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lunedì 8 settembre 2008

Kurt Beck: il discorso di addio

Accusa la stampa, intende i compagni di partito


Blogosfera molto attenta ai ribollimenti in casa SPD. Prima in ordine di tempo arriva l'analisi di Zeitspiegel, che in tempi ancora quasi non sospetti (3 settembre) dava per certa la candidatura di Steinmeier e riportava "le enormi difficoltà del presidente della Spd Kurt Beck". A ridosso del congresso straordinario della SPD seguono le notizie e i commenti di Walking Class e di Germany News.
Pierluigi Menniti (Walking Class) parla di "terremoto", mentre Giovanni Boggero (Germanynews) definisce la svolta del partito socialdemocratico tedesco "storica".


Io aggiungo alla discussione le poche parole con cui Kurt Beck ha annunciato ufficialmente di rinunciare alla presidenza del partito:

Ho reso pubbliche oggi le mie dimissioni da presidente della SPD. La scorsa notte il piano approntato da me e da Frank-Walter Steinmeier, che prevedeva di partire con la nomina di Steinmeier a candidato per la cancelleria e di impegnarsi insieme per una vittoria alle elezioni politiche del 2009, questo piano è stato affossato.
Dopo che io, oltre due settimane fa, avevo chiesto a Frank-Walter Steinmeier di assumersi l'impegno della candidatura, ci siamo preparati con attenzione e riservatezza a questo passo in una serie di incontri. Faceva parte di questo nostro piano per la compattezza del partito anche l'idea di coinvolgere l'ex presidente del partito Franz Müntefering.
A causa dell'incontro straordinario dei ministri degli esteri della UE a Bruxelles del 1 settembre, si è dovuta spostare la data della comunicazione della candidatura ad oggi.
A seguito di informazioni false appositamente propagate, i media hanno dato una rappresentazione di questa mia scelta completamente diversa. Tutto ciò aveva ed ha lo scopo di togliere al presidente del partito la possibilità di agire e di prendere decisioni. Posto davanti a questo stato delle cose non vedo più possibilità di proseguire nella mia funzione con l'autorità necessaria all'ufficio.
Ho raccolto questo compito per aiutare il partito. Poiché oggi ciò non sembra più possibile, ho tratto queste conseguenze.
Spero che la SPD possa ora presentarsi unita nella battaglia elettorale in corso e in quella a venire e spero che da queste elezioni esca vittoriosa e auguro ai miei successori in bocca al lupo.

[Testo originale da Sueddeutsche.de]

Il comunicato, che a prima vista può sembrare scarno e burocratico, dice in realtà alcune cose sia sulla personalità di Beck, sia sul come possono essere andati effettivamente i fatti:


  • Innanzitutto mette in chiaro l'orgoglio di Beck, che fino all'ultimo non rinuncia a voler difendere l'idea, che l'investitura di Steinmeier è avvenuta dall'alto, per grazia ricevuta. Il comunicato dice infatti non solo che Beck ha chiesto a Steinmeier di assumere la candidatura, ma dice anche "il piano approntato da me e da Frank-Walter Steinmeier". Nella lingua tedesca è però prassi mettere l'altra persona al primo posto. Con questa inversione Beck ha sottolineato ancora una volta la gerarchia all'interno del partito.

  • I mezzi di informazione vengono incolpati di essersi prestati al gioco sporco di chi ha propagato informazioni false. Il cerchio delle persone che possono aver messo in circolo queste informazioni è però a mio modo di leggere il comunicato di Beck, assai ridotto. Visto che Beck aveva condotto riunioni riservate con Steinmeier, non può che arrivare da lui o dal suo entourage la soffiata ai giornalisti. Oppure, al massimo, da Müntefering, sicuramente contattato nei giorni scorsi per sondare la sua disponibilità ad imbarcarsi nella nuova struttura di comando del partito.

  • Beck lascia mostrando di voler essere superiore ai suoi avversari interni. Lui parla di una situazione che rendeva impossibile il lavoro al presidente del partito. Non dice "...di togliere a me la possibilità...", ma "di togliere al presidente del partito la possibilità". La gravità di quanto è successo è quindi non rivolta contro la persona di Beck, ma contro la funzione che ricopriva. È un attacco al partito e alle sue strutture democratiche, che vengono sovrastate da un colpo di stato interno in piena regola.

  • Allo stesso modo l'augurio finale di Beck non si rivolge a dei compagni di partito e di strada, uomini e donne in carne e ossa e con nome e cognome, ma a delle persone viste e considerate esclusivamente per la funzione che esercitano: la scelta stilistica di Beck rivela quindi un legame al partito e il riconoscimento della necessità di una certa (auto)disciplina (quella stessa disciplina mancata inmaniera evidente in questi mesi). 
Quello che sembrava uno scarno comunicato si rivela un mezzo testamento politico...

domenica 20 gennaio 2008

La posta in palio nelle elezioni in Assia

Sulle elezioni di domenica 27 gennaio in Assia si è già detto molto e molto si dirà dopo i risultati finali. Qui alcuni punti poco trattati dai media italiani e dalla blogosfera.

  1. Un ruolo fondamentale lo sta assumendo il partito populista dei "Linke", guidati da Lafontaine e Gysi. Koch (CDU), l'attuale presidente dell'Assia, che per una campagna elettorale sbagliata ha perso non solo la possibilità di ottenere una maggioranza assoluta, ma corre anche il rischio di perdere quella relativa, ha deciso di giocare come ultima carta quella dello spauracchio comunista. Da alcuni giorni minaccia ad ogni pié sospinto che non votare per lui significa dare l'Assia in mano ai comunisti. Se il partito Die Linke riesce a superare la soglia del 5% necessaria per entrare nel parlamento regionale, alla coalizione nero-gialla (CDU-FDP) dei cristiano sociali e dei liberali proposta da Koch potrebbero mancare una manciata di seggi per poter governare. D'altro canto neppure la coalizione rosso-verde tra socialdemocratici e verdi avrebbe i voti sufficienti per governare nel caso di un ingresso in parlamento dei Linke. Entrambi i partiti, però, hanno affermato chiaramente che rifiutano un governo rosso-rosso-verde, cioè un'alleanza di governo con i populisti di Lafontaine e Gysi. Questi ultimi sono scesi in campo con decisione perché vedono nelle elezioni in Assia una possibilità fondamentale per imporsi come partito nazionale e non rimare solo una realtà politica delle regioni dell'ex Repubblica Democratica Tedesca. La tensione cresce così anche nelle file di questo piccolo partito e la politica regionale passa in secondo piano, per adeguarsi alle scelte e alle necessità della politica nazionale. Uno dei candidati dei Linke, Karl-Kraus Sieloff, ha accusato i vertici del suo partito di essere antidemocratici e totalitari, invitando a dare il voto ad altri.
  2. Oltre ad avere ripercussioni sul lavoro della grande coalizione a Berlino, le elezioni in Assia avranno un forte impatto anche all'interno dei singoli partiti. Se al momento nessuno osa ancora mettere in discussione la leadership di Angela Merkel nella CDU, nella SPD l'eventuale vittoria di Ypsilanti, la candidata dei socialdemocratici, rafforzerebbe Beck, il segretario del partito, nella sua politica dai toni più sociali e di sempre più marcato distacco da quella di Schröder delle due legislature precedenti. In quest'ottica è da leggere anche la critica dell'ex "superministro" Clement, appartenete all'ala più moderata dei socialdemocratici. A prescindere dalla fondatezza o meno delle sue accuse (le idee in fatto di politica energetica della signora Ypsilanti, che prevede tagli alle sovvenzioni per nucleare e carbone e sviluppo delle energie alternative, sarebbero demagogiche e non realizzabili), Clement ha finito per farsi un autogol, in quanto Ypsilanti ha avuto gioco facile a smascherlo come lobbista del settore energetico (Clement fa parte del consiglio di supervisione della RWE, uno dei colossi dell'energia tedesca). Credo sia facile prevedere come, dopo Muntefering, la SPD perderà a breve un altro protagonista della stagione di governo di Schröder. E forse, ipotizza qualcuno, la cacciata dalla SPD non dispiace più di tanto a Clement.
  3. Il secondo ago della bilancia di queste elezioni è rappresentato dalla FDP. I liberali, tra le cui file cresce e si fa sentire sempre di più il malcontento per la politica portata avanti dal proprio segretario generale, Guido Westerwelle, che ha condotto il partito al margine della insignificanza politica, saranno decisivi dopo le votazioni per costruire la compagine di governo. Durante la campagna elettorale hanno escluso di voler governare con i socialdemocratici, chiudendosi (forse) l'opzione vincente (una cosiddetta coalizione-semaforo formata dai socialdemocratici, dai verdi e dai liberali avrebbe una comoda maggioranza). Domenica 27, a urne chiuse, si vedrà quanto questo rifiuto sarà ancora assoluto.
  4. Nella CDU l'eventuale sconfitta di Roland Koch (o la sua vittoria risicata) potrebbero farlo uscire definitivamente di scena per quello che riguarda le pretese alla candidatura a cancelliere per il proprio partito alle politiche del 2009. Koch, che negli ultimi anni è avanzato fino ad ottenere quasi l'investitura a numero 2 dietro ad Angela Merkel, rischia ora di dover lasciare il posto a Wulff, che nella Bassa Sassonia si appresta a vincere il confronto elettorale. I risultati si preannunciano non stupefacenti per lui, ma tranquillizzanti: la CDU avrebbe, secondo gli ultimi sondaggi, circa il 44% dei consensi (-4% rispetto alle ultime elezioni), mentre la SPD si attesterebbe attorno al 34% (+0,6%).
Germanynews ha annunciato di voler coprire le elezioni in Assia con un liveblogging a partire dalle 22:00 di domenica 27.

mercoledì 12 dicembre 2007

Mafia in Germania

Qualche riflessione a margine dell'articolo pubblicato dallo Spiegel


Le righe che seguono erano nate come un "commento al commento" che Gennaro aveva lasciato al mio post di domenica scorsa, poi però le righe hanno acquistato sempre più sostanza e allora ho deciso di spostarle in un post normale.


Caro Gennaro,

io nel frattempo ho letto l'articolo.

Premetto velocemente:


  • Negli anni la mia stima per lo Spiegel è abbastanza diminuita;
  • Sono convintoo che lo Spiegel rimaga comunque un mezzo importante di comunicazione e di formazione dell'opinione pubblica;

Ciò premesso devo dire che la mia reazione all'articolo è stata doppia: da una parte condivido molto di quello che si dice. L'articolo riprende anche molti degli argomenti che citi tu: livello di disoccupazione e di scolarizzazione degli italiani di seconda e terza generazione in primis (proprio pochi giorni fa se ne discuteva animatamente in calce ad un post di Beda Romano). Gli autori fanno vedere che dietro la presunta perfetta integrazione in realtà ci sono grossi problemi e accusano anche chiaramente le autorità tedesche di aver chiuso per troppo tempo gli occhi anche di fronte ai ripetuti avvetimenti da parte italiana. L'articolo accenna una velata critica anche alle autorità consolari italiane, che, però a mio parere, più che essere colpevoli di voler ignorare i problemi, sono colpevoli di combatterli con mezzi assolutamente inadeguati e completamente antiquati. Se anche tu, come credo, hai un minimo di esperienza di consolati italiani qui in Germania, non potrai che darmi ragione: pochissimi soldi e spesi più per conservare sacche di tradizioni e isolamento piuttosto che per promuovere l'integrazione.


I Gastarbeiter: la prima generazione

Su questi italiani punta il dito l'articolo e su di loro vorrei provare a ragionare.

Che piaccia o meno l'italia di molti di questi immigrati in Germania di prima generazione è un Paese che non esiste più da decenni. È un Paese trasfigurato e inchiodato allo stato di sviluppo del giorno in cui i nostri connazionali hanno varcato il Brennero. Sono tanti (tantissimi) quelli che anche dopo trent'anni di permanenza (alcuni 50) non parlano il tedesco neanche ad un livello elementare. Sono tanti (tantissimi) quelli che si massacrano ogni giorno con il sogno dichiarato di tornare in Italia a godersi la pensione. Sono tanti (tantissimi) quelli che non possono permettersi di tornare frequentemente in Italia, di leggere i giornali, di guardare la tv. Il risultato - e lo dico, credimi, con grandissimo dispiacere - è che di quella generazione di disadattati. Gente che non riesce a stare bene qui in Germania e che domani, arrivati all'agognata pensione, non staranno bene in Italia, perché scopriranno e vivranno come uno shock culturale che quel paese che avevano lasciato trenta o quarant'anni fa non esiste più, che la gente è cambiata, che la Loren e la Lollobrigida non se le fila più nessuno... Anche di questo parla l'articolo: di una precarietà dell'emigrazione. Gli italiani che sono venuti qui come Gastarbeiter sono venuti per tornare indietro prima possibile e con questa convinzione hanno educato i loro figli. E mentre scrivo queste cose mi vengono in mente nomi, volti, indirizzi, storie, lacrime...


Due generalizzazioni ingiuste

Come ho detto, però, l'articolo mi ha lasciato un'impressione divisa, infatti mi sembra che esso generalizzi troppo almeno su due punti. Il primo è quando afferma che le famiglie degli emigrati del Sud italia, provenendo da una realtà che è così (l'articolo non lascia spazio ad interpretazioni), hanno ricreato qui strutture parasociali che hanno rappresentato un terreno ideale per la crescita di attività di stampo mafioso. In una frase si bolla un'intera macroregione come mafiosa. Si ignorano i progressi della lotta alla criminalità organizzata (e fissarsi qui sull'uso generalizzato del termine Mafia è, credo, questione di lana caprina che lascia il tempo che trova). Si ignorano, dicevo i progressi della lotta contro la criminalità organizzata soprattutto quelli della gente comune. La rivolta coraggiosa dei ragazzi di Locri, i movimenti del No al pizzo, la lotta di tanti sacerdoti, sindacalisti e anche qualche politico, la sfacciataggine di Saviano, 28 anni scagliati con incoscienza e rabbia contro i casalesi... Si ignora la situazione della Basilicata, non certo un'isola felice, ma un esempio che - a fatica certo - si può fare della strada anche in altro modo. L'equazione dello Spiegel è perciò a mio parere troppo billig: il Sud d'italia è mafioso e gli emigranti italiani in Germania provenienti dal Sud di conseguenza hanno una sorta di predisposizione genetica alla mafia.

Un secondo punto su cui non sono d'accordo è la mancanza di iniziativa che l'articolo imputa a questi nostri connazionali. Li accusa di non aver avuto iniziativa e ambizione né per sé, né per i propri figli, misconoscendo in questo modo lo sforzo enorme che quella generazione ha fatto lasciando il proprio paese senza sapere nulla di quello che li aspettava, senza conoscere la lingua del paese che li avrebbe ospitati e riducendo anche il ruolo che hanno avuto nello sviluppo della Germania.
Più che mancanza di spirito imprenditoriale credo ci sia la mancanza di cultura. Quella generazione era figlia della fame. era analfabeta in patria e lo è diventata doppiamente qui in Germania. La sua scuola erano state le serate al bar, i racconti degli anziani, le leggende del paese e quindi solo in base a quelle povere e poche coordinate loro potevano indirzzare la propria vita e quella dei loro figli. Questo, inserito in un contesto come quello tedesco, fortemente selettivo già nell'infanzia, è sicuramente stato fatale non solo a loro, ma anche alle generazioni a seguire.


Il ruolo delle associazioni e dello stato italiano

Prima di concludere vorrei toccare ancora due punti. Io non so se effettivamente, come dici tu, qui in Germania la presenza di associazioni di famiglie italiane sia inferiore rispetto agli altri paesi. A me sembra invece che ce ne siano troppe e tutte fatte con lo stesso intento che forse andava bene cinquant'anni fa, ma che oggi produce più danno che altro: quello che un tempo era considerato un aiuto, fatto per sconfiggere la malinconia, la solitudine e i problemi dell'essere emigrante, si è trasformato, in moltissime organizzazioni, in una sorta di corazzata per resistere agli assalti del mondo esterno. Ho avuto il piacere e lo sconforto, quasi due mesi fa, di essere invitato in uno di questi circoli alla presenza di un onorevole del parlamento italiano in visita. Credimi, Gennaro: sembrava di assistere ad un film dove recitavano personaggi del neorealismo. È stato come se qualcuno venisse a farti visita dal passato. Al cinema queste cose diventano commedie, nella nostra vita sono tragedie.

In questo - ecco il secondo punto - io penso che lo Stato Italiano brilli per assenza e ciò nonostante a volte ci faccia il regalo di consoli giovani, competenti e vogliosi di darsi da fare: non c'è un soldo per le infrastrutture, per i computer (sono testimone oculare di PC con Win95, con collegamenti internet via modem a 56K), per sviluppare i contatti con le anagrafi locali, che risolverebbero tanti problemi burocratici, per promuovere una cultura dell'integrazione, per far sentire il peso di quella che è la seconda comunità straniera della Germania. Stendiamo poi un velo pietoso sul lavoro dei cosiddetti Istituti Italiani di Cultura, dove spesso, almeno per quello che riguarda la mia esperienza, ai problemi di cui sopra si aggiunge l'incapacità, l'incompetenza e l'assoluta mancanza di contatto con la realtà delle persone preposte a dirigerli. Ma questa situazione tu la conosci molto meglio di me.

Mi sono accorto di essermi lasciato rpendere un po' la mano e di aver abbandonato presto i fatti per buttarmi sui sentimenti, ma sento molto l'argomento...

Spero di essere riuscito a spiegarmi. Fatemi sapere cosa ne pensate!

lunedì 3 dicembre 2007

La CDU a convegno: facciamo la SPD

Inizia oggi il convegno della CDU, il partito di maggioranza relativa della cancelliera Angela Merkel. Obiettivo del convegno è dettare le linee guida che porteranno il partito alla campagna elettorale del 2009, di cui le elezioni in alcuni Länder nel 2008 saranno un importante anticipo.

La CDU vuole cercare di presentarsi con una politica chiara e precisa, che non lasci dubbi e permetta una identifficazione immediata e per fare questo sceglierà di porre l'accento sulle differenze con la SPD, il secondo partito di maggioranza e compagno di governo nella grossa e grassa coalizione. Differenziarsi dalla SPD sembra proprio essere il motto di questo convegno, che per vari aspetti non può che prendere posizione sui temi già affrontati dalla SPD nel proprio congresso di alcune settimane fa.

Le previsioni degli osservatori sono concordi: per mettere in evidenza le differenze con la SPD la CDU farà la SPD, cioè continuerà la politica di riforme della cosiddetta Agenda 2010, iniziata dai socialdemocratici guidati da Schröder nella precedente legislatura. La CDU recupera così a basso prezzo la propria dimensione "sociale", andando ad occupare idee non sue e non dovendosi scervellare per partorirne di proprie. L'unico, marginale problema sarà far scordare alla svelta quanto in realtà fino al 2006 la CDU avesse aspramente criticato l'Agenda 2010. Ma la memoria politica dei popoli elettori, si sa, è cortissima.

A rimetterci sarà la SPD, che ha regalato le proprie idee e va ora a caccia di alternative in un campo occupato da altri, soprattutto dai populisti del partito dei Linke e dai Verdi.

martedì 27 novembre 2007

Il Pastore Tedesco e il (Dalai) Lama

A differenza di Angela Merkel, papa Benedetto XVI non incontrerà il Dalai Lama


Il papa Benedetto XVI e il Dalai Lama - Foto da www.spiegel.deStampa e televisione riportano la notizia che Joseph Ratzinger ha disdetto il proprio incontro con il massimo esponente del Buddismo mondiale. Il Dalai Lama è atteso a Roma per una visita al nostro Paese e in un primo momento era previsto per il 13 dicembre un incontro con Benedetto XVI in Vaticano. L'ufficio stampa del pontefice ha però fatto sapere che l'incontro non si terrà.

Due volti della stessa politica


Molti ricorderanno che Angela Merkel qualche tempo fa non aveva esitato, nonostante le forti pressioni del regime cinese, ad accogliere il Dalai Lama durante la sua vista in Germania. L'atteggiamento di Angela Merkel era la logica conseguenza della linea politica che la cancelliera ha sempre tenuto nei confronti della Cina, in cui da una parte si è impegnata a intensificare i rapporti commerciali e dall'altra ha sempre dichiarato di non voler rinunciare a trattare con i partner del colosso asiatico anche i temi più scottanti come il rispetto dei diritti umani e la questione del Tibet. Angela Merkel sa bene che la Cina a livello economico sorpasserà presto la Germania, preparandosi ad insidiare i primi due posti di USA e Giappone, ma non rinuncia a porre l'accento sulla democratizzazione del Paese. Non è una dichiarazione di guerra, ma lo sforzo minimo che credo ci si possa aspettare da chiunque si fregia del titolo di capo di uno stato democratico.

Queste cose le sa sicuramente anche il pontefice, ma papa Benedetto XVI ragiona partendo da un altro punto di vista. La Chiesa Cattolica Romana conduce da anni un contenzioso con le autorità cinesi, che si arrogano il diritto di nominare i vescovi delle diocesi del proprio territorio. La diplomazia vaticana si e sempre rivelata molto esperta e non mi stupirebbe se fra qualche tempo, come "ringraziamento" per la disdetta dell'incontro con il Dalai Lama, dalla Cina arrivassero segnali di distensione sulla questione dei vescovi.

[Sui rapporti tesi tra Germania e Cina si veda anche il post di Beda Romano]

Schröder-Merkel e Benedetto XVI - Dalai Lama: i tedeschi e la doppia coppia


L'opinione pubblica tedesca sembra avvertire questo fatto molto più di quella italiana. La notizia della disdetta dell'incontro tra il "papa d'oriente" e quello d'occidente trova nei giornali e nelle televisioni teutonici più risonanza che nel mondo giornalistico italiano. Agli italiani la questione sembra interessare quindi solo a margine, anche se secondo un sondaggio del Corriere la maggioranza di essi è a favore di una presa di posizione contro la Cina.

Il presidente della Camera Bertinotti, esponente di un partito che da sempre si fa portavoce del rispetto dei diritti umani, tranne quando si tratta di Cina e di Cuba, ha dichiarato che non concederà la Camera al Dalai Lama, sostenendo la sua scelta con la motivazione che nella Camera dei deputati non si tengono celebrazioni, e che sono ammesse ecezioni solo con i capi di Stato. Peccato che nel 2002 la camerà si aprì per far posto a Giovanni Paolo II.
Foto della visita del papa alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Fonte: Ministero della Giustizia
Certo, il papa era intervenuto in quell'occasione in qualità di capo dello Stato Vaticano, cosa non applicabile al Dalai Lama, visto che il Tibet non è ufficialmente riconosciuto come stato: una distinzione di lana caprina che fa onore alla peggiore tradizione politica italiana. La scelta di Bertinotti, nella sua funzione di altissima carica dello Stato (e quindi una volta tanto di rappresentate super partes dell'intero popolo italiano) è grave, forse ancora più grave (a mio modo di vedere) di quella del capo del governo. Prodi, comunque, è un altro che il Dalai Lama non incontrerà. Il nostro Presidente del consiglio si accoda dietro alla lunga fila degli ignavi e spera di riscuotere in soldoni il silenzio sulla questione regalato alla Cina. Rispetto al suo predecessore, che aveva semplicemente ignorato il gigante asiatico, è un passo. Difficile dire in quale direzione.

Seguaci di questa tradizione sono in Germania i vertici della SPD, che già dai tempi di Schröder ha brutalmente chiuso gli occhi di fronte alle ingiustizie del regime cinese, privilegiando le firme sui contratti di collaborazione con Pechino alle firme in calce alle petizioni delle organizzazioni umanitarie. La visita del Dalai Lama ad Angela Merkel ha avuto come maggiori critici proprio il ministro degli esteri ed attuale vicecancelliere Steinmeier e l'ex cancelliere Gerhard Schröder, che d'altronde si era già distinto per aver definito l'amico Vladimir Putin un "lupenreinen Demokraten" [tradotto liberamente: uno spirito democratico senza macchia].

La Cina è un mercato enorme che fa gola sia a chi cerca affari, sia a chi cerca anime e così purtroppo non sorprende né l'atteggiamento delle massime istituzioni italiane, né quello del papa: ognuno cerca di aprirsi come meglio può la porta sul mercato cinese. Questo non influenzerà più di tanto l'italiano medio, che, in preda ad amnesia cronica, far poche settimane avrà già dimenticato l'accaduto, ma in Germania questa politica sembra lasciare il segno: un'inchiesta dello Spiegel rivela come la maggioranza dei tedeschi consideri il buddismo più simpatico del cristianesimo e come il Dalai Lama sia considerato un esempio da seguire per il 44% dei tedeschi contro il 42% che ha indicato il papa.

Per correre dietro alla Cina, la politica del Vaticano rischia di lasciare per strada ancora una volta la cattolicità tedesca. Sono maturi i tempi per un nuovo Lutero?

martedì 20 novembre 2007

Cambio direttore allo Spiegel

Aust cacciato dai suoi dipendenti. il più grosso settimanale tedesco cerca un sostituto


Stefan Aust guida dal 1994 lo Spiegel, quello che si autodefinisce Deutschlands bedeutendstes und Europas auflagenstärkstes Nachrichtenmagazin [Il più importante settimanale di informazione della Germania e quello con la tiratura più grande d'Europa].

Il contratto di Aust scade il 31 dicembre 2008, eppure nei giorni scorsi, mentre lui si trovava in vacanza in Asia, gli editori del giornale hanno deciso di mettersi alla ricerca di un sostituto.

L'importanza dello Spiegel in Germania


Antje Vollmer, una delle menti migliori dei Verdi tedeschi, ha detto nel 1992 che lo Spiegel aveva perso importanza e acquistato potere. Antje Vollmer si riferiva alla fine della cosiddetta era Augstein, il padre fondatore della rivista, il cui primo numero era apparso nel 1947. Questa tendenza sembra venire confermata da uno studio condotto un paio di anni fa dall'università di Amburgo che rivela come l'importanza dello Spiegel sia in realtà diminuita. Tra oltre 1500 giornalisti intervistati, infatti, solo il 33,8% indicava nello Spiegel la rivista di riferimento del giornalismo tedesco, relegandolo al secondo posto dietro alla Süddeutsche Zeitung, il quotidiano di Monaco di Baviera. Questo dato colpisce ancora di più perché ai tempi della frase appena citata di Antje Vollmer circa due terzi dei giornalisti affermavano che lo Spiegel rappresentasse il prodotto giornalistico di riferimento per loro (i dati di questo studio sono riportati da Wikipedia).

I rapporti di potere all'interno dello Spiegel


Organigramma del gruppo Spiegel Verlag
Lo Spiegel è il fiore all'occhiello dello Spiegel-Verlag Rudolf Augstein GmbH & Co. KG, con sede ad Amburgo. Nel 1974 Rudolf Augstein, fondatore della casa editrice, regalò il 50% della sua società ai suoi collaboratori e nel 2002, alla sua morte, stabilì nel proprio testamento che ai suoi eredi non dovesse toccare una quota sufficiente ad avere un pacchetto azionario in grado di bloccare le decisioni all'interno dell'azienda. Gli eredi ricevettero quindi il 24% (invece del 25%) del capitale. La società di controllo dei dipendenti dello Spiegel detiene la maggioranza assoluta con il 50,5% e il restante 25,5% è in mano ad una società controllata dalla Bertelsmann.

L'era di Stefan Aust


Quando Stefan Aust nel 1994 prende in mano le sorti della rivista, lo Spiegel deve fare i conti con la concorrenza agguerrita di Focus, un settimanale concepito chiaramente come alternativa allo Spiegel, non tanto negli argomenti trattati, ma nel modo di trattarli, nello stile (articoli più corti, linguaggio meno pomposo) e nel pubblico a cui si rivolgeva.

Sotto la sua direzione lo Spiegel ha accusato un cambio di rotta, con correzione verso destra. Molti lettori hanno infatti notato, parafrasando una dichiarazione di Augstein ("Liberal, im Zweifelsfalle links" - liberale, nel dubbio a sinistra) come il settimanale nell'ultimo quindicennio sia diventato Neoliberal, im Zweifelsfalle rechts [neoliberale, nel dubbio di destra].

Nonostante i modi poco ortodossi della sua cacciata e l'assurdità che una delle più importanti riviste del panorama giornalistico tedesco si trovi di fatto senza timoniere e con nessun sostituto in vista, molti, all'interno dello Spiegel, sembrano salutare con sollievo questo epilogo. Aust viene infatti accusato di avere metodi poco collegiali, di privilegiare giornalisti accomodanti alla sua linea e punire giornalisti meno plasmabili. Ad Aust non ha giovato neppure quello che è uno dei suoi più grandi successi e cioè lo sviluppo del canale televisivo Spiegel-TV, a cui ha continuato a dedicarsi troppo anche quando, nel 1994, ha assunto il ruolo di caporedattore dello Spiegel. I contrasti con gli editori del settimanale erano già stati evidenti nel 2005, quando la società che controlla le azioni in mano ai dipendenti e gli eredi di Augstein gli avevano rinfacciato una mancanza di qualità nel servizio informativo. A questo proposito si incolpa Aust, ad esempio, di non aver mai pubblicato un solo articolo sull'energia eolica, di cui è acerrimo nemico, oppure di aver sfruttato il giornale per una campagna personale contro la fabbrica della Airbus sorta ad Amburgo per la produzione di parti del modello A380.

Dal primo gennaio 2009 Aust non sarà più il caporedattore ufficiale dello Spiegel e conoscendolo c'è da credere che non accetterà di sopravvivere questi tredici mesi come re sotto scacco, preferendo quindi dare le dimissioni e lasciare il settimanale che, dietro a quello che a molti è sembrato un impacciato e dilettantesco Putsch, ha la grande possibilità di tornare ad essere il monumento del panorama giornalistico tedesco.

venerdì 9 novembre 2007

18 anni senza muro

Come ormai hanno detto e ridetto tutti, la generazione del 1989, quella che non ha conosciuto il muro, diventa maggiorenne. Soprattutto a loro vorrei proporre il ricordo di quello che è stato quel muro e di come negli anni '60, alcuni ragazzi italiani si sono "scavati" un posticino nella Storia.
L'intervista che vi propongo è con Ellen Sesta, autrice del libro Tunnel in die Freihet (in italia uscito da Garzanti con il titolo Il tunnel della libertà), moglie di Domenico Sesta, uno dei due ragazzi italiani protagonisti di un'avventura incredibile. Per ricordare.


L'intervista è tratta da RADIazione, il Podcast italo-tedesco della Freidrich-Alexander-Universität di Erlangen e Norimberga: ascolta.

lunedì 1 ottobre 2007

Gabriele Pauli e Klaus Wowereit: il pettegolezzo entra in politica

[Seconda parte]

Klaus Wowereit prossimo candidato SPD per il posto di cancelliere?


Anche se un po' in ritardo riprendo il discorso iniziato nell'ultimo post sul pettegolezzo come arma politica in Germania. Dopo aver parlato di Gabriele Pauli, che ha saputo sfruttare al meglio le occasioni offertele dalla campagna elettorale per l'elezione del nuovo segretario generale della CSU, vediamo ora la figura di Klaus Wowereit, sindaco in carica di Berlino, che alcuni giorni fa era finito sui giornali per aver dichiarato che la Germania è ormai pronta per un cancelliere omosessuale.


Chi è Klaus Wowereit?


Klaus Wowereit (SPD), sindaco in carica di Berlino (Immagine di Wikipedia)

Klaus Wowereit è nato a Berlino nel 1953. Dopo gli studi in giurisprudenza presso la Freie Universität di Berlino si è dedicato sempre più intensamente all'attività politica, che lo occupava già dalla giovinezza. Nel 2001, dopo una veloce e brillante carriera, è diventato sindaco di Berlino, carica che ricopre tutt'ora. Dal 1993 è legato sentimentalmente al neurochirurgo Jörn Kubicki, di dodici anni più giovane di lui.


È stato proprio durante la campagna elettorale del 2001 che Wowereit ha scelto di fare outing, dichiarando la propria omosessualità con una frase da allora citata molto spesso:

Ich bin schwul – und das ist auch gut so!
[Sono omosessuale - ed è bene che sia così!]

Da quel momento è cominciata l'ascesa di Wowereit sulla scena politica nazionale, un'ascesa contrassegnata da un quasi proverbiale presenzialismo a feste, inaugurazioni, occasioni mondane (con addirittura due comparse nel ruolo di se stesso in una serie televisiva e in un film), mostre e fiere. Nel 2006 ha poi annunciato ufficialmente di voler aspirare ad un ruolo di peso nella politica nazionale.


La lunga rincorsa

Alla luce di quanto appena detto non stupisce quindi l'uscita di Wowereit ripresa dai media secondo cui la Germania sarebbe pronta per un cancelliere omosessuale, dichiarazione che equivale a presentare la propria candidatura per il ruolo di capo del governo alle prossime elezioni politiche. Sul modo e sui tempi di questa autocandidatura si lasciano trarre, a mio avviso, alcune conclusioni:


  • Wowereit ha saputo usare la propria omosessualità ancora una volta a suo favore. Nel 2001, quando dichiarò le proprie tendenze apertamente, riuscì in questo modo a togliere all'opposizione un possibile argomento di discredito. Oggi usa la sua omosessualità come messaggio positivo. Agendo in questo modo egli sembra inoltre suggerire al subconscio del lettore che un voto contro di lui sarebbe una sorta di voto contro il progresso e lo stato di giusta tolleranza verso la comunità gay raggiunto in questi ultimi anni in Germania.
  • Usando questo argomento, Wowereit tenta di sganciare il giudizio su di lui da criteri essenzialmente politici, per portare il confronto elettorale su un piano più umano, a lui certamente più congeniale. Come sindaco di Berlino Wowereit può contare su un bilancio pieno di luci e ombre. Da una parte infatti ha restituito alla capitale tedesca una vivacità e un'importanza a livello culturale che non teme confronti con le altre grandi metropoli mondiali, dall'altra ha però ereditato una situazione finanziaria disperata e in oltre sei anni di governo non è riuscito a migliorare di molto lo stato pietoso delle casse municipali. Addirittura Berlino ha tentato (invano) sotto Wowereit di dichiarare bancarotta per potere avere un accesso più ampio a finanziamenti statali.
  • Anche il tempismo con cui Wowereit ha espresso la sua candidatura a cancelliere si rivela ben studiato. Egli cerca infatti di inserirsi nella lotta scoppiata da alcune settimane all'interno del suo partito, la SPD, da tempo in crisi di fiducia e alla ricerca di una leadership in grado di riportarlo ai livelli del 1998. L'attuale segretario del partito, Kurt Beck, è stato più volte accusato di mancanza di polso; il partito soffre la nascita della formazione populistica die Linke, dell'ex socialdemocratico Lafontaine e vive una lacerazione interna fra l'ala sinistra, favorevole ad un ritorno alle radici socialdemocratiche e l'ala più moderata, che ancora si riconosce nella cosiddetta Agenda 2010 (programma di riforma in campo economico e sociale) dell'ex cancelliere Gerhard Schröder.

Il 2007 è l'ultimo anno privo di elezioni a livello regionale. Dal 2008 inizia così la lunga lotta per il miglior posizionamento in vista delle elezioni politiche del 2009. Vediamo fino a che punto arriverà Wowereit.

venerdì 21 settembre 2007

Gabriele Pauli e Klaus Wowereit: il pettegolezzo entra in politica

Erotismo ed omosessualità per la scalata al potere


In questi giorni, mentre si mantiene teso il clima attorno al dibattito sulle misure antiterrorismo (l'uscita del ministro tedesco della difesa Jung meriterebbe un post: vediamo se ce la faccio), due personaggi hanno contribuito ad italianizzare un po' di più l'austera politica tedesca. Sono da una parte Gabriele Pauli (CSU), assessore provinciale di Fürth, città operaia del nord della Baviera, e Klaus Wowereit (SPD), dal 2001 sindaco di Berlino.

La prima riempie da mesi le prime pagine dei giornali con argomenti a metà tra il gossip e la politica, mentre il secondo si è aggiunto in questi giorni, dichiarando le proprie aspirazioni al ruolo di cancelliere della Germania legandolo all'osservazione che la Germania è ormai matura per un capo del governo gay. La stampa italiana ha ripreso queste uscite senza spiegare più di tanto il background in cui si vanno ad inserire e relegandole così a macchie di colore stonate nel quadro della politica seria e seriosa della Germania.

Gabriele Pauli: una donna che sa usare i media


Gabriele Pauli (CSU), assessore provinciale di Fürth, in Franconia. Gabriele Pauli, cinquant'anni portati molto bene, capelli rosso fuoco, aspetto giovanile e ammiccante, è salita alla ribalta delle cronache quando, verso la fine dello scorso anno, ha iniziato una battaglia personale contro il primo ministro bavarese Edmund Stoiber che ha portato alle dimissioni di quest'ultimo dopo 13 anni a capo della CSU e quindi alla guida della Baviera.
La battaglia contro Stoiber: Pauli come arma di Beckstein e Huber

Pauli si è fatta portavoce di un malessere che era molto diffuso nella CSU, partito-padrone della Baviera (sempre al potere dal dopoguerra, alle ultime elezioni ha raggiunto una maggioranza attorno al 60%), in cui Stoiber si comportava sempre più da monarca assoluto. Non bisogna però credere alla versione dei fatti che riporta spesso la stampa (vedi ad esempio la ricostruzione molto semplicistica di Taino sul corriere online del 21 settembre. Gabriele Pauli è stata usata (io sono convinto che si sia lasciata usare) come testa d'ariete per aprire un varco, ma il rovesciamento di Stoiber non sarebbe mai stato possibile se non vi fosse stato il volere politico della classe dirigente della CSU, a partire da quello che è destinato a prenderne il posto, il norimberghese Günther Beckstein, che non ha mai perdonato a Stoiber di aver rinunciato al ministero per l'economia nel governo nazionale guidato da Angela Merkel. Beckstein, che da anni ricopre il ruolo di ministro dell'interno della Baviera, sarebbe diventato capo del governo bavarese una volta che Stoiber avesse accettato l'incarico a Berlino. Stoiber rinunciò all'ultimo momento al dicastero spedendoci Michael Glos (ne abbiamo già parlato brevemente in un altro post) e Beckstein, che già si vedeva seduto sulla poltrona di Stoiber, rimase a fare il ministro degli interni. La vendetta è arrivata puntuale circa un anno dopo, quando, dopo aver constatato che Stoiber non era disposto a farsi da parte con le buone, una congiura di membri di grosso calibro della CSU, guidati da Beckstein e Huber, ha trovato in Gabriele Pauli la persona adatta ad aumentare la pressione su Stoiber. Pauli, semplice assessore provinciale, non avrebbe infatti mai potuto godere della risonanza di cui ha goduto, se non avesse avuto l'appoggio del vertice del partito. La politica di Fürth che ha un dottorato di ricerca in scienze politiche con una tesi svolta sulle Public Relations, ha colto l'occasione della sua vita e nel giro di pochi mesi è diventata una star.

Ha cominciato a dire che la base del partito voleva un ricambio al vertice e ha finito per accusare Stoiber di averla fatta spiare. Il partito le ha dato corda, amplificando le sue dichiarazioni e così quella che era cominciata come la lamentela di una sconosciuta politica di provincia è diventata una valanga inarrestabile. A febbraio di questo anno Stoiber ha annunciato che avrebbe rinunciato al suo incarico di primo ministro bavarese prima della fine della legislatura.

L'operazione di Beckstein e Huber si concluderà fra pochi giorni, quando il primo diventerà capo del governo bavarese e il secondo capo del partito. A questo punto Gabriele Pauli ha capito che rischiava di ritornare nell'anonimato da cui era venuta e ha deciso di giocare le sue carte, sfruttando la popolarità raggiunta per continuare a far parlare di sé. Sono arrivate quindi le cosiddette foto osé (osé per il gusto tedesco, se mi è consentito: si veda l'esempio pubblicato qui a fianco) Una delle foto osé di Gabriele Pauli, Copyright: Financial Times Deutschland e poi l'annuncio di volersi candidare alla presidenza del partito. Il tutto fuori dalle regole classiche della politica tedesca. Il motto di Pauli sembra essere quello di berlusconiana memoria: "bene o male, l'importante è che se ne parli". In questo contesto si inserisce la proposta dei matrimoni a tempo, che la stampa italiana (corriere, giorno, euronews) ha ripreso in questi giorni. Questa proposta fa parte del suo programma con il quale l'avvenente cinquantenne vuole candidarsi alla presidenza della CSU: una proposta assurda, fatta in un partito che si fa promotore dei valori cattolici e della tradizione. La proposta è chiaramente fatta apposta per provocare shock, per elevare l'indignazione e per attirarsi le critiche e il veleno della satira e infatti chi ha visto la conferenza stampa di Gabriele Pauli non ha potuto non notare il sorriso sornione che cercava di tenere a bada la rossa Gabriele. In breve la proposta è stata fatta per finire sulle prime pagine dei giornali, cosa non riuscita né a Huber, né a Seehofer, l'altro candidato alla presidenza. Le elezioni saranno vinte da Huber, su questo non sembrano esserci dubbi, ma questo sembra non importare molto a Gabriele Pauli, che sa di poter continuare a far carriera solo slegando la politica da se stessa. Per questo cavalca i temi che "fanno audience": tanto gossip, un po' di erotismo e una buona dose di falso femminismo (sostiene che le donne devono contare di più nella maschilista CSU, ma poi si presenta in un modo tutt'altro che femminile, in formato "domina" e "donna-oggetto-del-desiderio"). A prescindere dai contenuti, la signora ci sa fare...


[1. Continua...]

martedì 18 settembre 2007

In vacanza durante i primi giorni di scuola: interviene la polizia

Fanno marinare i primi giorni di scuola ai figli: genitori denunciati


Alcuni giornali non hanno mancato di dar risalto alla notizia che durante la prima settimana di scuola in Baviera un'operazione della polizia di Norimberga ha portato alla denuncia di oltre cento casi di ragazzi che hanno marinato la scuola.


Secondo quanto riportato dai media, la polizia della metropoli francone avrebbe fermato decine di famiglie con figli in età scolare all'aeroporto di Norimberga che stavano rientrando dalle vacanze a scuole già iniziate.


La legge in questi casi è molto severa e i genitori che volessero tenere a casa i figli per andare in vacanza fuori dai periodi di alta stagione devono richiedere autorizzazione scritta del preside della scuola frequentata dai figli, permesso che di solito non viene rilasciato.


Interrogati sui motivi del loro operato, i genitori sembrano essersi prodigati alla ricerca di scuse più o meno plausibili, dicendo di avere ottenuto il famigerato permesso o asserendo che il figlio si era ammalato in vacanza e perciò si era reso necessario un rientro posticipato. Delle oltre cento famiglie fermate nessuna è stata però in grado di produrre la certificazione necessaria allo scagionamento.


Bayerische Schulschwänzer-Initiative: l'iniziativa bavarese contro chi marina la scuola


E mentre queste famiglie attendono di sapere a cosa vanno incontro (si parla di una multa), lo stato Bavarese dichiara che non intende ammorbidire la linea dura che da anni tiene nei confronti dei ragazzi che saltano la scuola.


Proprio pochi giorni fa il ministro dell'interno della Baviera, Günther Beckstein (CSU), ha diffuso i risultati del lavoro della polizia in questo ambito. Secondo quanto annunciato da Beckstein nello scorso anno scolastico la polizia ha beccato oltre 2100 studenti che stavano marinando la scuola. Nella maggior parte dei casi la polizia ha agito in seguito alla segnalazione della scuola stessa. Studenti che erano in giro senza una giustificazione durante le ore di lezione sono stati accompagnati dalla volante della polizia direttamente a scuola.


Leggendo mi è venuto in mente quel mio compagno di liceo che tutti gli anni a febbraio si ammalava una settimana e se ne tornava dalla malattia abbronzato come se avesse fatto la settimana bianca...

giovedì 6 settembre 2007

La Germania fra il terrorismo di ieri e quello di oggi

30 anni di lotta al terrorismo


Il 5 settembre 1977 la RAF (Rote Armee Fraktion), un gruppo terroristico di estrema sinistra rapiva il presidente dell'associazione degli industriali tedeschi, Hanns Martin Schleyer. L'azione fu violentissima: il commando terroristico sparò pìù di cento colpi, uccidendo l'autista e la scorta di Schleyer.
Questo rapimento è l'inizio del Deutscher Herbst, il cosiddetto "autunno tedesco".

Deutscher Herbst: l'autunno caldo tedesco


Dopo 44 giorni di trattative, in cui i terroristi chiesero invano la liberazione di undici detenuti della RAF, il corpo privo di vita di Schleyer fu ritrovato nel baule di una macchina in Alsazia. Nel frattempo il cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt e il suo cabinetto di crisi si trovarono a fronteggiare anche il dirottamento dell'aereo della Lufthansa "Landshut", partito da Maiorca il 13 ottobre; un dirottamento conclusosi con la liberazione degli 86 passeggeri a seguito dell'irruzione di forze speciali di polizia dopo un'odissea di cinque giorni. Il dirottamento del Landshut non fu opera della RAF, ma di terroristi del Fronte Popolare di Liberazione Palestinese che però legarono la loro azione anche alla battaglia del terrorismo rosso tedesco.
Tre mebri della RAF (Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Rasper), in carcere in regime di massima sicurezza a Stoccarda e di cui con il rapimento di Schleyer si voleva ottenere la liberazione, morirono in cella nella stessa notte della liberazione del "Landshut". Ufficialmente si parlò di suicidio, ma ancora oggi non sono stati diradati tutti i dubbi sulla versione ufficiale; dubbi alimentati già al tempo, tra gli altri, dagli avvocati dei terroristi in carcere, tra cui Otto Schily, che oltre vent'anni dopo entrerà a far parte come ministro dell'interno del governo rosso-verde guidato da Schröder.

L'azione terroristica della RAF doveva continuare fino alla fine degli anni '90, quando gli esponenti della cosiddetta terza generazione decisero di sciogliere l'organizzazione. In un documento arrivato il 20 aprile 1998 al Bundes Kriminalamt si legge:

Vor fast 28 Jahren, am 14. Mai 1970, entstand in einer Befreiungsaktion die RAF. Heute beenden wir dieses Projekt. Die Stadtguerilla in Form der RAF ist nun Geschichte (Fonte: Wikipedia.de)

[Quasi 28 anni fa, il 14 maggio 1970, in un'azione di liberazione nacque la RAF. Oggi noi poniamo fine a quel progetto. La guerrilla cittadina nella forma della RAF fa ora parte della storia]

La nuova faccia del terrorismo


Il terrorismo politico degli anni settanta ha lasciato spazio negli ultimi anni al cosiddetto terrorismo internazionale, specie quello di matrice islamica. Questo cambiamento non ha risparmiato neanche la Germania, che per alcuni anni aveva creduto di godere di una specie di bonus dovuto all'aperto atteggiamento di miscredenza rispetto alla politica americana in Iraq e culminato con il rifiuto dell'ex cancelliere Schröder di partecipare alla seconda guerra del Golfo.

Ora sembra che le forze di polizia siano riuscite ad arrestare tre presunti terroristi che stavano preparando un attacco sul suolo tedesco con un quantitativo di esplosivo enormemente superiore a quello usato a Madrid. L'arresto dei tre giovani (tutti sotto i 28 anni) è avvenuto il 5 settembre scorso.

5 settembre 1977- 5 settembre 2007: solo una coincidenza?


La notizia dell'arresto dei tre presunti terroristi tedeschi ha avuto una vasta eco anche in Italia e non necessita, credo, di ulteriori informazioni. L'unico punto da precisare mi sembra quello relativo alla pericolosità dell'attentato: ai media italiani (vedi ad esempio il Giornale) è sfuggito il fatto che la polizia aveva da tempo provveduto a sostituire la miscela esplosiva con un preparato innocuo. Quello su cui però vorrei tentare di ragionare è la valenza politica di questo arresto.


Innazitutto la data: il 5 settembre era il trentesimo anniversario del rapimento di Schleyer. Tutti i media hanno ricordato l'evento. I giornali sono usciti con inserti speciali e molte pagine dedicate alla ricorrenza. I principali canali televisivi non hanno mancato la ricorrenza presentando approfondimenti e film. In un certo senso il ricordo del terrorismo rosso di trenta anni fa ha creato così una maggiore sensibilità al tema in generale e aperto la strada per tantissimi confronti e parallelismi. In secondo luogo il dibattito politico sul terrorismo, portato avanti da mesi all'interno e all'esterno della coalizione di governo è arrivato ora all'apice. Uno dei punti di maggior scontro è quello del livello di controllo che si vuole permettere allo stato, di cui forse la misura simbolo per eccellenza è la cosiddetta Online Durchsuchung cioè la possibilità per le forze dell'ordine di controllare, senza avvisare l'interessato, il computer di ogni persona sospetta. Sulla validità e operabilità tecnica del progetto (troiani allegati a mail di istituzioni) non mi pronuncio, anche se ho parecchi dubbi, ma sull'uso strumentale degli arresti del 5 settembre scorso mi sento di esprimere alcune critiche.

Il progetto di spiare segretamente il contenuto di computer di privati cittadini sulla base di un sospetto viene portato avanti con vigore e insistenza da Schäuble, ministro dell'interno della CDU, che da sempre si batte per una presenza più forte dello stato e delle forze dell'ordine nella vita quotidiana del popolo tedesco (in questo senso va intesa anche la sua ricorrente proposta di modifica costituzionale per permettere l'utilizzo dell'esercito per operazioni di polizia all'interno dei confini tedeschi). Dal punto di vista politico, poi, l'osservazione segreta online si presenta come un tema assai complicato, perché richiede da una parte un lavoro di persuasione all'interno della stessa CDU/CSU e perché, per via dei dubbi di costituzionalità, è legato anche alla ricerca di un'amplissima maggioranza in grado di approvare eventuali riforme costituzionali che si rendessero necessarie per la sua messa in atto. Inoltre, fra pochi mesi, inizia una serie di elezioni politiche regionali che vengono viste come il principio della prossima campagna elettorale nazionale. Una legge che vada a ledere in maniera così evidente e massiccia i diritti dei cittadini in prossimità di elezioni così importanti è quindi da raggiungere solo con il maggior consenso possibilie della popolazione e dell'opinione pubblica.

È proprio qui che si inserisce la ricorrenza del deutschen Herbst legata all'arresto dei tre presunti terroristi. L'autunno del '77 ha portato con sé un pacchetto di leggi speciali che lo stato si diede per combattere il terrorismo. I terroristi arrestati furono tenuti in un regime di assoluta isolazione, furono limitati i loro diritti e regolamentata in modo restrittivo la comunicazione con i loro avvocati. Cioè lo Stato non esitò ad intaccare la libertà del singolo cittadiino per dotarsi delle armi necessarie a vincere la battaglia contro il terrorismo rosso. Ora la storia si ripete. Davanti al pericolo del terrorismo, anche se di altra natura, il governo vorrebbe dotarsi di poteri speciali per poter meglio rispondere alla nuova minaccia che oggi viene certamente da persone che non lavorano più con il ciclostile. In un dibattito caldo da mesi, inserito in una prospettiva storica dall'anniversario del rapimento di Schleyer, si incastra perfettamente l'arresto dei tre ragazzi che stavano preparando un attentato sul suolo tedesco.

Impatto dell'arresto sull'opinione pubblica tedesca


Come è già successo con la regolamentazione del trasporto di liquidi in aereo dopo i (presunti) attentati sventati in Inghilterra, anche questo fatto ha contribuito in maniera notevole a cambiare l'umore dell'opinione pubblica. Se, infatti, fino alla fine di agosto la maggioranza, almeno a livello politico, era contraria alla online Durchsuchung (vedi ad esempio l'articolo di Heise.de), gli arresti del 5 settembre hanno rivoltato le statistiche e ora sembra che il 58% dei tedeschi sia favorevole.

Schäuble, il regista neanche troppo occulto dellintera operazione legata all'arresto dei presunti terroristi islamici sembra aver giocato bene le sue carte, visto che ora ha dalla sua non solo l'opinione pubblica, ma anche alcuni politici dell'opposizione, come Ehrhart Körting, l'equivalente del ministro degli interni del Land di Berlino.

martedì 31 luglio 2007

La malattia italiana della politica tedesca

Un articolo de La Stampa sul bilancio di metà governo dell'esecutivo Merkel


Sulla versione online de La stampa è uscito il 30 luglio un interessante articolo di Carlo Bastasin che tenta di tracciare un bilancio dei primi due anni di governo dell'esecutivo guidato dalla cancelliera Angela Merkel e prova a formulare alcune ipotesi di sviluppo futuro.


Merkel dai due volti: forte in politica estera...


L'analisi si rivela a mio parere interessante e calzante, anche se forse non coglie la particolarità della prima donna tedesca a capo del governo federale della Germania. Angela Merkel ha mostrato a mio parere in questi due anni due volti ben diversi: in politica estera è riuscita a conquistarsi la fiducia di tutti e ha ottenuto risultati importanti, mostrando più attaccamento ai valori democratici del proprio predecessore Gerhard Schröder. Il semestre di presidenza europea e l'incontro dei G8 ad Heiligendamm sono stati prove difficili che la Merkel, a detta di tutta la stampa estera, ha superato brillantemente e dove non è ruscita ad ottenere risultati soddisfacenti le colpe non sono sue (vedi lo strappo della Polonia sulla Costituzione europea). La cancelliera tedesca ha inoltre avuto da subito il coraggio di parlare chiaramente con i partner scomodi ma irrinunciabili del proprio paese. Ha ricordato a Putin (che Schröder aveva definito "lupenreiner Demokrat", uno spirito democratico senza macchia) più volte e apertamente il valore dei diritti umani e ha espresso a Bush le sue perplessità per le scelte americane in Medio Oriente.


A livello europeo la Merkel ha però concesso troppo, a mio avviso, alla lobby automobilistica (molto forte in Germania) all'interno del dibattito sulla politica ambientale e di riduzione dei gas di scarico, opponendosi a limiti severi e vincolanti.


... e debole inpolitica interna


In politica interna, invece, Angela Merkel non gode della fiducia e della stima che le riconoscono la stampa e l'opinione pubblica internazionale. Il consenso a cui accenna anche Bastasin nel suo articolo è effettivamente alto, ma è ben lungi dal rendere bene il polso della situazione. Da una parte la cancelliera si fa forte di uno sviluppo economico notevole, con una grande ripresa in termini assoluti e con entrate fiscali a livelli da record, dall'altra si vede confrontata con una serie di problemi che né lei né la sua coalizione di governo sembrano in grado di risolvere.


La fermezza che le viene riconosciuta a livello internazionale non viene percepita nella vita politica interna, dove, anzi, la sua voce si fa sentire troppo poco. Troppo spesso i ministri dell'esecutivo litigano tra di loro e rendono ancora più marcata la sensazione di una mancanza di guida forte e decisa. È proprio lo spessore politico che le manca, l'autorevolezza per zittire tutte le prime donne dell'arena politica, dove può contare su sempre meno estimatori anche all'interno della propria frazione. Paradossalmente Angela Merkel ha infatti più problemi con i propri ministri che con quelli del partito di coalizione, la SPD. Jung, ministro della difesa, da l'impressione di essere costantemente fuori ruolo. Tiene un basso profilo più per necessità che per scelta e su tutte le decisioni importanti (vedi Afganistan) sembra non avere molta voce in capitolo. Seehofer e Glos sono della CSU, costola bavarese politicamente indipendente dei cristiano sociali e hanno al momento grossi problemi di leadership regionale. Soprattutto Glos soffre molto il fatto di essere un ripiego, cioè un candidato di riserva capitato per giochi più grandi di lui su un ministero importante come quello dell'economia. Ci sono poi il ministro della famiglia, Ursula von der Leyen, che da quasi un anno riceve costantemente critiche pesantissime da parte dei propri compagni di partito e vive quasi da separata in casa e Annette Schavan, che la riforma federale di questo governo ha definitivamente trasformato in inutile ministro dell'istruzione, in quanto il nuovo quadro di riferimento federale trasferisce tutte le competenze in tema di politica scolastica ai Länder federali. E infine c'è il ministro dell'interno, Wolfgang Schäuble, uno dei decani della politica tedesca, che però, ai tempi dello scandalo per i fondi neri del partito, la Merkel ha contribuito ad affondare assieme ad Helmut Kohl, impedendogli di aspirare a diventare Bundeskanzler, cancelliere federale.


Proprio la già accennata riforma federale ha sancito infine lo scoppio definitivo della guerra tra i vari livelli della CDU, divisa tra necessità politiche nazionali e interessi locali. Più volte il Bundesrat, la camera dei Länder, dominata dalla CDU, ha bocciato proposte di legge votate dal Bundestag, il parlamento nazionale, dove la stessa CDU è partito di maggioranza all'interno della coalizione di governo. L'esempio più paradigmatico è sicuramente quello della legge antifumo, che in primavera il governo ha approvato a maggioranza per poi scoprire di avere in realtà appena trasferito alle regioni la competenza per legiferare in materia. I Länder hanno rifiutato la proposta del governo e non sono riusciti a trovare l'accordo, con il risultato che ora entreranno in vigore 16 leggi diverse (le prima proprio domani, 1 agosto 2007).


Dal punto di vista della riforma dello stato sociale, Angela Merkel si vede confrontata con un bilancio difficile da interpretare. Gli esperti e il mondo economico hanno salutato positivamente l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni. Molto meno ben disposta è stata però la reazione della gente comune, soprattutto di quelli che escono sconfitti dal corso di riforme delle ultime due legislature (i cosiddetti Hartz IV-Empfänger). A coronare il tutto c'è stata poi la riforma del sistema sanitario, che ha largamente mancato gli obiettivi che si era riproposta e che minaccia di svantaggiare nuovamente i ceti meno abbienti.


Prospettive per la fine della legislatura


L'articolo di Bastasin mette poi in guardia da un pericolo appena nato, quello della sinistra populista che cavalca lo scontento generato da queste riforme e propone lo scenario di coalizioni future sempre più legate ai singoli temi e libere dai laccetti ideologici. Se in linea di massima il discorso è accettabile, stupisce però l'estrema vicinanza che Bastasin vede tra la CDU e i verdi:


L’avvicinamento dei temi tra i due partiti infatti è straordinario: ambiente, clima, diritti umani, ruolo femminile, politiche della famiglia, vincoli generazionali, politica di bilancio



In realtà su quasi tutti questi temi la distanza tra i cristiano sociali della Merkel e i verdi è notevole. Sul clima e sull'ambiente la CDU sta tentando ancora di contrastare l'abbandono al nucleare deciso dal governo precedente e si mostra assai accondiscendente nei confronti dei poteri forti dell'industria, nicchiando spesso su vincoli severi in tema di emissioni inquinanti. Sui diritti umani proprio Schäuble, ministro degli esteri in carica, vuole imporre una serie di restrizioni che vanno sotto l'etichetta di "lotta al terrorismo" (vedi la perquisizione online non autorizzata e segreta dei computer) che non sono assolutamente conciliabili con le idee dei verdi. Sul ruolo femminile e la politica della famiglia, poi, abbiamo già detto come la ministra von der Leyen sia isolata nel proprio partito. Oltretutto va rimarcato come il dibattito sul ruolo della donna sia uno dei temi meno sentiti da un governo che è guidato da una donna (ma va notato che Angela Merkel ha accentuato la sua femminilità solo in campagna elettorale, per tornare poi, una volta eletta, a presentarsi come figura politica asessuata). I vincoli generazionali sono uno dei grandi temi su cui la coalizione si spaccherà (definitivamente?) nei prossimi due anni. Sulla politica economica e di bilancio infine, mi sembra che le differenze tra CDU e verdi siano forse ancora più notevoli che sugli altri temi, in quanto in questo campo l'impostazione ideologica è ancora troppo forte.


Certo, rimane il fatto che i sondaggi vedono i cristiano sociali piuttosto forti e i socialdmeocratici sempre più deboli. Rimane il fatto che la leadership di Guido Westerwelle, il capo dei liberali, verrà messa sempre più in discussione e che una sconfitta (in termini numerici, ma anche di non partecipazione al governo) alle prossime elezioni sarà per lui forse impossibile da gestire se non con le dimissioni e che la sinistra populista dei Linke ha in Lafontaine e Gysi due figure carismatiche, due grandi comunicatori che riusciranno a sfruttare il malcontento sociale degli strati esclusi dal boom economico di questi mesi.


A tutto questo daranno risposta i prossimi due anni che, su questo concordo con Bastasin, rischiano di italianizzare molto la politica tedesca.

martedì 24 luglio 2007

Italia e Germania: fine di un amore?

Convegno a Villa Vigoni: rapporti buoni, ma c'è un raffreddamento


Nell'ambito dell'Incontro dei giornalisti italiani e tedeschi - I media e la cultura tenutosi dal 12 al 15 luglio scorsi a Villa Vigoni, il centro italo-tedesco ospitato in una stupenda villa sulle rive del lago di Como, rappresentanti della stampa italiana e tedesca hanno discusso sullo stato dei rapporti tra l'Italia e la Germania non solo dal punto di vista economico e politico, ma anche a livello di presenza nei media.


Italia e Germania: il rapporto economico

Il rapporto tra i due paesi è cambiato innanzitutto dal punto di vista economico. Esso rimane imprtante, ma mostra segni di asimmetria crescente. La Germania rimane il partner commerciale più importante per l'Italia, mentre l'Italia scende nella scala dei paesi che fanno più affari con la Germania, dalla quarta posizione (nel 2004) alla sesta posizione al giorno d'oggi. Stando a quanto riporta la confederazione dell'industria alimentare tedesca, nel 2006 la Germania ha esportato in Italia merci per un valore complessivo di 59,8 miliardi di euro. La suddivisione delle merci per tipologia vede al primo posto il settore automobilistico; a seguire i settori meccanico, elettronico e chimico. In quinta posizione il settore alimentare.

Dall'Italia verso la Germania, nello stesso anno, sono uscite merci per un valore di poco inferiore ai 40 miliardi di euro, con una suddivisione per settori simile a quella appena accennata per la Germania. I tedeschi sono inoltre il settimo paese per investimenti in Italia (Fonte: ministero degli esteri tedesco).


Italia e Germania: il rapporto politico

Dal punto di vista politico, a parte le dichiarazioni di circostanza delle autorità ( Valerio de Parolis, intervenuto all'incontro di Villa Vigoni in rappresentanza del ministero degli Affari Esteri, ha affermato che "non è possibile parlare di raffreddamento tra i due Paesi". Italia e Germania "sono molto vicine in politica europea e stanno rafforzando la componente economica" [fonte: Alice News]), si può veramente affermare che dopo la fine del governo Berlusconi i rapporti si sono intensificati. Soprattutto in politica estera e sul tema dell'unificazione europea l'Italia e la Germania hanno idee e obiettivi molto simili. Stefan Ullrich, corrispondente dall'Italia per la Süddeutsche Zeitung, afferma che in questo momento a Roma c'è il governo più filogermanico di sempre, cosa che non stupisce, vista l'ammirazione che Romano Prodi ha sempre avuto per il sistema tedesco.


Italia e Germania nei media

Sesul piano politico politico il rapporto sembra essersi risvegliato, è però nella rappresentazione nei media e nella percezione della gente comune che il lungo amore tra Italia e Germania sembra essersi assopito. A livello generale credo si possano distiguere chiaramente alcuni punti che contraddistinguono i media e di riflesso l'immagine che un popolo ha dell'altro. Sia in Italia sia in Germania si assiste ad un disinteresse più marcato per i temi cosiddetti "importanti". Spesso le notizie dell'altro paese che vengono presentate sono scelte per catturare l'attenzione e finiscono così spesso per riprendere (e rafforzare) vecchi pregiudizi. Inoltre, come lamenta Heinz Joachim Fischer, corrispondente dall'Italia per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, voce importante di uno dei giornali più prestigiosi della Germania, per il popolo tedesco l'Italia e gli italiani hanno perso l'appeal che avevano una volta.


In un incontro tenutosi a metà maggio di quest'anno a Trento alla Fondazione Bruno Kessler, si è ceracto di analizzare proprio il perché di un lento ma progressivo indebolimento del rapporto tra Italia e Germania. La colpa sembra ricadere prevalentemente sul nostro Paese, incapace di modernizzarsi, di reinventarsi e di presentarsi preparato alle sfide del mondo moderno. Un articolo di Giampaolo Visetti per Repubblica riporato da Blogosfere riassume così lo stato delle cose:

La Germania ha capito che è inutile perdere tempo con l'Italia. Alla fine degli anni Ottanta, Roma non ha compreso il significato della disintegrazione sovietica e ha perso il treno della riunificazione tedesca. Con l'era di Berlusconi, Fini e Bossi, i sepolti stereotipi antiitaliani sono riesplosi nella nuova repubblica di Berlino. Ma se oggi si parla meno di Italia in Germania, non è causa dell'opzione americana del quinquennio forzista: è perchè, dell'Italia, si parla sempre meno in tutto il mondo.


Copertina del settimanale Spiegel del luglio 1976

A livello culturale la presenza dell'Italia in Germania sembra accusare colpi rispetto, ad esempio, a quella spagnola, trainata dal grande fascino dell'America Latina e da una politica culturale accorta e ben finanziata da parte di Madrid (chi ha visto un Istituto Cervantes sa di cosa parlo). L'immagine dell'italiano e dell'italianità in Germania sta tornando ad essere quella di 30 anni fa (proprio oggi è il trentennale della famosa copertina dello Spiegel, con una pistola a condire un piatto di spaghetti): l'articolo razzista di Achilles sullo Spiegel dello scorso anno in occasione dei mondiali (articolo non più disponibile online, che accusava gli italiani di essere parassiti. Una versione in pdf è disponibile nel blog di Gennaro Sposato) è sintomo di un modo di vedere mutato a livello generale. I tedeschi sono diffidenti nei confronti degli italiani e non credo sia un caso se hanno tradotto il titolo del film di Moretti Il Caimano, in uscita in questi giorni nelle sale tedesche, in "Der Italiener".


Più che una traduzione, un giudizio morale.

venerdì 13 luglio 2007

L'influenza delle chiese tedesche sulla vita politica del paese

Mixa: il vescovo che vuole il creazionismo nei piani di studio


Mons. Mixa, vescovo cattolico della città di Augusta, ha contribuito a rialzare un polverone che si era ormai calmato sul tema del creazionismo a scuola. Il titolare episcopale della diocesi bavarese è riuscito per la seconda volta in pochi mesi a catapultarsi nel cuore di un dibattito, o meglio, a diventare oggetto del dibattito stesso, pur non avendo contribuito a far nascere il dibattito stesso.


Un vescovo recidivo: la polemica sulla famiglia

La prima volta mons. Mixa era balzato agli onori delle cronache per la critica che aveva rivolto alla politica del ministro per la famiglia, Ursula von der Leyen (dei cristiano-sociali), che aveva combattutto una coraggiosa battaglia per ottenere un aumento dei fondi a disposizione per l'assistenza pubblica dei bambini in asili nido già a partire dal primo anno di vita. Per una serie di motivi complessi, infatti, la Germania ha un servizio pubblico in questo settore che è fortemente sotto la media dei paesi europei. Dal dopoguerra ad oggi accudire i figli in età prescolare è sempre stata una prerogativa della famiglia. Una prerogativa che, a fronte di una situazione sociale profondamente mutata (maggiore flessibilità, necessità di lavorare per entrambi i genitori, maggior numero di divorzi e di madri sole, minor disponibilità delle famiglie di origine ad aiutare), si sta trasformando in una condanna. Anche un partito conservatore come la CDU, a cui il ministro von der Leyen appartiene, ha preso coscienza di questo e, pur con parecchie difficoltà, sta cercando di formulare proposte di interventi sociali che siano al passo coi tempi.


Mons. Mixa si è inserito di prepotenza nel dibattito sul potenziamento degli asili nido (il ministro von der Leyen voleva inserire nella costituzione il diritto di ogni bambino ad avere un posto gratuito in un asilo nido) invitando lo stato a non intromettersi in queste cose, perché l'educazione dei piccoli è compito delle madri: togliere loro i figli subito dopo la nascita per affidarli all'educazione dello stato equivale a degradare le donne a macchine da parto (Gebärmaschine). Su questo tema invito a leggere anche il post di Gennaro Sposato, vice segretario dei DS Germania (Il post contiene anche un commento di Giovanni Boggero, di Germanynews, di opinone contraria.)


La polemica sul creazionismo

La seconda polemica che mons. Mixa è riuscito a cavalcare (ripeto, non a mettere in moto e questo è un aspetto che riprenderemo alla fine di questo post) riguarda l'introduzione del creazionismo nei piani di studio di biologia per le scuole superiori.


Creazionismo a scuola? cronologia del dibattito

Queste le date e gli avvenimenti principali del dibattito sul tema:


  • All'inizio di luglio un documento della Commissione Cultura del Consiglio d'Europa mette in evidenza, tra l'altro, che il creazionismo viene tollerato in alcune scuole superiori dell'Assia, come riporta la SZ del 2 luglio.
  • A questo reagisce il ministro per l'istruzione dello stato federale dell'Assia, Karin Wolff, che ha proposto di inserire il creazionismo nei piani di studio di biologia per le scuola superiori.
  • La proposta ha subito incassato le critiche di parecchi rappresentanti di varie forze politiche. A favore si è però espresso il Capo del governo dell'Assia, il cristiano sociale Roland Koch, compagno di partito della ministra.
  • Mentre la chiesa evangelica, per la quale Karin Wolff ha lavorato come insegnate di religione prima di entrare in politica, ha duramente criticato la proposta, mons. Mixa si è espresso positivamente sull'argomento. Da parte cattolica è da segnalare inoltre anche l'appoggio alle idee di Karin Wolff da parte di un teologo che si pone in modo diametralmente opposto al vescovo di Augusta, cioè Hans Küng.


Mentre Küng ha ridimensionato la notizia, chiarendo forse per primo che Karin Wolff non intendeva essere cavallo di troia dei creazionisti con la sua proposta, mons. MIxa ha cavalcato per la seconda volta in pochi mesi una polemica montata dai media per presentarsi come il paladino dell'intransigenza cattolica. In questo modo ha messo però a nudo la sua difficoltà e la difficoltà della chiesa cattolica tedesca di guidare il dibattito morale e politico. Il monsignore di Augusta si ritrova ora a dover difendere le sue posizioni, un compito scomodo reso ancora più difficile dal fatto che il ministro citato ha fatto pubblica ammissione, pochi giorni fa, di omosessualità, comparendo ad una festa pubblica con la sua compagna di vita. L'intransigente vescovo cattolico e la protestante lesbica... Siamo curiosi di vedere come ne uscirà questa volta mons. MIxa.



lunedì 9 luglio 2007

Alcool: tolleranza zero per i neopatentati

Alcool al volante: dall'1/08 la patente a rischio per i giovani


Con la votazione favorevole della camera dei Länder la Germania ha approvato una legge restrittiva che prevede tolleranza zero nei confronti dei neopatentati sopresi alla guida con tracce di alcool nel sangue.


Neopatentati: cosa dice la legge tedesca


La legge introduce il livello zero, cioè il divieto assoluto di bere per chi si mette alla guida e ha la patente da meno di due anni o non a ancora compiuto i 21 anni. Per chi non si attiene alle regole sono previste multe fino a 125 euro, che in Germania è una somma piuttosto alta per una multa, due punti (su venti totali) sulla patente, e la sospensione della patente (se il livello di alcool supero lo 0,5 per mille).


Alcool alla guida: Il confronto tra il codice stradale tedesco e italiano


Le misure restrittive in Italia sono certamente più draconiane: uno studio presentato da Repubblica mostra come sulle infrazioni legate alla guida in stato di ebrezza accertate dalla polizia stradale in Italia tra il 1 luglio 2003 (entrata in vigore della patente a punti) e il 1 marzo 2007, sono stati prelevati in media 10 punti dalla patente, come effettivamente prescrive la normativa vigente. Inoltre la legge italiana prevede arresto fino a tre mesi e una multa fino a 4000 euro. Tutto questo non considerando l'inasprimento delle pene voluto dal disegno di legge Bianchi approvato alla Camera il 19 giugno 2007 che prevede, tra l'altro, il divieto per neopatentati (3 anni di patente) di mettersi alla guida di mezzi troppo potenti.


Stato di ebrezza: in Italia molta strada da fare


In questo controllo impari sulle sanzioni, però, ci sono alcuni punti da chiarire:


  • Fra i ragazzi tedeschi chi guida è abituato a non bere. La maggior parte delle persone si attengono a questa regola e chi non beve perché deve guidare non è considerato lo sfigato di turno.
  • Secondo l'ASAP (il portale sulla sicurezza stradale) i ragazzi italiani neopatentati (massimo 3 anni di patente) sono i meno controllati d'Europa (solo il 3% è stato controllato con etilometro, contro il 16% della media europea per il periodo 2002-2004)
  • Nello stato federale del Rheinland-Pfalz, preso qui a d esempio, nel 2006 il numero degli incidenti causati da guida in stato di ebrezza è diminuito nuovamente da 3351 a 3017 (-10%). Nel periodo 2003-2006 la riduzione è stata del 19%. [fonte: Polizei RPL]

Ancora un dato: a fronte di più morti per alcool sulle strade, gli italiani sono quelli che in media bevono di meno in assoluto in tutta la Comunità Europea. [fonte: EU]

venerdì 6 luglio 2007

La Germania di oggi tra nazisti e comunisti

Come la Germania cerca di chiudere i conti col suo passato


In tedesco si chiama Vergangenheitsbewältigung ed è una parola che indica l'atto di confrontarsi con la propria storia per superarne in modo maturo i traumi sforzandosi di creare una memoria collettiva.


È una delle tante parole difficili da tradurre, ma ha la sua buona ragione di esistere, visto che la Germania ha conosciuto, nel secolo scorso, due dittature: quella nazionalsocialista di Hitler e quella comunista del dopoguerra.
Eppure se oggi in Germania si parla di Vergangenheitsbewältigung lo si fa quasi solo in relazione al periodo nazista. Degli oltre quattro decenni di separazione della Germania in due paesi e della segregazione di milioni di tedeschi dietro i confini di una delle peggiori dittature della storia sembra non volersi ricordare nessuno. La seconda guerra mondiale è finita più di sessant'anni fa e ancora è onnipresente nei ragionamenti dei politici, nelle lezioni di storia a scuola, nelle piazze del paese, nel rapporto con gli ebrei e nella vocazione essenzialmente antimilitare del popolo tedesco. Il muro di Berlino, invece, è caduto solo diciotto anni fa, eppure l'interesse per questo capitolo,lunghissimo e dolorosissimo, della storia della Germania non trova, tra gli stessi tedeschi, che sporadici afflati di interesse.


Un paio di anni fa, con la cosidetta Ostalgie (nostalgia per il tempo in cui esisteva la Germania Est) c'è stato addirittura un tentativo inconscio e collettivo di revisionismo: nel cuore di una delle più lunghe crisi economiche del dopoguerra, infatti, i tedeschi dell'Ovest rimpiangevano i tempi in cui non erano chiamati a sovvenzionare la rinascita dell'Est e i milioni di tedeschi dell'Est, delusi ed esclusi in maniera sproporzionata dalle promesse del mondo capitalistico, rimpiangevano il tempo in cui vivevano sì senza libertà, ma non dovevano preoccuparsi di arrivare a fine mese.


L'esempio dell'Istituto per la conservazione dell'archivio della Stasi


Poco dopo la caduta del muro, il regime comunista diede ordine di cominciare con la distruzione sistematica di tutti i documenti della Stasi (Ministerium für Staatssicherheit). Durante gli oltre quarant'anni di vita delle DDR (Deutsche Demokratische Republik) questo "Ministero per la sicurezza dello stato" aveva raccolto materiale su milioni di cittadini instaurando una cultura del sospetto in cui tutti si spiavano: tra vicini di casa, al lavoro, al bar e anche tra parenti e familiari.


Per fortuna il regime cadde prima che l'opera di distruzione di questo immenso archivio (si parla di alcuni chilometri di cartelle) potesse essere portata a termine. I governi della Germania unita hanno istituito così una struttura apposita per la conservazione e la consultazione di quegli atti, la cosiddetta Birthler-Behörde. Questo istituto, creato e finanziato dallo stato tedesco, è stato negli anni al centro di varie polemiche, come ad esempio la battaglia, poi persa in tribunale, di questo ufficio con l'ex Cancelliere Kohl, per rendere pubblici gli atti raccolti dalla Stasi su personalità pubbliche. Un'altra grossa polemica è stata scatenata dal fatto che solo alcuni anni dopo la creazione si è scoperto che le persone incaricate della gestione di questa struttura e dei milioni di fascicoli avevano assunto alcuni ex dipendenti del Ministero per la sicurezza, cioè della Stasi. I cosiddetti carnefici avevano quindi accesso ai e potere sui documenti che attestavano l'atrocità del loro operato e questo a tutto svantaggio delle vittime. La risposta dei riesponsabili in questo caso fu alquanto pragmatica: solo chi aveva contribuito a creare quella mole incommensurabile di documenti era anche in grado di capirci qualcosa, di raccapezzarcisi e fornire così le indicazioni necessarie per la gestione. Questa è anche la tesi sostenuta da Günter Hellmich in un suo commento per il Deutschlandfunk.


Il documento programmatico del governo sul futuro dei luoghi della memoria storica


Chi ha visto il film "Le vite degli altri" (in originale: Das Leben der Anderen) si è fatto una minima idea di cosa fosse capace di organizzare la Stasi e di quanto, lungi da ogni Ostalgie, la vita al di là del muro fosse dura e ingiusta. Ma a parte il contributo di questo bellissimo film, gli sforzi della gente e della classe dirigente del paese per chiudere definitivamente i conti con questo passato sono minimi. È notizia di questi giorni, infatti, che la Birthler-Behörde avrà una riduzione dei finanziamenti e che si sta discutendo su una sua chiusura anticipata rispetto ai tempi che la stessa Birthler, una tedesca dell'ex germania Est chiamata a dirigere l'ufficio, ha indicato come oggettivamente pensabili. La Birthler-Behörde potrebbe infatti chiudere nel 2010, come riporta il quotidiano Die Welt, alla scadenza del mandato della Birthler stessa, invece che nel 2020 come proposto dall'attuale responsabile.


Bernd Naumann, ministro federale della cultura, ha da poco pubblicato un documento che traccia le linee guida della politica tedesca in questo campo. In questo documento si dice chiaramente che:


  • Der Koalitionsvertrag zwischen CDU, CSU und SPD vom 11. November 2005
    sieht vor, die Gedenkstättenkonzeption „mit dem Ziel der angemessenen Berück-
    sichtigung der beiden Diktaturen in Deutschland“ fortzuschreiben.

    [Il contratto di coalizione tra CDU, CSU e SPD dell'11 novembre 2005 prevede che si prosegua il progetto riguardante i monumenti della memoria storica con "l'obiettivo di arrivare a dare la giusta considerazione ad entrambe le dittature della Germania."]
  • Pur riconoscendo che proprio nel campo del confronto con la DDR e il regime comunista c'è bisogno di uno sforzo maggiore, però, il documento riconosce l'unicità del nazionalsocialismo:

    Der differenzierte Umgang mit den beiden totalitären Systemen in Deutschland ist eine zentrale historische und moralische Verpflichtung bei der Pflege des Geschichtsbewusstseins. Dabei ist den Unterschieden zwischen NS-Terrorherrschaft und SED-Diktatur Rechnung zu tragen. Das nationalsozialistische Deutschland verursachte millionenfaches Leid durch seine menschenverachtende Verfolgungs- und Vernichtungspolitik sowie brutale Eroberungskriege. Die Erinnerung an die NS-Terrorherrschaft wird durch das Wissen um die Singularität des Holocaust bestimmt. Dem Völkermord an den europäischen Juden als Menschheitsverbrechen bisher nicht gekannten Ausmaßes kommt in der deutschen, europäischen und weltweiten Erinnerungskultur unvergleichliche Bedeutung zu.

    [L'approccio differenziato con entrambi i sistemi totalitari della Germania è un dovere storico e morale di vitale importanza nella cura della coscienza storica. In questo bisogna tenere presente le differenze tra il terrore del nazionalsocialismo e la dittature della SED (il partito socialista unico della Germania dell'Est - nda). La Germania nazionalsocialista ha causato dolore a milioni di persone attraverso una politica di persecuzione e distruzione che disprezzava la dignità umana e attraverso brutali guerre di annessione. La memoria dei crimini del nazionalsocialismo è caratterizzata dalla unicità dell'olocausto. Al genocidio degli ebrei d'Europa inteso come crimine contro l'umanità di dimensioni fino ad allora sconosciute spetta, nella cultura della memoria tedesca, europea e mondiale, un'importanza ineguagliabile.]

Il documento, quindi, ribadisce un concetto che, in Germania, è stato spesso oggetto di polemiche: l'unicità dell'olocausto. Di fronte a questo approccio al problema, quindi, le vittime della dittatura comunista si vedono relegare in secondo piano rispetto alle vittime del regime hitleriano. La questione è delicata, soprattutto perché il clima politico e culturale ancora non permette lo svolgimento di un dibattito calmo e oggettivo sull'argomento: chiunque metta in dubbio l'unicità dell'olocausto, volendo in questo modo non sminuire l'importanza storica della Shoà, ma volendo rivalutare l'atrocità di genocidi compiuti in seguito, viene tacciato di antisemitismo e quindi autometicamente delegittimato come interlocutore.


A fronte di quanto detto, quindi, non stupisce che il documento, pur promettendo in teoria un impegno maggiore nell'opera di evocazione della memoria dei crimini della SED, chieda un sostanziale indebolimento dell'ufficio guidato dalla signora Birthler e ne lasci intravedere lo scioglimento in un futuro non troppo lontano, anche in considerazione del fatto che lo scorso anno ci sono stati quasi 100.000 cittadini che hanno chiesto di poter visionare il proprio fascicolo presso l'ufficio.