Auto... distruzione
Qualcuno, prima o poi, ce lo dovrà spiegare quello che è successo...
Qualcuno, prima o poi, ce lo dovrà spiegare quello che è successo...
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Per dovere di cronaca riporto la fine di una grottesca storia di cui qui trovate le puntate precedenti.
Il 25 marzo 2009 il tribunale competente ha stabilito che il ricorso presentato dallo stato bavarese che intendeva bloccare le pubblicazioni della serie Zeitungszeugen non può essere preso in considerazione.
Zeitungszeugen prevede di ristampare in faxsimile copie di alcuni giornali degli anni 1933-1938, tra cui alcuni quotidiani della propaganda nazista. I diritti di questi giornali erano stati assegnati dopo la seconda guerra mondiale allo stato bavarese. Il tribunale ha però confermato che i diritti sono decaduti per scadenza dei termini (70 anni).
Labels: Nazionalsocialismo, Nazisti, Stampa tedesca, Zeitungszeugen
Alla CeBIT, la più importante fiera a livello mondiale per prodotti tecnologici, quest'anno c'è uno stand particolare. Si trova nel padiglione 19 e non espone nulla. Ci lavorano i signori WU e Wang e, a quanto pare, anche in tempi di crisi hanno parecchio da fare. I due cinesi sono stati assunti nell'ambito del progetto IPR (Intellectual Property Rights), cofinanziato dall'Unione Europea e dalla Cina per risolvere i sempre più frequenti problemi di plagio di prodotti brevettati.
Wu e Wang svolgono la funzione di mediatori in casi di controversie legate a prodotti brevettati, cercando di raggiungere un accordo tra le parti prima che il confronto finisca in tribunale.
Negli scorsi anni i visitatori della CeBIT si erano abituati ad assistere alle retate della polizia e del personale della dogana che facevano il giro degli stand degli espositori per sequestrare materiale sospetto. Stando a quanto riporta la Süddeutsche lo scorso anno sarebbero stati confiscati ben 68 cartoni di materiale.
Ora si è deciso di passare a metodi un po' meno brutali: i signori Wu e Wang, che dall'inizio della fiera sono stati chiamati in causa già in oltre una trentina di casi.
Labels: CeBIT, Cina, fiera, Hannover, tecnologia
È online la replica di Puri Purini, ambasciatore italiano a Berlino, all'articolo pubblicato dal Magazine della Süddeutsche Zeitung a firma di Alexander Stille, in cui si parlava del declino dell'Italia e di cui ci si è occupati anche qui.
Pubblico di seguito la traduzione di un estratto dell'articolo di Alexander Stille uscito il 13 febbraio sul magazine settimanale della Süddeutsche Zeitung.
[...] È un dato di fatto che l'Italia sia precipitata in modo drammatico durante gli ultimi 14 anni in cui Berlusconi ha dominato la scena politica del Paese. Per oltre 40 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1990 circa, l'economia italiana era riconosciuta come una di quelle di maggior successo nel mondo e veniva associata in questo a quella giapponese e a quella della Germania Ovest. Negli anni '50 e '60 l'economia italiana è cresciuta in media del 5%, negli anni '70 e '80 di un solido 3%, regalando benessere, un buon livello diistruzione e un Welfare generoso ad un Paese che per anni era stato abituato alle emergenze e agli stenti.
Per degli studenti di scienze politiche contemporanee l'Italia rappresentava un paradosso: da una parte sembrava che il Paese avesse un sistema politico raccapricciante - i governi cambiavano in continuazione, scandali e crisi di governo erano all'ordine del giorno e in più si era di fronte ad un alto livello di corruzione in un apparato statale spendaccione ed inefficiente - dall'altra, nonostante tutto, l'economia cresceva senza sosta, anno dopo anno. Fino al 1989 circa l'Italia aveva un PIL paragonabile a quello della Gran Bretagna.
Negli ultimi quindici anni, però, la strana equazione italiana - corruzione e intoppi negli ingranaggi dello Stato da una parte e crescita economica dall'altra - ha cominciato a non tornare più. Il PIL italiano è aumentato fra il 1996 e il 2006 in media dell'1,1%, a fronte di una crescita del 2,3% in Gran Bretagna, del 2,8% in Spagna e dell'1,7% di tutta la Zona-Euro, con la conseguenza che il livello industriale dell'Italia oggi è inferiore del 20% rispetto a quello britannico e che anche la Spagna ora ha superato l'Italia.
Il sistema italiano, che nell'era di mercati protetti era riuscito in un qualche modo a funzionare, si è ritrovato, in tempi di UE, di unità monetaria e di dura concorrenza con i Paesi dell'Asia a basso costo di mano d'opera, duramente danneggiato. Fondare un'azienda, ad esempio, costa in Italia in media 5012 Euro e ci vogliono 62 giorni prima di aver superato i 16 ostacoli burocratici che si frappongono al traguardo. A titolo di confronto: in Gran Bretagna sono 381 Euro, quattro giorni e cinque istanze burocratiche, negli Stati Uniti sono 167 Euro, quattro giorni e 4 passaggi burocratici.
I sassolini negli ingranaggi fanno scricchiolare il sistema praticamente in tutti i settori della vita quotidiana del Paese e questo in un modo che porta con sé un inimmaginabile effetto sinergetico negativo. La paralisi della giustizia, ad esempio, mette in pericolo il principio dello Stato di diritto, uno dei fondamenti di un sistema economico funzionante. La durata media di un processo per violazione di contratto si aggira sui 1210 giorni (quasi quattro anni); in Spagna (il penultimo Stato in questa classifica) ci vogliono 515 giorni, cioè meno della metà, in Francia 331 e in Gran Bretagna solo 217 giorni. In Italia ci vogliono la bellezza di 90 mesi, quasi otto anni, per arrrivare all'asta della casa giudiziaria di un debitore insolvente. In Gran Bretagna sono necessari dieci mesi, in Francia diciassette e in Danimarca solo sei mesi.
Un sistema così pesante e lento può sembrare una pura follia, eppure è frutto di un metodo: l'intero sistema è stato concepito così per rendere indispensabili i suoi forgiatori. La proliferazione delle istanze amministrative, dei procedimenti di approvazione, delle disposizioni regolatrici e delle strettoie burocratiche creano una quantità enorme di meccanismi attraverso i quali il governo può controllare un progetto, rallentandolo, seppellendolo o aiutandolo ad arrivare a compimento.
Ciascuno di questi passaggi è una possibilità di esercizio del potere e di nepotismo, di concessione e pretesa di favori. Un'autostrada [in italiano nel testo - ndt] i cui costi di costruzione raddoppiano ha parecchi vantaggi - non solo per i politici, che incassano tangenti, ma anche per tutti quelli che vi lavorano. Certo, per il resto del Paese questo modo di fare comporta solo svantaggi, costringendo i suoi cittadini a delle infrastrutture di seconda categoria, ad una pressione fiscale alta, servizi scadenti e alla convivenza con un sistema che è diventato tutto l'opposto della società meritocratica basata sulla competizione.
Non stupisce quindi che nel Global Competitiveness Index, l'indice di competitività economica mondiale, l'Italia sia scivolata dal 32° al 64° posto. [...]
[Traduzione mia - Fonte: Magazin SZ]
... perché sono veri.
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