Se un messaggero del cielo scendesse e mi garantisse che la mia morte servirebbe a rafforzare la nostra lotta, varrebbe la pena morire.
Ma l'esperienza ci insegna il contrario. [...] Io voglio vivere.
Nel 2007 dati positivi, ma la Germania esporta di più
I dati non sono ancora completi ed è difficile dire come la seconda parte del 2007 sia andata, ma le cifre fino ad ora disponibili sembrano indicare un aumento degli scambi tra l'Italia e la Germania.
Come riporta NewsItaliaPress, il primo semestre ha segnato un aumento delle esportazioni di merce italiana verso la Germania del 12% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Più o meno identica è la crescita del dato dell'export dalla Germania verso l'Italia. In termini assoluti la Germania ha venduto in Italia merce per un valore complessivo di quasi 34 miliardi di Euro, mentre l'Italia ha esportato beni per un valore di poco superiore ai 22 miliardi. La bilancia è quindi decisamente a favore della Germania.
La crescita delle esportazioni dall'Italia verso la Germania fa registrare, secondo Maria Ines Aronadio, direttrice dell'ufficio ICE di Berlino, una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, con un aumento percentuale considerevole rispetto a tutti gli altri paesi venditori.
Come prontamente riportato da Germanynews, stamattina il capo della Deutsche Post, uno dei colossi mondiali della logistica, è stato accusato di sospetta evasione fiscale.
Ancora è presto per capire quello che succederà e quanto c'è di vero in questa storia, ma Zumwinkel è sicuramente una delle persone più influenti del paese. Se dovesse saltare fuori che l'evasione fiscale non è solo una questione personale, ma che ci dovessero essere altre irregolarità (le indagini erano partite per far luce su vendita di azioni sulla base di informazioni riservate), la posizione di Zumwinkel diventerebbe indifendibile.
A quel punto il potente manager potrebbe vuotare il sacco. E molti politici, da cui ha ricevuto e a cui ha fatto favori (si pensi, per restare agli ultimi mesi, al salario minimo per i postini), potrebbero non dormire sonni tranquilli.
Nel 2007 una ripresa delle presenze tedesche in Italia
Nonostante la catastrofe che, se non ci fossero di mezzo milioni di euro dei contribuenti, avrebbe del ridicolo del portale italia.it, nonostante le notizie da Napoli e da Roma, nonostante una sempre latente antipatia dell'opnione pubblica tedesca nei confronti dell'Italia, sembra che il settore del turismo italiano si stia riprendendo dalla caduta libera in cui si era precipitato nell'ultim decennio.
Le cifre diffuse in questi giorni dalla Fondazione BAT-Deutschland (British American Tobacco), sembrano infatti riportare un po' di ottimismo in un settore fondamentale dell'economia italiana.
Secondo quanto evidenziato dallo studio della fondazione sul comportamento dei turisti tedeschi lungo tutto il 2007, l'Italia ha guadagnato molti punti, ritornando dopo quasi trent'anni al primo posto delle preferenze teutoniche.
Turisti tedeschi tra Italia e Spagna
Se nel 1999 un tedesco su sei trascorreva le vacanze in Spagna, nel 2007 le quote della penisola iberica sono cadute al livello del 1980, con una perdita di oltre il 7%. Le cifre della Spagna sono esattamente inverse rispetto a quelle dell'Italia, che sta ritornando vicina ai livelli degli anni d'oro del turismo tedesco nel nostro Paese.
Proprio all'inizio degli anni '80 era cominciata l'ascesa della Spagna (nel 1980 il 9,9% dei tedeschi aveva trascorso le vacanze nel Belpaese contro il 9,2% che era stato nella penisola Iberica), che era poi arrivata a toccare punte del 17%. Di contro sempre meno tedeschi venivano in Italia (nel 2005 erano solo il 7,7%).
Le cifre del 2007 parlano di un 10,1% per l'Italia, una cifra che farebbe ben sperare per il futuro, se proprio in questi primi giorni del 2008 non ci fosse stato il disastro di Napoli, che ha spinto addirittura la regione Veneto a finanziare una campagna pubblicitaria studiata apposta per la Germania, per spiegare al turista tedesco che il Veneto non è Napoli.
I dati mostrano una caduta di presenze tedesche a sud del Brennero a seguito dell'11 settembre, un calo che è durato fino al 2006, quando è ricominciata, timidamente la risalita.
I tedeschi non amano l'Italia di Berlusconi
Forse frutto dell'11 settembre, forse frutto del caso, o forse frutto di una riuscita enorme campagna mediatica, rimane però innegabile che il tracollo della presenza tedesca nel nostro Paese si è registrato negli anni della seconda legislatura Berlusconi.
Questa constatazione potrebbe valere più di quello che a prima vista si pensa, se non si vuole credere al caso, ma si vuole provare a cercarne i motivi nella testa della gente. Giusto o sbagliato che sia, Berlusconi è stato dipinto all'estero, unanimemente e universalmente, come un faccendiere dalla quantomeno dubbia moralità (e giudizi così miti nei suoi confronti i media tedeschi ne hanno espressi pochi). L'immagine che è passata qui in Germania era di un delinquente al potere, un affarista che rubava, contrattava con la mafia, usava le televisioni per fare il lavaggio del cervello alla gente. Durante il lustro Berlusconiano si è parlato molto di Italia qui in Germania e, non sempre ma quasi, se ne è parlato male.
Due fatti hanno a mio avviso contribuito più di altri a far passare nella gente un'immagine completamente negativa del capo di Forza Italia: il G8 di Genova e l'invettiva contro il socialdemocratico tedesco Schulz nel discorso inaugurale del semestre di presidenza italiana della Comunità Europea.
Il tedesco medio, anche quello di orientamento politico conservatore, ha sviluppato così nel migliore dei casi una insofferenza malcelata nei confronti dell'allora capo del governo italiano, visto poi come il rappresentante di un popolo che lo aveva democraticamente eletto. L'antipatia verso Berlusconi in molti casi si è estesa, per osmosi, al Paese intero.
Se queste sono considerazioni personali certamente altamente discutibili e opinabili, credo invece che sui due prossimi punti il margine di critica sia più ridotto. Ritornando allo studio della Fondazione BAT, si nota come la scala dei fattori presi in considerazione per la scelta della meta delle vacanze sia:
Gastfreundschaft [Ospitalità]
Gemütlichkeit [Comodità - anche se in realtà la parola è quasi intraducibile]
Schöne Landschaft [Paesaggio]
Gesundes Klima [Clima sano]
Sicherheit [Sicurezza]
Sauberkeit [Pulizia]
Gute Küche [Buonacucina]
Kontaktmöglichkeiten [Possibilità di intessere contatti]
Keine Sprachprobleme [Assenza di barriere linguistiche]
Alcuni di questi fattori (paesaggio, clima, buona cucina...) sono quasi completamente al riparo dall'azione dei governi, altri, invece, risentono molto della politica e dell'immagine che di essa si dà.
Per un turista che dà molta importanza alla sicurezza non è stato certo incoraggiante lo spettacolo di Genova e neppure la dichiarazione dell'ex ministro Lunardi che con la Mafia bisognava conviverci.
Per chi è interessato al rapporto qualità-prezzo (e pochi popoli lo sono quanto i tedeschi), non ha sicuramente avuto un impatto positivo l'immagine, propagata nei mezzi di comunicazione di ogni ordine e grado, di un'Italia affossata dal debito pubblico, sgridata dall'Europa ad ogni pié sospinto e mandata avanti da mille condoni conditi con la depenalizzazione della frode fiscale. Chi ancora passava le alpi per trascorrere le vacanze in Italia tornava in Germania raccontando sempre più spesso di ombrelloni pagati a peso d'oro. E spesso in nero.
In quest'ottica, a me sembra non troppo azzardato affermare che la figura di Berlusconi e l'immagine che nel mondo è stata propagata sul suo operato abbiano giocato un ruolo non trascurabile nell'orientare le scelte vacanziere degli stranieri e soprattutto dei tedeschi.
A livello culturale va poi anche registrato che proprio sotto il governo Berlusconi gli istituti di cultura sono passati sotto il controllo diretto del ministero degli affari esteri, trasformandosi in vetrine spesso squallide e ridicole fatte per esporre direttori di terza o quarta mano (il glorioso istituto di cultura di Monaco ne è un esempio troppo tristemente famoso). Inoltre proprio per questi istituti sono stati tagliati i fondi (un confronto tra gli IIC e gli istituti Cervantes spagnoli in giro per il mondo è sufficiente per rendersi conto della banale evidente e imbarazzante differenza tra le due politiche culturali). Se la politica nei confronti delle istituzioni culturali italiane nel mondo non è molto migliorata sotto il governo Prodi, l'immagine del nostro Paese all'estero ha però sensibilmente guadagnato nei venti mesi di governo di centro-sinistra. All'estero, dove i problemi di tasse che affliggono gli italiani sono meno sentiti, è stato apprezzato lo sforzo contro l'evasione fiscale e nella lotta alla criminalità organizzata, è stato salutato positivamente il lavoro svolto in Afganistan e in Libano e non si è mancato di sottolineare i progressi nella lotta al disavanzo pubblico del governo uscente, così come il suo rilanciato impegno europeista. Angela Merkel, non è un segreto, si è trovata molto meglio a lavorare con Prodi che con Berlusconi. E i turisti tedeschi sono tornati.
Non ho dati oltre quelli già citati per dimostrare il fondamento di queste supposizioni e sono pronto alla discussione, con la speranza per il mio Paese che la prossima legislatura dimostri che avevo sbagliato.
Due o tre considerazioni dopo i risultati delle elezioni regionali in Assia e in Bassa Sassonia
Dopo la pausa del 2007, anno in cui la politica tedesca non ha dovuto affrontare nuove elezioni, il 2008 ha dato l'avvio alla lunga campagna elettorale che porterà all'elezione del nuovo parlamento e del nuovo cancelliere (o cancelliera) nel 2009 con due risultati esplosivi. Il 27 gennaio si sono infatti tenute le elezioni regionali in Bassa Sassonia e in Assia, i risultati delle quali danno da fare ai politici, che cercano ora una via d'uscita da una situazione difficile, e ai giornalisti e commentatori (nonché a noi blogger della domenica) che provano a rimettere in ordine i tasselli di un panorama epilettico.
I risultati
Per ragionare su dei numeri presentiamo qui i risultati delle elezioni. Tra parentesi sono indicati i valori delle elezioni del 2003 o la variazione percentuale del valore delle ultime elezioni rispetto a quelle del 2003.
Risultati delle elezioni in Assia
Aventi diritto al voto: 4.370.403 (4.330.792) Votanti: 2.810.972 (2.798.534) Affluenza al voto: 64,3 (64,6) Voti validi: 97,6% (-0,01%)
CDU (democristiani): 1.009.749 voti, corrispondenti al 36,8% (1.333.863 voti, corrispondenti al 48,8%) SPD (socialdemocratici): 1.006.154 voti, corrispondenti al 36,7% (795.576 voti, corrispondenti al 29,1%) Grüne (verdi): 206.606 voti, corrispondenti al 7,5% (276.276 voti, corrispondenti al 10,1%) FDP (liberali): 258.554 voti, corrispondenti al 9,4% (216.110 voti, corrispondenti al 7,9%) Die Linke (postcomunisti): 140.488 voti, corrispondenti al 5,1% dei voti (non presente alle elezioni del 2003)
Aventi diritto al voto: 6.088.430 (6.023.636) Votanti: 3.472.945 (4.036.017) Affluenza al voto: 57,0% (67,0%) Voti validi: 98,2% (-0,03%)
CDU (democristiani): 1.455.687 voti, corrispondenti al 42,5% (1.925.055 voti, corrispondenti al 48,3%) SPD (socialdemocratici): 1.035.894 voti, corrispondenti al 30,3% (1.330.156 voti, corrispondenti al 33,4%) Grüne (verdi): 273.934 voti, corrispondenti al 8,0% (304.532 voti, corrispondenti al 7,6%) FDP (liberali): 279.557 voti, corrispondenti al 8,2% (323.107 voti, corrispondenti al 8,1%) Die Linke (postcomunisti): 243.106 voti, corrispondenti al 7,1% dei voti (21.560 voti, corrispondenti allo 0,5%)
La blogosferatedesca di lingua italiana (pur limitata nel numero) ha seguito con interesse e passione queste elezioni regionali tedesche fornendo a mio giudizio ottimiarticoli per cercare di far capire, anche a chi è digiuno di questi temi, i veri termini della questione. Vorrei però riprendere qui alcuni giudizi espressi e tentare un commento in proposito.
PoliticaGermania parla di un trionfo in Assia di AndreaYpsilanti, la candidata della SPD. Questo è un po' il tono di tanta parte delle SPD a livello nazionale ed quello che è trapelato anche nella nostra stampa, ma non mi sembra corrispondere al vero, visto che, in termini di lungo periodo, il risultato non è certo uno dei migliori ottenuti dai socialdemocratici in Assia. Alle elezioni regionali del 1999, la SPD sfiorava il 40%. La signora Ypsilanti, pur avendo recuperato molto sui risultati del 2003 (che erano però orribilmente bassi), rimane così sotto alla media della SPD dell'ultimo ventennio. Addirittura in Bassa Sassonia la SPD perde oltre il 3%. Questo dovrebbe far riflettere sulla valutazione della cosiddetta svolta a sinistra della SPD, guidata dal segretario generale Beck soprattutto dopo il congresso del partito socialdemocratico di Amburgo di alcuni mesi fa. I due candidati della SPD in Assia e in Bassa Sassonia sono politicamente molto simili, cioè collocabili nell'ala sinistra dei socialdemocratici. Eppure i risultati ottenuti sono contrastanti: perdita o solo parziale recupero, ma in entrambi i casi distacco dai livelli dei decenni passati. In entrambe le regioni, poi, i Linke sono entrati in parlamento, mostrando che esiste una fetta di elettorato di sinistra che considera ancora troppo moderate le proposte della SPD.
Anche la CDU perde su tutti i fronti: in Assia in modo massiccio, ma anche in Bassa Sassonia. Anche se i risultati della Bassa Sassonia sono stati un po' più snobbati dalle analisi, essendo essi già in partenza scontati e quindi meno in teressanti anche a livello nazionale, c'è un dato che va assolutamente ripreso. Il partito che ha perso di più in assoluto è stato quello dei votanti, con un calo del 10%. Poco meno di un elettore su due il 27 gennaio se n'è rimasto a casa. Non bisogna essere esperti di statistica e di politica per capire che il popolo dei non votanti è per la maggior parte politicamente moderato e che questa astensione in massa significa un distacco nei confronti della politica e in definitiva un sostanziale menefreghismo per la gestione della cosa pubblica. L'astensione dei moderati, poi, non fa che aumentare percentualmente il peso degli estremisti, che, in termini assoluti, rimangono pochi. Anche considerando i Linke come un partito estremista, i numeri della Bassa Sassonia dimostrano infatti che sul totale degli aventi diritto al voto, i simpatizzanti di questo partito non arrivano neanche al 4%.
Con l'accenno ai Linke entriamo poi nel punto forse più interessante di questa discussione. GermaniE fa notare come questo Linksrück [sterzata a sinistra] sia per le autorità monetarie tedesche ed europee, un "nuovo motivo di preoccupazione". E questo è a mio parere il punto centrale della discussione. Sempre più spesso, da varie parti, si alzano commenti contro i risultati elettorali, preoccupazioni per l'ingresso in parlamento di questa o quella forza, dimenticando che il popolo è sovrano e ogni voto ha la stessa dignità degli altri. Le banche e i governanti non possono costruirsi i risultati elettorali che piacciono a loro, anche se spesso ci provano (e ci riescono). Sempre più spesso si avverte nei commenti una sorta di fastidio per alcuni risultati e il desiderio latente di far votare gli elettori fino a quando escano i risultati che piacciono a chi comanda.
Io rimango dell'idea che gli estremismi si combattano inserendoli nel dialogo politico. La politica è arte del compromesso anche in senso positivo, cioè della ricerca della migliore soluzione possibile per diverse esigenze. In questo senso tutti i partiti sono chiamati a dare il loro contributo. Ostinandosi a considerare i Linke come una formazione non idonea a governare non si fa altro che rafforzarla, offrendo loro la possibilità di una comoda opposizione populista. Inserendola invece nel governo, la si spinge ad assumersi delle responsabilità di cui sarà chiamata a rispondere ai suoi elettori.
Guardando alla situazione attuale in Germania (e il paragone con l'Italia è fin troppo evidente), a me sembra (e questa mi pare essere anche la posizione di Pierluigi Mennitti) che sia la sinistra più radicale la prima a non vedere di buon occhio un coinvolgimento nel governo, perché è consapevole che questo significherebbe perdere lo stato di "verginità" politica che le consentirebbe di vivere di rendita (la rendita del voto di protesta dei perdenti della globalizzazione, destinati a salire anche nei prossimi anni a prescindere dallo sviluppo dell'economia mondiale) senza sporcarsi mai le mani. Anche se non è l'argomento di questo Blog, vorrei sottolineare come, allo stesso modo, un senatore come Turigliatto, uscendo dal governo per coerenza verso verso se stesso e verso i propri elettori, non solo non ha evitato l'intervento italiano in Afganistan o l'allargamento della base NATO di Vicenza, ma ha anche riconsegnato l'Italia allo schieramento che, politicamente, è più lontano dai e più ostile ai suoi elettori. Cioè, coinvolto nella responsabilità di governo, ha fatto alcune scelte che hanno avuto delle ripercussioni generali. E anche su quelle verrà giudicato dai suoi elettori.
Con questa osservazione vorrei concludere questo post enciclopedico riprendendo infine la stroncaturadel sistema elettorale tedesco di GermanyNews. Come ho provato a dimostrare prima, il voto degli elettori è sacro e va rispettato. La soluzione della presunta ingovernabilità in Assia si troverebbe agevolmente con un confronto sui programmi e non sugli slogan. Non sono un esperto di Assia, ma guardando alla politica tedesca nazionale degli ultimi due decenni mi sembra che SPD e CDU si siano avvicinate molto, che le differenze tra loro non siano più tanto dettate dagli ismi del secolo scorso e che le crisi arrivino più da battaglie interne di potere e da personalismi e narcisismi che da barriere ideologiche. Penso non stupisca nessuno la considerazione che la Germania guidata da Kohl negli anni '80 e '90 era sicuramente più sociale di quella di Schröder e Fischer degli anni a cavallo tra i due secoli.
Il sistema elettorale perfetto non esiste. Esiste però una differenza grande tra chi va alle trattative per la formazione dei governi con la voglia di fare l'interesse del paese e chi ci va con la voglia di fare i propri interessi.
Oggi è l'unica grossa differenza che vedo in politica.
Con l'ingresso dei Linke nel parlamento dell'Assia non sembrano possibili coalizioni politicamente omogenee. La soluzione potrebbe essere la promozione di Koch, primo ministro uscente in Assia, a ministro a Berlino (prenderebbe il ministero dell'economia, facendo passare Glos, CSU, alla difesa e regredendo Jung, CDU, attualmente alla difesa, al parlamento di Wiesbaden in Assia). Tolto di mezzo Koch (promoveatur ut amoveatur?) potrebbe essere possibile una grande coalizione tra la CDU e la SPD.
Sulle elezioni di domenica 27 gennaio in Assia si è già detto molto e molto si dirà dopo i risultati finali. Qui alcuni punti poco trattati dai media italiani e dalla blogosfera.
Un ruolo fondamentale lo sta assumendo il partito populista dei "Linke", guidati da Lafontaine e Gysi. Koch (CDU), l'attuale presidente dell'Assia, che per una campagna elettorale sbagliata ha perso non solo la possibilità di ottenere una maggioranza assoluta, ma corre anche il rischio di perdere quella relativa, ha deciso di giocare come ultima carta quella dello spauracchio comunista. Da alcuni giorni minaccia ad ogni pié sospinto che non votare per lui significa dare l'Assia in mano ai comunisti. Se il partito Die Linke riesce a superare la soglia del 5% necessaria per entrare nel parlamento regionale, alla coalizione nero-gialla (CDU-FDP) dei cristiano sociali e dei liberali proposta da Koch potrebbero mancare una manciata di seggi per poter governare. D'altro canto neppure la coalizione rosso-verde tra socialdemocratici e verdi avrebbe i voti sufficienti per governare nel caso di un ingresso in parlamento dei Linke. Entrambi i partiti, però, hanno affermato chiaramente che rifiutano un governo rosso-rosso-verde, cioè un'alleanza di governo con i populisti di Lafontaine e Gysi. Questi ultimi sono scesi in campo con decisione perché vedono nelle elezioni in Assia una possibilità fondamentale per imporsi come partito nazionale e non rimare solo una realtà politica delle regioni dell'ex Repubblica Democratica Tedesca. La tensione cresce così anche nelle file di questo piccolo partito e la politica regionale passa in secondo piano, per adeguarsi alle scelte e alle necessità della politica nazionale. Uno dei candidati dei Linke, Karl-Kraus Sieloff, ha accusato i vertici del suo partito di essere antidemocratici e totalitari, invitando a dare il voto ad altri.
Oltre ad avere ripercussioni sul lavoro della grande coalizione a Berlino, le elezioni in Assia avranno un forte impatto anche all'interno dei singoli partiti. Se al momento nessuno osa ancora mettere in discussione la leadership di Angela Merkel nella CDU, nella SPD l'eventuale vittoria di Ypsilanti, la candidata dei socialdemocratici, rafforzerebbe Beck, il segretario del partito, nella sua politica dai toni più sociali e di sempre più marcato distacco da quella di Schröder delle due legislature precedenti. In quest'ottica è da leggere anche la critica dell'ex "superministro" Clement, appartenete all'ala più moderata dei socialdemocratici. A prescindere dalla fondatezza o meno delle sue accuse (le idee in fatto di politica energetica della signora Ypsilanti, che prevede tagli alle sovvenzioni per nucleare e carbone e sviluppo delle energie alternative, sarebbero demagogiche e non realizzabili), Clement ha finito per farsi un autogol, in quanto Ypsilanti ha avuto gioco facile a smascherlo come lobbista del settore energetico (Clement fa parte del consiglio di supervisione della RWE, uno dei colossi dell'energia tedesca). Credo sia facile prevedere come, dopo Muntefering, la SPD perderà a breve un altro protagonista della stagione di governo di Schröder. E forse, ipotizza qualcuno, la cacciata dalla SPD non dispiace più di tanto a Clement.
Il secondo ago della bilancia di queste elezioni è rappresentato dalla FDP. I liberali, tra le cui file cresce e si fa sentire sempre di più il malcontento per la politica portata avanti dal proprio segretario generale, Guido Westerwelle, che ha condotto il partito al margine della insignificanza politica, saranno decisivi dopo le votazioni per costruire la compagine di governo. Durante la campagna elettorale hanno escluso di voler governare con i socialdemocratici, chiudendosi (forse) l'opzione vincente (una cosiddetta coalizione-semaforo formata dai socialdemocratici, dai verdi e dai liberali avrebbe una comoda maggioranza). Domenica 27, a urne chiuse, si vedrà quanto questo rifiuto sarà ancora assoluto.
Nella CDU l'eventuale sconfitta di Roland Koch (o la sua vittoria risicata) potrebbero farlo uscire definitivamente di scena per quello che riguarda le pretese alla candidatura a cancelliere per il proprio partito alle politiche del 2009. Koch, che negli ultimi anni è avanzato fino ad ottenere quasi l'investitura a numero 2 dietro ad Angela Merkel, rischia ora di dover lasciare il posto a Wulff, che nella Bassa Sassonia si appresta a vincere il confronto elettorale. I risultati si preannunciano non stupefacenti per lui, ma tranquillizzanti: la CDU avrebbe, secondo gli ultimi sondaggi, circa il 44% dei consensi (-4% rispetto alle ultime elezioni), mentre la SPD si attesterebbe attorno al 34% (+0,6%).
Germanynews ha annunciato di voler coprire le elezioni in Assia con un liveblogging a partire dalle 22:00 di domenica 27.
L'ambasciatore italiano a Berlino si schiera contro l'articolo dello Spiegel
Buon ultimo, è arrivato anche il nostro ambasciatore in Germania a prendere posizione sulla questione sollevata da un articolo dello Spiegel di cui qui si è già discusso in più post.
In una lettera pubblicata dallo Spiegel l'ambasciatore italiano mandato a Berlino da Ciampi protesta per la generalizzazione effettuata dallo Spiegel. L'ambasciatore afferma:
Was ich dagegen bedauern muss, ist die Art, wie aus einer gravierenden soziologischen und bildungspolitischen Lage Schlussfolgerungen ins Feld der Kriminalität gezogen werden und pauschal darauf hingewiesen wird, dass Menschen, die sich in dieser Lage befinden, besonders anfällig für illegales Verhalten seien.
[Ciò che invece devo deplorare è il modo in cui da una grave situazione sociologica e di politica formativa si traggano conclusioni che portano nel campo della criminalità e si voglia indicare in modo generalistico che persone che si trovano in questa situazione sono particolarmente a rischio di assumere comportamenti illegali]
Puri Purini, che conosce bene la Germania, parla un buon tedesco ed è una persona distinta e intelligente, fa, con questa lettera, quello che uno nel suo ruolo devefare, ma non aiuta certo la causa.
Proprio l'equazione che lui mette in dubbio è invece, tremendamente vera. Come anche le polemiche di questi giorni sulle azioni di giovani criminali mostrano, la biografia di queste persone è sempre uguale, che siano emigranti o tedeschi con tendenze neonazi, tutte queste persone hanno storie di violenza e di fallimenti scolastici alle spalle, di povertà e di mancata integrazione. È quindi purtroppo vero che una situazione critica dal punto di vista sociologico e formativo comporta una probabilità molto più alta di assumere comportamenti criminali e negarlo come fa Puri Purini non è il modo giusto di difendere l'immagine dell'Italia in Germania.
Ho avuto occasione di conoscere personalmente l'ambasciatore e mi ha fatto una bella impressione. Mi è sembrato preparato, colto, attento, disponibile. Temo gli sia mancato però fino ad ora il tempo (o la voglia, perché di tempo in effetti ne ha avuto già abbastanza) per toccare con mano certe realtà di nostri connazionali qui in Germania (gli basterebbe ascoltare i suoi consoli, che fanno un buon lavoro e hanno il polso della situazione) e inoltre credo che sia purtroppo non esente da quella malattia tutta italiana dell'apparenza. In quella che lui ha dichiarato (giustissimamente, non mi stancherò mai di ripeterlo) come una delle priorità del suo mandato e che ricorda anche nella lettera allo Spiegel, ("die mangelhafte Integration junger Italiener im deutschen Bildungssystem" - la scarsa integrazione dei giovani italiani nel sistema scolastico tedesco) ha finora sparso alcune interessanti promesse (potenziamento delle strutture scolastiche bilingui) e presenziato ad alcuni teatrini di buoni sentimenti (ultimo dei quali quello commentato anche da Beda Romano), ma ancora si fatica a vedere un volere politico di cambiare le cose.
Grazie ambasciatore, ma non serve criticare lo Spiegel (è stato fatto anche qui, ma su altri punti). È come prendersela con il termometro se la febbre è alta.