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domenica 24 maggio 2009

Di tutto un po'

Una giornata piena di eventi


Il 23 maggio 2009 è stato un giorno ricchissimo di cose che varrebbe la pena approfondire: i sessant'anni della Repubblica Federale Tedesca, la prima vittoria del Wolfburg nel campionato tedesco di calcio, la rielezione di Horst Köhler a Presidente della Repubblica, l'ipotesi di fallimento per Opel come proposta migliore tra le alternative possibili avanzata dal ministro dell'economia zu Guttemberg...

Mi riprometto di sfruttare questa giornata pletorica per ridare un minimo di regolarità a questo blog ormai molto trascurato, ma per il momento mi vedo costretto a una serie di veloci considerazioni senza possibilità di approfondire.

Partiamo dai sessant'anni della BRD: in Europa credo che nessuno stato abbia avuto sessant'anni così movimentati, intensi, drammatici come la Germania, tra miracolo economico, guerra fredda, divisione Est-Ovest, riunificazione, movimento ecologista e terrorismo. Sessant'anni non sempre chiari, come dimostrano le notizie di questi ultimi giorni su Kurras e il dibattito sulla natura della DDR

Kurras è un ex poliziotto ultraottantenne ora in pensione che nel 1967 durante una manifestazione studentesca di protesta contro la visita in Germania dello Scià di Persia uccise Benno Ohnesorg, uno studente berlinese che partecipava alla manifestazione. I fatti che portarono al colpo di pistola non sono mai stati chiariti fino in fondo. Rimane il fatto che questa uccisione diede inizio a quella reazione sempre più estremista che sfociò nel terrorismo rosso della RAF

Ora, quarantadue anni dopo, si scopre che l'azione di quel poliziotto, che ebbe una fortissima carica destabilizzatrice per il fragile equilibrio della giovane Repubblica Federale Tedesca, era guidata dalla STASI, il ministero per la sicurezza della Germania Est. Non credo sia un caso che l'attenzione per questa scoperta, fatta spulciando i chilometri di documenti della Birthler-Behörde, sia venuta fuori proprio in questi giorni in cui il dibattito si è concentrato su un'affermazione di Gesine Schwan, candidata di Socialdemocratici e Verdi alla poltrona di Presidente della Repubblica, che aveva affermato che la DDR non è stata uno Stato dittatoriale. L'affermazione di Gesine Schwan è stata decontestualizzata e travisata e chiunque conosca anche solo superficialmente questa donna credo, a prescindere dalle idee politiche, le riconosca intelligenza, onestà intellettuale e solidissime basi democratiche, ma in questa storia la signora Schwan si è concessa un errore politico un po' da principiante. 

Dicendo questo siamo arrivati alle elezioni presidenziali. Mi sembra calzante l'analisi di Gennaro: Köhler un po' insipido, ma rassicurante e "volksnah" (vicino alla gente), Schwan con un profilo più politico e il potenziale per dare colore ad una carica per legge un po' scialba. Interessante è il dibattito politico legato alla votazione, intriso di campagna elettorale. 

Köhler poteva contare sulla carta su 614 voti. Ne ha presi 613. Subito CDU, CSU e FDP, i partiti che insieme ai Freie Wähler, sostenevano la candidatura di Köhler, si sono dati a proclami di vittoria, perché questa votazione valeva come primo banco di prova di una possibile coalizione governativa tra cristiano sociali (CDU e CSU) e liberali (FDP) in vista delle elezioni politiche di settembre. Oggi arriva però la risposta dei Verdi, per bocca di Silke Stokar, che afferma di aver votato per Köhler. Visto che la matematica non è un'opinione, almeno due votanti del blocco liberal-conservatore che avrebbero dovuto votare per il vecchio (e nuovo) presidente non lo hanno fatto, se diamo credito alle dichiarazioni della Stokar. Come a dire: i giochi non sono ancora fatti e da qui a settembre il percorso è ancora lungo.

Rimarrebbero Fiat-Opel e Wolfsburg (calcio, ma anche Volkswagen e Porsche), ma sono argomenti troppo ghiotti per essere sacrificati nei cinque minuti che mi concede la mia agenda...

mercoledì 4 giugno 2008

Il passato (scomodo?) di Angela Merkel

Cosa c'è dietro il rifiuto di pubblicazione di una foto

In questi giorni una notizie si fa timidamente strada qui in Germania e riguarda Angela Merkel, cancelliera della Repubblica Federale, chesembrerebbe avere un passato da collaboratrice non ufficiale del Ministero per la Sicurezza (la Stasi) della ex Germania Est. Ultimamente si è sviluppato un acceso dibattito sul coinvolgimento di una delle due figure più di spicco del partito della sinistra (die Linke), l'avvocato e deputato berlinese Gregor Gysi, nelle operazioni di pedinamento e spionaggio contro il chimico Robert Havemann, uno degli oppositori interni più di peso dell'ex regime della Repubblica Democratica Tedesca. 
Ulteriori indagini giornalistiche sull'inchiesta sembrerebbero ora rivelare anche un coinvolgimento dell'attuale capo di governo della grossa coalizione.
Il caso Havemann
Robert Havemann (1910-1982), è stato un importante scienziato e un comunista convinto. Durante il regime nazista è stato arrestato e condannato a morte, ma la condanna è poi stata revocata per permettergli di continuare i suoi studi e i suoi esperimenti, da cui il regime nazionalsocialista si riprometteva importanti scoperte. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Havemann ha fatto parte della SED, il partito unico socialista che avrebbe governato la Germania Est fino alla caduta del muro di Berlino, venendone espulso nel 1964 in seguito ad un ciclo di lezioni tenute all'università di Berlino e alla pubblicazione di interviste e interventi  sulla stampa occidentale, considerati di tono troppo critico nei confronti del regime. 
Nel 1976  si rivolse con una lettera al segretario del partito unico, Erich Honecker, per protestare contro l'espulsione dalla Germania Est del cantautore Wolf Biermann (con cui una delle figlie di Havemann aveva avuto un figlio). 
Il regime decise allora di mettere Havemann agli arresti domiciliari e di far sorvegliare la sua casa giorno e notte dalla Stasi.
Il ruolo di Gysi e Merkel
Gregor Gysi è accusato di aver lavorato come IM (Inoffizieller Mitarbeiter - collaboratore non ufficiale) della Stasi e di aver passato, in qualità di avvocato difensore di Havemann ai processi legati ai suoi arresti domiciliari, informazioni riservate al Ministero per la Sicurezza. Le accuse di legami tra la Stasi e il deputato populista della Linke non sono nuove e tornano a galla con maggiore o minore prepotenza, nel dibattito pubblico, anche a seconda della convenienza politica. 
Certo non si può dire che sia un caso che in un clima di aperta campagna elettorale (elezioni regionali importanti in Baviera a settembre e politiche fra un anno), con die Linke in forte ascesa, che si cerchi di gettare discredito su Gregor Gysi, che guida questo partito insieme a Oskar Lafontaine.

Ma se del caso Gysi si è parlato molto e ovunque, poco si è detto delle scoperte fatte dai giornalisti della WDR, che, nell'ambito delle loro ricerche e dei loro lavori per la produzione di un documentario dal titolo "Im Auge der Macht - die Bilder der Stasi" [Al centro del potere - le immagini della Stasi] hanno trovato i documenti riguardanti i tantissimi (fino a 200 al giorno) collaboratori incaricati dalla Stasi di sorvegliare la tenuta di Havemann. Tra questi ci sarebbe anche la foto di una giovane Angela Merkel. 
I redattori del filmato avrebbero chiesto alla signora Merkel il permesso di pubblicazione del documento all'interno del loro filmato, ma il capo di gabinetto avrebbe rifiutato. Secondo quanto riportato dallo Spiegel:

"Die Filmemacher baten Merkel um Freigabe des Bildes. Ihr Büro jedoch teilte mit, Merkel wolle aus "Gründen des Schutzes ihrer Privatsphäre", aber auch im Hinblick auf die "Gleichbehandlung bei vergleichbaren Anfragen" kein Einverständnis zur Verwendung des Fotos geben."

[I curatori del film hanno richiesto il permesso di pubblicazione della foto. Il suo (di Angela Merkel) Entourage ha però comunicato che la signora Merkel non intende concedere il nulla osta per "motivi legati alla protezione della propria privacy" e anche per "uguaglianza di trattamento in casi di richieste simili"]

Praticamente nessuno dei mezzi tradizionali di informazione tedeschi ha dato risalto a quella che, se confermata, sarebbe una notizia veramente importante, tanto che l'articolo più esauriente sul tema viene dalla Svizzera.

Questi i fatti. I commenti a voi.



venerdì 6 luglio 2007

La Germania di oggi tra nazisti e comunisti

Come la Germania cerca di chiudere i conti col suo passato


In tedesco si chiama Vergangenheitsbewältigung ed è una parola che indica l'atto di confrontarsi con la propria storia per superarne in modo maturo i traumi sforzandosi di creare una memoria collettiva.


È una delle tante parole difficili da tradurre, ma ha la sua buona ragione di esistere, visto che la Germania ha conosciuto, nel secolo scorso, due dittature: quella nazionalsocialista di Hitler e quella comunista del dopoguerra.
Eppure se oggi in Germania si parla di Vergangenheitsbewältigung lo si fa quasi solo in relazione al periodo nazista. Degli oltre quattro decenni di separazione della Germania in due paesi e della segregazione di milioni di tedeschi dietro i confini di una delle peggiori dittature della storia sembra non volersi ricordare nessuno. La seconda guerra mondiale è finita più di sessant'anni fa e ancora è onnipresente nei ragionamenti dei politici, nelle lezioni di storia a scuola, nelle piazze del paese, nel rapporto con gli ebrei e nella vocazione essenzialmente antimilitare del popolo tedesco. Il muro di Berlino, invece, è caduto solo diciotto anni fa, eppure l'interesse per questo capitolo,lunghissimo e dolorosissimo, della storia della Germania non trova, tra gli stessi tedeschi, che sporadici afflati di interesse.


Un paio di anni fa, con la cosidetta Ostalgie (nostalgia per il tempo in cui esisteva la Germania Est) c'è stato addirittura un tentativo inconscio e collettivo di revisionismo: nel cuore di una delle più lunghe crisi economiche del dopoguerra, infatti, i tedeschi dell'Ovest rimpiangevano i tempi in cui non erano chiamati a sovvenzionare la rinascita dell'Est e i milioni di tedeschi dell'Est, delusi ed esclusi in maniera sproporzionata dalle promesse del mondo capitalistico, rimpiangevano il tempo in cui vivevano sì senza libertà, ma non dovevano preoccuparsi di arrivare a fine mese.


L'esempio dell'Istituto per la conservazione dell'archivio della Stasi


Poco dopo la caduta del muro, il regime comunista diede ordine di cominciare con la distruzione sistematica di tutti i documenti della Stasi (Ministerium für Staatssicherheit). Durante gli oltre quarant'anni di vita delle DDR (Deutsche Demokratische Republik) questo "Ministero per la sicurezza dello stato" aveva raccolto materiale su milioni di cittadini instaurando una cultura del sospetto in cui tutti si spiavano: tra vicini di casa, al lavoro, al bar e anche tra parenti e familiari.


Per fortuna il regime cadde prima che l'opera di distruzione di questo immenso archivio (si parla di alcuni chilometri di cartelle) potesse essere portata a termine. I governi della Germania unita hanno istituito così una struttura apposita per la conservazione e la consultazione di quegli atti, la cosiddetta Birthler-Behörde. Questo istituto, creato e finanziato dallo stato tedesco, è stato negli anni al centro di varie polemiche, come ad esempio la battaglia, poi persa in tribunale, di questo ufficio con l'ex Cancelliere Kohl, per rendere pubblici gli atti raccolti dalla Stasi su personalità pubbliche. Un'altra grossa polemica è stata scatenata dal fatto che solo alcuni anni dopo la creazione si è scoperto che le persone incaricate della gestione di questa struttura e dei milioni di fascicoli avevano assunto alcuni ex dipendenti del Ministero per la sicurezza, cioè della Stasi. I cosiddetti carnefici avevano quindi accesso ai e potere sui documenti che attestavano l'atrocità del loro operato e questo a tutto svantaggio delle vittime. La risposta dei riesponsabili in questo caso fu alquanto pragmatica: solo chi aveva contribuito a creare quella mole incommensurabile di documenti era anche in grado di capirci qualcosa, di raccapezzarcisi e fornire così le indicazioni necessarie per la gestione. Questa è anche la tesi sostenuta da Günter Hellmich in un suo commento per il Deutschlandfunk.


Il documento programmatico del governo sul futuro dei luoghi della memoria storica


Chi ha visto il film "Le vite degli altri" (in originale: Das Leben der Anderen) si è fatto una minima idea di cosa fosse capace di organizzare la Stasi e di quanto, lungi da ogni Ostalgie, la vita al di là del muro fosse dura e ingiusta. Ma a parte il contributo di questo bellissimo film, gli sforzi della gente e della classe dirigente del paese per chiudere definitivamente i conti con questo passato sono minimi. È notizia di questi giorni, infatti, che la Birthler-Behörde avrà una riduzione dei finanziamenti e che si sta discutendo su una sua chiusura anticipata rispetto ai tempi che la stessa Birthler, una tedesca dell'ex germania Est chiamata a dirigere l'ufficio, ha indicato come oggettivamente pensabili. La Birthler-Behörde potrebbe infatti chiudere nel 2010, come riporta il quotidiano Die Welt, alla scadenza del mandato della Birthler stessa, invece che nel 2020 come proposto dall'attuale responsabile.


Bernd Naumann, ministro federale della cultura, ha da poco pubblicato un documento che traccia le linee guida della politica tedesca in questo campo. In questo documento si dice chiaramente che:


  • Der Koalitionsvertrag zwischen CDU, CSU und SPD vom 11. November 2005
    sieht vor, die Gedenkstättenkonzeption „mit dem Ziel der angemessenen Berück-
    sichtigung der beiden Diktaturen in Deutschland“ fortzuschreiben.

    [Il contratto di coalizione tra CDU, CSU e SPD dell'11 novembre 2005 prevede che si prosegua il progetto riguardante i monumenti della memoria storica con "l'obiettivo di arrivare a dare la giusta considerazione ad entrambe le dittature della Germania."]
  • Pur riconoscendo che proprio nel campo del confronto con la DDR e il regime comunista c'è bisogno di uno sforzo maggiore, però, il documento riconosce l'unicità del nazionalsocialismo:

    Der differenzierte Umgang mit den beiden totalitären Systemen in Deutschland ist eine zentrale historische und moralische Verpflichtung bei der Pflege des Geschichtsbewusstseins. Dabei ist den Unterschieden zwischen NS-Terrorherrschaft und SED-Diktatur Rechnung zu tragen. Das nationalsozialistische Deutschland verursachte millionenfaches Leid durch seine menschenverachtende Verfolgungs- und Vernichtungspolitik sowie brutale Eroberungskriege. Die Erinnerung an die NS-Terrorherrschaft wird durch das Wissen um die Singularität des Holocaust bestimmt. Dem Völkermord an den europäischen Juden als Menschheitsverbrechen bisher nicht gekannten Ausmaßes kommt in der deutschen, europäischen und weltweiten Erinnerungskultur unvergleichliche Bedeutung zu.

    [L'approccio differenziato con entrambi i sistemi totalitari della Germania è un dovere storico e morale di vitale importanza nella cura della coscienza storica. In questo bisogna tenere presente le differenze tra il terrore del nazionalsocialismo e la dittature della SED (il partito socialista unico della Germania dell'Est - nda). La Germania nazionalsocialista ha causato dolore a milioni di persone attraverso una politica di persecuzione e distruzione che disprezzava la dignità umana e attraverso brutali guerre di annessione. La memoria dei crimini del nazionalsocialismo è caratterizzata dalla unicità dell'olocausto. Al genocidio degli ebrei d'Europa inteso come crimine contro l'umanità di dimensioni fino ad allora sconosciute spetta, nella cultura della memoria tedesca, europea e mondiale, un'importanza ineguagliabile.]

Il documento, quindi, ribadisce un concetto che, in Germania, è stato spesso oggetto di polemiche: l'unicità dell'olocausto. Di fronte a questo approccio al problema, quindi, le vittime della dittatura comunista si vedono relegare in secondo piano rispetto alle vittime del regime hitleriano. La questione è delicata, soprattutto perché il clima politico e culturale ancora non permette lo svolgimento di un dibattito calmo e oggettivo sull'argomento: chiunque metta in dubbio l'unicità dell'olocausto, volendo in questo modo non sminuire l'importanza storica della Shoà, ma volendo rivalutare l'atrocità di genocidi compiuti in seguito, viene tacciato di antisemitismo e quindi autometicamente delegittimato come interlocutore.


A fronte di quanto detto, quindi, non stupisce che il documento, pur promettendo in teoria un impegno maggiore nell'opera di evocazione della memoria dei crimini della SED, chieda un sostanziale indebolimento dell'ufficio guidato dalla signora Birthler e ne lasci intravedere lo scioglimento in un futuro non troppo lontano, anche in considerazione del fatto che lo scorso anno ci sono stati quasi 100.000 cittadini che hanno chiesto di poter visionare il proprio fascicolo presso l'ufficio.