli interni. La vendetta è arrivata puntuale circa un anno dopo, quando, dopo aver constatato che Stoiber non era disposto a farsi da parte con le buone, una congiura di membri di grosso calibro della CSU, guidati da Beckstein e Huber, ha trovato in Gabriele Pauli la persona adatta ad aumentare la pressione su Stoiber. Pauli, semplice assessore provinciale, non avrebbe infatti mai potuto godere della risonanza di cui ha goduto, se non avesse avuto l'appoggio del vertice del partito. La politica di Fürth che ha un dottorato di ricerca in scienze politiche con una tesi svolta sulle Public Relations, ha colto l'occasione della sua vita e nel giro di pochi mesi è diventata una star.

    Ha cominciato a dire che la base del partito voleva un ricambio al vertice e ha finito per accusare Stoiber di averla fatta spiare. Il partito le ha dato corda, amplificando le sue dichiarazioni e così quella che era cominciata come la lamentela di una sconosciuta politica di provincia è diventata una valanga inarrestabile. A febbraio di questo anno Stoiber ha annunciato che avrebbe rinunciato al suo incarico di primo ministro bavarese prima della fine della legislatura.

    L'operazione di Beckstein e Huber si concluderà fra pochi giorni, quando il primo diventerà capo del governo bavarese e il secondo capo del partito. A questo punto Gabriele Pauli ha capito che rischiava di ritornare nell'anonimato da cui era venuta e ha deciso di giocare le sue carte, sfruttando la popolarità raggiunta per continuare a far parlare di sé. Sono arrivate quindi le cosiddette foto osé (osé per il gusto tedesco, se mi è consentito: si veda l'esempio pubblicato qui a fianco) Una delle foto osé di Gabriele Pauli, Copyright: Financial Times Deutschland e poi l'annuncio di volersi candidare alla presidenza del partito. Il tutto fuori dalle regole classiche della politica tedesca. Il motto di Pauli sembra essere quello di berlusconiana memoria: "bene o male, l'importante è che se ne parli". In questo contesto si inserisce la proposta dei matrimoni a tempo, che la stampa italiana (corriere, giorno, euronews) ha ripreso in questi giorni. Questa proposta fa parte del suo programma con il quale l'avvenente cinquantenne vuole candidarsi alla presidenza della CSU: una proposta assurda, fatta in un partito che si fa promotore dei valori cattolici e della tradizione. La proposta è chiaramente fatta apposta per provocare shock, per elevare l'indignazione e per attirarsi le critiche e il veleno della satira e infatti chi ha visto la conferenza stampa di Gabriele Pauli non ha potuto non notare il sorriso sornione che cercava di tenere a bada la rossa Gabriele. In breve la proposta è stata fatta per finire sulle prime pagine dei giornali, cosa non riuscita né a Huber, né a Seehofer, l'altro candidato alla presidenza. Le elezioni saranno vinte da Huber, su questo non sembrano esserci dubbi, ma questo sembra non importare molto a Gabriele Pauli, che sa di poter continuare a far carriera solo slegando la politica da se stessa. Per questo cavalca i temi che "fanno audience": tanto gossip, un po' di erotismo e una buona dose di falso femminismo (sostiene che le donne devono contare di più nella maschilista CSU, ma poi si presenta in un modo tutt'altro che femminile, in formato "domina" e "donna-oggetto-del-desiderio"). A prescindere dai contenuti, la signora ci sa fare...


    [1. Continua...]